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Alessandra Mastronardi, la Bridget Jones italiana della fiction di Rai Uno

In attesa di debuttare in Master of none2, l'attrice si cala nei panni della protagonista de L'Allieva: un'imbranata, e romanticissima, specializzanda in medicina

Quando l'ha vista, la scrittrice Alessia Gazzola non ha avuto dubbi: la sua «allieva» non poteva essere che lei, Alessandra Mastronardi. E così è stato. Dal 27 settembre 2016, l'ex Cesarona si cala nei panni di Alice: una specializzanda in medicina imbranata e romantica, proprio come Bridget Jones, cioè la protagonista dell'adattamento televisivo L'allieva

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Alessandra Mastronardi in una scena della fiction L'allieva.

Cosa l'ha conquistata della fiction L'allieva?

Volevo a tutti i costi interpretare Alice perché è un personaggio femminile nuovo rispetto al panorama delle fiction italiane. Molti la paragonano a Bridget Jones. Fin dall'inizio però sentivo anche una grande responsabilità perché andavo a interpretare una eroina letteraria molto amata. 

Qual è stato l'aspetto più faticoso?

Io e Alice siamo molto diverse. Sicuramente è stato complesso rendere la leggerezza e quella chiarezza di sguardo che caratterizzano il personaggio. Ho anche dovuto lavorare un po' sull'overacting… 

Conosceva già i romanzi?

Li ho iniziati a leggere per il provino, per poi amarli e divorarli immediatamente!

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Da qualche tempo si è trasferita a Londra, più per ragioni sentimentali che lavorative. Il mercato straniero l'ha subito accolta a braccia aperte: su internet circolano le foto di lei sul set della serie Netflix Master of none 2.

Su questo argomento non posso rilasciare dichiarazioni. Sui miei progetti futuri, posso solo dire che ho finito di girare la miniserie Rai Studio Uno, in onda dalla prossima stagione. 

Per un attore può però fare la differenza abitare all'estero?

Non c'è nulla di obbligatorio. Quello che conta, semmai, è non lasciarsi frenare dalle paure e dalle ansie: bisogna seguire i propri sogni.  Detto questo, mi piace pensare che si possano costruire dei ponti tra le varie nazioni e che, in particolare, gli attori possano essere interscambiabili nel mondo.

Un pregio del mercato internazionale che manca a quello italiano?

Sono due mondi molto diversi, per budget e varietà di produzioni. Diciamo che in America non hanno il nostro stesso terrore di sbagliare e quindi si permettono di correre più rischi.

Il pubblico la ama, mentre la critica spesso non è stata tenera con lei…

Spesso?!? Non lo è mai! (ride, ndr)

Come affronta questa antipatia dimostrata dalla stampa?

Cerco di viverla con tranquillità. D'altronde sono cresciuta davanti alla macchina da presa, non nei teatrini, chiusa con nessuno in platea: il mio lavoro è sempre stato esposto, sotto gli occhi di tutti, e questa è stata anche una mia scelta. Inoltre non si può piacere a chiunque e, anche se un commento può ferire, noi attori lavoriamo per il grande pubblico, non per i critici.

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