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Quanto ci mancano le tate come La Tata, in assoluto la madre di tutte le serie tv anni 90

Francesca Cacace, ovvero The Nanny ovvero l'attrice Fran Drescher, è stata la protagonista di una delle sit-com americane uscite meglio dal cosiddetto "italianwashing" e per questo, e per molti altri motivi che ora vi elenchiamo, ci manda ancora da morire

Dio, quanto mi mancano gli anni 90. Anzi, correggo: quanto mi manca la tv degli anni 90, quella, per intenderci, in cui alle bionde bombastiche di Baywatch, si alternava una sit-com del tutto adorabile (pur con quelle ristate in sottofondo che non hanno retto affatto bene al passare del tempo) che era La Tata. Sì, perché ai tempi in cui Fran Drescher e la sua dentatura perfetta si affacciavano sul mondo del piccolo schermo, ovvero dal 1993 al 1999, tutto era possibile. Le sigle, innanzi tutto, che oggi sono quasi del tutto sparite o ridotte all'osso, allora erano lunghissime e uno se le cantava della grossa, con tanto di balletti fossette-muniti, vocalizzi e infine acuti, in piedi sul divano, incurante dei problemi del mondo.

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Poi le protagoniste, una su tutte proprio lei, La Tata Fran Drescher, erano dei cartoni animati viventi, e i look non erano, ripeto: non erano, né sobri né eleganti. Sotto l'imperativo categorico dell'eccesso a ogni costo, sempre e comunque, si osava e ce ne si infischiava alla grande. Gonna corta e stretta sotto? Top sgargiante e scollato sopra, ca va sans dire Occhi truccatissimi? Che cosa c'è di meglio che le labbra color ciclamino? Sì, questi erano i favolosi 90, che non a caso come colonna sonora perfetta avevano gente tipo George Micheal, mica roba tristanzuola stile Thom Yorke: no, in quel decennio il divertimento era sacro e cruciale, e per questa ragione The Nanny, insieme alla gemella black Will-Il principe di Bel Air, ha incarnato alla perfezione lo spirito del tempo. Per questo, per quella nebbiolina fluo e anfetaminica che aleggiava su ogni puntata, che comunque sfoggiava di una vis comica che tiene benissimo anche oggi (provate per credere: se Modern Family vi fa ridere, La Tata non è, neppure ora, per nulla inferiore), speriamo di cuore che siano vere le voci che vogliono imminente un reboot della serie di Francesca Cacace, magari appena meno deludente di quelle de Una mamma per amica. Nell'attesa, però, vi elenchiamo i motivi per cui La Tata ci manca tantissimo.

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1 Perché è un'operazione perfettamente riuscita di "italianwashing"
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La Tata come la conosciamo noi è molto, molto diversa dalla sua versione americana. Negli USA, in fatti, il personaggio interpretato da Drescher non era affatto di origine italiana e cattolica, nello specifico ciociara di Frosinone come hanno deciso fosse da noi, era, bensì, una ragazza di origine ebraica di nome Fran Fine. Zia Assunta, al contempo, nella versione a stelle strisce si chiamava Sylvia ed era la mamma di Fran. Anche zia Yetta, anziana zia fumatrice accanita qui da noi, era negli Staes la nonna, sopravvissuta alla tragedia del Titanic, di Fran.Insomma, da noi si è rischiata una traslazione verso l'Italia che poteva essere goffa e traballante e che, invece, si è adattata alla perfezione alla fisicità e al gusto estetico delle sopra citate protagoniste.

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2 Per gli special guest
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Un'altra cosa favolosa delle sit-com anni 90 è che pullulavano di special guest gustosissimi, e in questo La Tata si è sempre distinta per il saper regolare delle chicche pazzesche. Sono, infatti, apparsi in alcune delle puntate andate in onda tra il '93 e il '99  Twiggy, Dan Aykroyd, Rosie O'Donnell, Pamela Anderson, Ray Charles, Yvonne Sciò, Coolio e Whoopi Goldberg.

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3 Per i look di tata Francesca

Optical, animalier, paillettes, piume di struzzo, pelle, borchie, colori fluo, minigonne di ogni tipo, forma, colore, orecchini extra large, cofano di capelli oppure capelli piastra ma con fascia colorata: tutto questo e molto altro era in grado di regalarci Francesca Cacace. E noi, a inizio di ogni puntata, oltre a sperare in un bacio con Maxwell Sheffield, eravamo soprattutto bramose di ammirare il look, o meglio i look, del giorno della bambinaia dei sogni di grandi e piccini. Chi, dopo di lei, ha saputo giocare altrettanto bene con la magia della moda? Solo una tale Carrie Bradshaw, ci risulta.


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4 Per i personaggi micidiali

Il maggiordomo Niles, caustico, sarcastico, dispettoso e sadico, e la sua spalla comica incarnata da la signorina C.C. Babcock, avida, invidiosa, ricca ma infelice e poco segretamente innamorata del sogno Sheffield, erano senza ombra di dubbio i 2 personaggi più spassosi della serie. Se le davano di santa ragione, si odiavano fino al midollo, per finir, irrimediabilmente, con il far sfociare tutta quella rabbia feroce in una passione sessuale senza freno. Questo, ancora più dell'idillio finale tra Francesca e Maxwell, è stato il colo di genio de La Tata. 

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