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Sanremo 2017, le nostre pagelle della prima serata del Festival

Pronti via, il Festivalone ha aperto le danze tra super ospiti in gran forma - vedi alla voce Tiziano Ferro e Ricky Martin - conduttori a proprio agio e i primi 11 big in gara poco sorprendenti: ecco, dunque, i voti di Gioia!

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Due le domande che ci attanagliavano, a ridosso della prima serata del Festival di Sanremo 2017: la prima era che fine avesse fatto il maestro Peppe Vessicchio, faccenda risolta nelle prime ore del pomeriggio con l'aiuto del team di Netflix sempre sul pezzo, e la seconda, ovviamente, era come se la sarebbe cavata Maria De Filippi, al suo debutto sul palco dell'Ariston. Ebbene, Queen Mary quel palco se l'è mangiato, tanto da far percepire come quasi inutile la presenza di Carlo Conti, tramutato dall'inspiegabile carisma della co-conduttrice in figura comprimaria. Inspiegabile, sì perché dire che cosa, in quella Maria, vestita sì Givenchy ma con la consueta attitudine casual, riesca a essere così magnetico per lo spettatore è un mistero ancora irrisolto e degno di una puntata di Voyager. Sta di fatto che mentre lei già veleggia sicura verso un Festival trionfale, intorno, per ora, il paesaggio è desolato: le prime 11 canzoni di Sanremo, infatti, hanno regalato le stesse emozioni forti di una coda alle Poste, e meno male che passa di lì un certo Tiziano Ferro a rincuorarci sul destino della musica italiana. Ecco quindi le nostre pagelle alla prima serata di Sanremo.

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Tiziano Ferro, con e senza Carmen Consoli, voto: 10
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Apre lui la serata, con Tenco e la sua Mi sono innamorato di te. E già li ce ne sarebbe stato abbastanza per proclamare Tiziano Ferro da Latina, autore di per nulla sporadici capolavori, come cosa più sublime della prima serata di Festival. E invece lui che fa, spietato? Torna e canta prima da solo Potremmo ritornare, poi, non pago, raddoppia e cala l'asso con il duetto insieme a Carmen Consoli ne Il Conforto. Si temeva un ritiro in massa dei concorrenti in gara. 

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Carlo Conti voto: 6, Maria De Filippi voto: 8
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Su Carlo Conti mica c'è granché da dire, salvo che sembra che non se ne sia mai andato da quel palco (no, davvero, qualcuno verifichi che Double C. non abbia un bunker nelle segrete dell'Ariston). Attacca a parlare e l'effetto déjà vu è così straniante che dobbiamo buttare un occhio al calendario e verificare che sia davvero il 2017. In teoria al suo fianco, in pratica già lì che banchetta sopra il suo capoccione, Maria De Filippi si prende lo show: si svacca sulle scale, fa C'è posta per te, finge di non conoscere la schiera di ex concorrenti di Amici in gara tra i big, ironizza con sorrisetti forzati sulle passate figure delle vallette e, insomma, lascia una gran voglia di rivederla e verificare se, in perfetto stile mantide religiosa, fagociterà del tutto il buon Carlo che ingenuamente l'ha voluta al suo fianco. 

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Giusy Ferreri, voto: 5/6
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Dai, ci deve essere stato qualche problema tecnico che ha minato, in buona parte, l'esibizione mezza stonata della solitamente gagliarda Giusy Ferreri. Glielo abbiamo letto negli occhi impanicati e nelle movenze che volevano recuperare un po' di scioltezza e invece l'hanno avviluppata ancora di più in un turbine di disagio. La canzone, tuttavia, dal titolo che è quasi un presagio Fa talmente male, è onesta e radiofonica e per lo meno si distacca un minimo dalla sfilza di lagne-tutte-uguali che si sono susseguite. 

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Elodie, voto: 5 alla canzone, 6 e 1/2 alla voce
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Elodie ha 26 anni, è bellissima, ha i capelli rosa, qualche tatuaggio sparso qua e là e canta un ritornello che dice Amore, amore, andiamo via. Sì, esatto, la sua è, purtroppo, una di quelle canzoni bollabili come lagne, con in più l'aggravante che in questa giovane romana ci sarebbero enormi potenzialità per fare cose funky o R'n'B, cose vive, insomma, se non addirittura vivaci. E invece niente: eccola alle prese con questa Tutta colpa mia che associo mentalmente all'immagine della Luisona, la pasta del Bar Sport di Stefano Benni, polverosa, mezza mummificata, immangiabile. 

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Fiorella Mannoia, voto: 7
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A qualcosa dovremo pure aggrapparci, in questa prima serata di Festivalone, e allora lo facciamo dando il giusto merito a una Fiorella Mannoia totalmente cattocomunista nel testo della sua Che sia benedetta, ma così padrona del palco, così carica di enfasi ed espressione, così sicura e aggressiva (finalmente) da convincerci che sì, ha ragione lei su tutto, anche sul non voler cambiare look da almeno cent'anni. 

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Lodovica Comello, voto: male male
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Lodovica Comello viene presentata da C.C. come una sorta di idolo televisivo dei teen ager e forse sarebbe stato meglio che lì, nel mondo incantato delle Patty, Violetta, Mariposa, fosse rimasta, perché la canzone Il cielo non mi basta è bruttina a dir poco, la sua voce più giusta per Disney Channel che per Sanremo, l'interpretazione così sbagliata che possiamo solo immaginare le facce esasperate degli eccellenti orchestrali. E poi, se osi con un abito un filo birichino, puoi farti quei boccoletti?

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Ron, voto: 5
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Ron vestito da Bono degli U2 canta L'ottava meraviglia e tutto intorno a noi di colpo odora di naftalina. 

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Albano, voto: highlander
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Di rose e di spine è un tipico brano di Albano, una romanza classica se non antica che piacerà moltissimo alla fetta di pubblico più agé, ma da lui, che non è Elodie e non è Moro, non ci si aspettava mica la trap music. Quel che, invece, ha dell'incredibile è che ha cantato come un drago, in una serata di stecche clamorose da parte di quasi tutti, a poche settimane dall'infarto che lo ha colpito, e solo per questo giù il cappello. 

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Ricky martin, voto: 9
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E non gli diamo 10 pieno solo per l'eccesso di sudorazione, ma a parte ciò Ricky Martin ha regalato un'esibizione da fuoriclasse che per qualche minuto abbiamo avuto paura cadesse nella totale pigra indifferenza della platea dell'Ariston. Che, per fortuna, dopo una iniziale composta freddezza, s'è lasciata andare a quanto di più tamarro la musica del sempre manzo Ricky potesse offrire. Da Livin la vida loca a La copa de la vida, il cantante portoricano è riuscito, a colpi di bacino e con un'intonazione sempre perfetta (capito, Big?) nel miracolo di far agitare il pubblico sanremese per qualcosa come 30 secondi. Pura follia.

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