Ci sono almeno 4 (000) ragioni per cui The good doctor è LA serie tv che non puoi non amare

The good doctor è la nemesi di Dr House, eppure è stata la rivelazione dell'estate italiana. PS questa sera c'è l'ultima puntata ( e noi piangiamo)

the good doctor serie tv
Getty ImagesJeff Weddell

Forse ci siamo persi qualcosa. Non eravamo tutti innamorati pazzi dei medici alla House, saccenti e scorbutici? Non più, a quanto pare, visto che mezza Italia si sta sciogliendo in un brodo di giuggiole per Shaun: il ragazzo autistico protagonista di The good doctor. La serie è stata la rivelazione dell'estate, regalando a Rai Uno share superiori al 22%: tantissimo, di questi tempi. Dunque, cosa è successo? Perché quel tirocinante alto mezza tacca ci sta incollando davanti alla tv? Noi abbiamo provato a individuare quattro buoni motivi...

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1 Sdogana l'autismo (non solo in tv)
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Alzi la mano chi si farebbe operare da un medico autistico. Nessuno, ovviamente. Eppure The good doctor instilla il sano dubbio che, con un po' di impegno e disponibilità, ci può essere posto per tutti nella società. Persino in ospedale. In fondo, spesso è il modo in cui si guarda un problema a renderlo irrisorvibile...

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2 Parla di integrazione, ma con realismo
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Gli sceneggiatori non indorano la pillola: l'integrazione è un percorso possibile, certo, ma anche lungo e difficile. Nell'ospedale di The good doctor non regnano dunque atmosfere alla Candy Candy: sulle prime i colleghi guardano Shaun con sospetto, in pochi si fidano e, fino alla fine, c'è qualcuno che aspetta un suo passo falso. A sua volta, lo stesso protagonista non è presentato come un super eroe: sbaglia pure lui, tanto quanto gli altri medici. L'autismo non lo rende invincibile, ma solo talentuoso. E con molti problemi come è purtroppo nella realtà.

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3 È rassicurante
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The good doctor ci riporta indietro agli anni 80, quando il ritmo della narrazione era placido, i buoni sentimenti dietro l'angolo e gli eroi delle persone di buona volontà. C'è chi bollerà tutto questo come stantio ma sicuramente funziona per il pubblico over 60 di Rai Uno. E, forse, è l'unico modo possibile per parlare di integrazione: con speranza e senza virtuosismi.

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4 Risveglia il nostro istinto materno
Jeff Weddell

Lo sguardo inquieto. La gestualità incerta. Il sorriso che si richiude in smorfia. L'attore protagonista Freddie Highmore non solo è bravissimo ma non lascia nemmeno scampo al nostro istinto materno: nel giro di due inquadrature vorresti solo abbracciarlo e difenderlo da questo mondo, così brutto e cattivo. Anche per questo, forse, fa un po' specie scoprire che l'attore si è cimentato con diverse serie horror, tra cui Bates Motel.

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