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Maria Callas: come nasce un mito

A quarant'anni dalla morte della più amata cantante lirica di tutti i tempi, i suoi abiti di scena tornano in mostra alla Scala di Milano, dove nacque la leggenda: una scrittrice ne ripercorre in questo articolo la vita straordinaria, da fiaba e da tragedia

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Mi chiamo Maria Callas e quando nacqui mia madre gridava «Vassili! Vassili!» – il nome del suo bambino morto di tifo. Non aspettava un figlio, aspettava un miracolo, una reincarnazione. Quando seppe che ero femmina, per tre giorni mi rifiutò. Poi fu costretta a darmi il latte, ma non mi perdonò mai. Lei e papà dalla Grecia erano emigrati a New York, anche per lasciarsi indietro quel tremendo dolore. La zia greca un po' maga, mi guardò e disse: «Un occhio le piange, un occhio le ride». L'occhio che rideva era il talento che mi avrebbe resa immortale, quello che piangeva erano le mie sfortune che mi resero mortale, e vulnerabile come nessuno. La prima fu a cinque anni. Adoravo mia sorella. Una mattina vedendola dall'altra parte della strada felice le corsi incontro, e una macchina mi investì trascinandomi per metri. 22 giorni in coma. Il simbolo di quanto avrei pagato gli slanci d'amore.

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Maria Callas con Yves Saint Laurent e Helen Rochas.
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I miei si separarono. Addio papà! Era il mio preferito. Mia madre tornò in Grecia con le figlie. Ad Atene studiai musica e canto, con maestri che riconobbero subito il mio incommensurabile dono. Nel 1943 i nazisti occuparono la Grecia. Noi nascondevamo dei soldati inglesi in casa. Ci fu un'ispezione. Atterrita, mi buttai al piano cantando Vissi d'arte, vissi d'amore e i tedeschi, abbagliati dal prodigio della mia voce, rinunciarono a frugare. Ma c'erano anche momenti meno eroici. Eravamo tre donne sole, senza mezzi. Mia sorella si diede a un amante ricco, mia madre a un colonnello italiano. E io cantavo, cantavo. I colleghi a teatro mi sfottevano perché ero obesa. Che m'importava? Cantando non avevo più corpo, mi trasformavo in canto. Gli spettacoli erano pagati in natura. Uno Stabat mater di Rossini valeva otto uova e due polli. Cantavo dove mi chiamavano, anche al bordello. Anche per i nazisti. E quando dopo la guerra raggiunsi papà a New York, cantai in un ristorante come cameriera musicale: servivamo ai tavoli gorgheggiando. Ottenni un'audizione al Metropolitan. Fui bocciata. Per mio padre il canto era una perdita di tempo, disse te lo cerco io un bel posto da impiegata. Invece trovai un ingaggio da soprano per una splendida tournée con cantanti di prestigio, attraverso Eddie, il mio agente. Ero cotta di lui, e firmai un contratto dove gli cedevo il 10 per cento dei miei guadagni, senza limiti di tempo. Gli scrivevo lettere di cui si servì per ricattarmi. Non ci fu nessuna tournée, Eddy scappò con le prevendite. Era il fumetto del truffatore, brillantina e smeraldo al dito. Nessuno ci sarebbe cascato, ma io sì. Ero infinitamente fregabile, e lo rimasi. Era la mia ricchezza, il mio lusso: non mi sono mai privata di un sogno.

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Maria Callas nel 1958, a 35 anni.
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Poi l'Italia, scritturata all'Arena di Verona, e lì incontrai Giovanni Battista Meneghini, industriale con cuore d'artista che viveva per l'opera. Ascoltò la principiante e vide la Callas, quella futura, vide il mito. Si innamorò per sempre, e costruì la mia carriera. La famiglia di lui odiava l'avventuriera greca, ma ci sposammo contro tutti, e mi portò a vivere nella sua magnifica villa sul lago. Cenerentola si gode la fiaba. La sicurezza, il pigmalione che crede in lei e mette la vita ai suoi piedi. Lo amo? Io amo la mia voce alla quale lui si è votato, sì, lo amo. Lui è pazzo di felicità, ha l'opera in casa, ha catturato questo voluminoso uccello del paradiso che è Violetta, Mimì, Desdemona, tutto il suo mondo! Ed è anche un grande affare. Insieme nelle foto, siamo pura gioia. Dopo dure battaglie, conquistammo la Scala.

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La Callas con Giovanni Battista Meneghini, che sposò nel '49.
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Nel 1952 un film mi cambiò la vita: vidi Audrey Hepburn, la donna disincarnata, puro simbolo di raffinatezza. E volli diventare come lei. Da 92 chili arrivai a 54. Divenni un'altra. Con l'aiuto della stilista Biki, mi trasformai in un modello di eleganza. Ora che sono snella ho voglia di farmi vedere, mi getto nella mondanità, e i rotocalchi si gettano su di me. Ero sempre stata una grande attrice, ma ora che avevo un corpo agile, la mia recitazione divenne più dinamica e seducente: irresistibile.

Maria Callas nel 1965 con Biki, la stilista che la trasformò in un modello di eleganza.
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Anni meravigliosi, gli anni della rivoluzione artistica. Visconti nella Traviatafece di me una Violetta mai vista prima, e Giuseppe Di Stefano era un Alfredo alla mia altezza, nonostante le nostre selvagge liti fuori scena. E poi, il terzo fatale incontro: l'armatore Aristotele Onassis, l'uomo più ricco del mondo, uno che ha tutto, e ora vuole anche la Divina. C'è una foto, dopo una cena, in cui lui si aggrappa a me, e da dietro mio marito cerca di strapparmi a lui. Onassis a Londra organizzò per me una festa principesca e mi corteggiò sfacciatamente davanti a tutti. Io gli cantai all'orecchio Il Turco in Italia di Rossini: «Non mi fido, non mi fido, cento donne intorno avete/ le comprate e le vendete quando è spento in voi l'ardor!», e lui, sempre all'orecchio, mi cantò la risposta del turco: «O mia cara, anche in Turchia, se un tesoro si possiede/ non si cambia e non si cede, serba un turco anch'ei l'amor!».

Maria Callas con Aristotele Onassis, per il quale lasciò il marito.
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Poi ci invitò in crociera con Winston Churchill. A bordo si parla solo greco e inglese, Meneghini si sente tagliato fuori. Lo è. C'è anche la moglie di Ari, Athina, che ama un altro ed è a caccia di un pretesto per il divorzio. Ci beccò sul fatto: la sua scoperta valeva milioni, difatti chiese il divorzio per colpa. Al ritorno lasciai mio marito, che gridò: «Io ti faccio arrestare per adulterio!». Ero fedelissima a Onassis, e questo già un poco lo annoiava. Rimasi incinta. Nacque Omero, che morì appena nato. Onassis era possessivo, mi teneva lontana dalle scene, diceva che t'importa, dopo il divorzio ci sposiamo, diventi la donna più ricca del mondo, se vuoi ti compro il Metropolitan. Invece, a sorpresa, si comprò una moglie: la vedova di Kennedy, Jacqueline, alla quale versò per contratto 20 milioni di dollari. Io lo venni a sapere dai giornali.

Maria Callas (seconda da sinistra) tra Sarah Churchill, figlia di Winston, e Athina Onassis, moglie di Aristotele, nel '59 
a Saint-Tropez.
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Dal baratro mi salvò Pier Paolo Pasolini, facendomi interpretare il film Medea. Un altro amore, tormentoso ma ricambiato, la sua omosessualità non gli impediva di amarmi con tutta l'anima. Disse di me: «Mi affascina questa sua violenza dei sentimenti». Intanto Onassis, con la nuova moglie s'era comprato il glamour internazionale: la vedova del presidente assassinato faceva più notizia di me. Ma fuori dai lampi dei fotografi, che noia! Mi cercò di nascosto, mi disse: «Divorzio da Jackie e ti sposo». E io: «Questa l'ho già sentita». E poi ormai ero innamorata di Giuseppe Di Stefano. Ma lui, travolto dalla sua tragedia familiare, svanì. Svanivano tutti. A me restava solo il Mandrax, il farmaco di cui abusavo. E poi morirono mio padre, Visconti, Pasolini. Morii anch'io, di Mandrax e di solitudine. La mia eredità materiale andò all'inconsolabile Meneghini. Quella artistica a tutti voi, per sempre.

La Mostra su Maria Callas alla Scala

Nel quarantesimo anniversario della morte di Maria Callas (nata a New York nel 1923, morì a Parigi il 16 settembre 1977) i suoi abiti di scena scaligeri - del periodo milanese tra il 1950 e il 1960 - si possono ammirare al Museo teatrale della Scala nella mostra Maria Callas in scena: gli anni alla Scala, realizzata dal Teatro alla Scala in collaborazione con Hearst Italia. Dal 15 settembre fino al 31 gennaio 2018.

Qui sopra, l'abito di scena disegnato da Lila De Nobili per La traviata firmata da Luchino Visconti nel 1955, ricostruito dagli allievi del Corso per sarti dello spettacolo dell'Accademia Teatro alla Scala.

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