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Cronache di una signorina del nord al concerto di Liberato sul Lungomare di Napoli

Perché ci siamo divertite tanto all’evento più hype della primavera italiana.

Cosa spinge due ragazze a rotolare verso Sud per un evento più unico che raro, organizzato dal cantante più sfuggente di sempre?

3 maggio. 15.05. Sulla pagina Facebook di Liberato compare un meme didascalico “NOVEMAGGIO NAPOLI TRAMONTO GRATIS”. A me attira da subito l’asindeto della cosa (assenza di congiunzioni), ci trovo anche qualche rimando all’Haiku giapponese. E per dirla con Liberato è già #tachicardiaepoesia.

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4 maggio. 10.00. Io e la mia amica Federica capiamo che nonostante la nostra precarietà finanziaria dobbiamo prenotare un volo dal profondo Veneto: destinazione Lungomare di Mergellina. Fatta. Avete presente l’aura di Walter Benjamin? L’importanza del qui e dell’ora? Nella nostra testa non c’era più qui e ora che quel 9 maggio e quel già mitologico lungomare.

8 maggio. 12.00. Decidiamo di dormire insieme per evitare di perdere il volo. L’emozione è tanta. Controlliamo il meteo, danno pioggia. Ma il sole di Mergellina è dentro di noi. Ci addormentiamo con un documentario su Lady Diana, dopo aver ascoltato in loop per l’ennesima volta i sei singoli di Liberato, canzoni che effettivamente sono diventate la soundtrack delle nostre vite. Quello che mi piace un sacco di Liberato è che ha reso hype il fenomeno più virale del XXI secolo: il ghosting. Cioè mi smolli, ma io canto “Tell me why?” e ondeggio un po’. Geniale.

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9 maggio. 7.00. Stiamo volando, a me non piace molto, ma “Me staje appennenn’ amo” rende il decollo molto più bello.

9 maggio. 8.30. Stiamo già mangiando una pizza e siamo felici della marcata eterosessualità del maschio partenopeo. Ci hanno già offerto un caffè, il sole è uscito, la poesia sta decollando. Ci viene a prendere Roberto, un nostro caro amico. Appena arrivate a casa, ovviamente dobbiamo ascoltare le tracce dal terrazzino vista Vesuvio. #dreamy

9 maggio. 14-19.00. Dopo un riposino ci dirigiamo verso il lungomare. Tutto quello che facciamo, mentre passeggiamo, è ingerire carboidrati fritti fino alle sette. Entriamo in qualche chiesa e museo per espiare il nostro senso di colpa giudeo-cattolico. Siamo sempre delle brave ragazze.

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Liberato ha reso hype il fenomeno più virale del XXI secolo: il ghosting.

9 maggio. 19.30. Siamo arrivate a Mergellina. La gente limona sugli scogli come nei video, siamo davanti a un collasso tra reale e virtuale. Beviamo delle birre, ma i carboidrati ingeriti rendono impossibile il raggiungmento anche di una lieve sensazione di euforia alcolica. Fa niente. La situazione è molto filosofia delle origini, un po’ primitiva. Cioè tutti si stupiscono di essere così in tanti, la gente ci guarda male quando diciamo che veniamo da Venezia. Ma poi intercettiamo un “Taaac” e capiamo che non siamo le sole immigrate alla Mergellì. Meraviglia. Tutta l’Italia è lì e no, non è il primo maggio, è il nove. La cosa bella è che un qualcosa di virtuale abbia creato un aggregazione collettiva di corpi presi bene. Alle 20.30 attacca Liberato. È immerso in una nuvola di fumo, ovviamente non si vede. Noi che da brave signorine non stiamo davanti, non vediamo neanche il fumo. Vediamo solo i telefoni che lo riprendono, potrebbe davvero essere tutto un trattato di filosofia della percezione.

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Era tutto così Black Mirror, ma così umano allo stesso tempo. Era Napoli, era Milano, era Venezia. Intostreet. Tutte le latitudini e tutte le longitudini.

Non ne parlammo cchiù.

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