10 libri eterni scritti da donne eterne da leggere per celebrare la Festa della donna tutto l'anno

Per la giornata dell'8 marzo abbiamo scelto titoli tutti al femminile, scritti da donne e che parlano di donne: regalatevi un momento tutto per voi o regalateli a un'amica speciale

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Andy Abelein / Unsplash

La Festa della donna la prendiamo come spunto, per festeggiare, per protestare, e per leggere. Ma visto che è l'8 marzo, invece delle mimose perché non facciamo gli auguri con un libro? Alla mamma, all'amica, al fidanzato, insomma a chi ci sta a cuore. E per giustificare la festa, abbiamo cercato tra gli scaffali libri scritti da donne che abbiano protagoniste femminili (oltre ad altri classici). Provate a vedere quante voci hanno le scrittrici, quali sguardi sanno gettare sugli eventi, come maneggiano i sentimenti e i generi anche quelli più dolorosi e violenti. L'abbiamo fatto come gioco, perché, come tengono a precisare tutte le romanziere: la scrittura non ha genere.

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La biblioteca sull'oceano

Siamo in Australia negli anni Quaranta, la guerra ha toccato anche l'altra parte del mondo, gli uomini partono, le donne piangono. Mac il marito di Annika fa il ferroviere e per fortuna gli è stato risparmiato il fronte, resta a casa con la loro piccola Isabel. Una bella storia di felicità. Troppo facile, non è solo la guerra a portare via i compagni, i mariti, gli amici. Annika resterà da sola, e da sola troverà la forza di ricominciare a vivere nella biblioteca del paese affacciato sull'Oceano, sarà lì a festeggiare chi ritorna e a consolare chi non ha più nessuno. Qualche lacrima, ma anche tanta speranza. E come se ci si tuffasse in un film degli anni Quaranta.

La biblioteca sull'oceano, di Ashley Hay, Sperling & Kupfer, pp. 315, € 18,50, ebook € 9,99.

Solo se c'è la Luna

Un romanzo siciliano. Duro come la lava, forte come il Sole, piccante come il sale del mare. Silvana Grasso è siciliana, è una filologa, conosce la sua terra e come, attraverso la lingua, si costruisce il mondo dove muove i personaggi. Il suo romanzo procede per opposti e contrappunti: Gerri, manovale siciliano,duro come la pietra, è tornato ricco e presuntuoso dall'America (siamo negli anni Cinquanta), sposa Gelsomina, un essere che non è di questo mondo, aerea leggera come la sua testa e i suoi pensieri. Nasce Luna, una bambina albina, che può vivere solo di notte e quindi condannata a perenne solitudine. Per far compagnia a Luna, Gerri compra Gioiella, figlia di una contadina, bruna, forte, sensuale, l'opposto della figlia. Lui si può permettere tutto anche l'acquisto di una bambina. Fino a quando questo teatro degli opposti finisce in tragedia. Una storia estrema, che alla fine trova la sua giustificazione nel fascino delle parole, la materia che l'autrice manovra con eccellenza.

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Solo se c'è la Luna, di Silvana Grasso, Marsilio, pp. 222, € 17, ebook € 9,99.

L'orizzonte della scomparsa

Siamo sicuri di non vivere già in una società distopica? L'autrice, 33 anni, ci fa toccare con mano come l'uso quotidiano dei social e dei new media, a dir il vero c'è anche un accenno ai reality televisivi, l'intrigo delle Rete o del deep Web, quello che non si vede e ci arrivano solo gli adepti e gli smanettoni, è ormai più che sufficiente per catapultarci in una realtà virtuale, fittizia e pericolosa. Dove persino la video art, se lasciata a briglia sciolta ci fa vedere l'abisso nero dove possiamo cadere, senza nemmeno saperlo. Lana, la protagonista, è una florida e subdolamente inquietante ragazza di Orlando che va in Michigan a incontrare Blaxon il ragazzo che l'ha stregata in un programma di Mtv, tipo Uomini e donne più avanzato. Ma il Blaxon che incontra non è quello che ha visto sullo schermo. Come mai? E perché Christian, il bell'italo americano giovane promessa del pianoforte, che studia a Montréal, suona a Parigi e si esibisce a Vienna, è così preoccupato per Lana? E cosa c'entra un sito di estremisti religiosi, un pazzo video artista e vari giovani geni della musica classica, piccoli Mozart che soffrono crisi di panico e si drogano? Il bello sta proprio qua, tutto questo converge in un unico centro. Che è la storia, oggi, ora. Alla fine si tira il fiato. Ma non siamo più così tranquilli quando usiamo Facebook o Google.

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L'orizzonte della scomparsa, di Giuliana Altamura, Marsilio, pp. 221, € 17, ebook € 9,99.

Le donne di Neruda

Le donne, gli amori, i tradimenti e i versi di Pablo Neruda a Isla Negra in Cile negli anni Cinquanta. Li racconta Elisa, arrivata a 12 anni con la madre da un paese vicino a servire nella casa del poeta. Sono povere e ignoranti, ma Elisa attira l'attenzione di Pablo che decide di educarla alla società, incontra la protezione e l'amicizia della moglie Delia e dell'amante Matilde. Quegli anni a Isla Negra sono il suo periodo di formazione, Elisa, novella Sabrina, sboccerà come ragazza colta e indipendente, andrà a Parigi a studiare, scoprirà l'amore. Tornerà a casa da donna emancipata, padrona del suo destino, al contrario della madre, che non ha osato togliersi dalla sua condizione. Come ogni mix letterario che si rispetti tra factual e fiction: ci sono personaggi veri (le donne di Pablo) e altri meno (Elisa), situazioni reali (la casa, le conchiglie) e altre inventate dall'autrice, argentina che vive a Madrid. Questo è il suo primo romanzo che arriva in Italia.

Le donne di Neruda, di María Fasce, Rizzoli, pp. 206, € 18.

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Amore, zucchero e caffè

La vita di famiglia che scorre con i problemi di oggi e di sempre tra adulti e adolescenti, genitori e figli, nonni e nipoti: da una parte i matrimoni che non vanno, la voglia di un figlio a tutti costi, la necessità di tirare una riga su un periodo della propria vita, dall'altra i problemi dei giovani, il bullismo, i primi amori, il mestiere duro dei genitori. La storia di Margherita, del figlio tanto aspettato e finalmente arrivato e del marito che scompare vale ovunque. Ma qui siamo in un paesino della Scozia, di quelli da cartolina, fantasmi compresi. È qui che Margherita viene a prendersi una pausa di riflessione, frase tanto cara al genere maschile, per capire che fare della sua vita e scoprire che una madre e un patrigno ti possono aiutare anche quando sei grande. Daniela Sacerdoti è la pronipote di Carlo Levi, l'autore di Cristo si è fermato a Eboli. Napoletana, cresciuta in Piemonte, vive da anni in Scozia, nazione che conosce bene e dove il suo primo libro, Ho bisogno di te, ha venduto un milione di copie. Ora torna da noi con i suoi libri. Le origini non si scordano mai.

Amore, zucchero e caffè, di Daniela Sacerdoti, Newton Compton editori, pp. 285, € 9,90, ebook € 0,99.

Il corpo che vuoi

Una dissertazione travestita da noir sui problemi del corpo, sui disordini alimentari, sulla percezione del sé e sull'accettazione della femminilità. A sdrammatizzare il contenuto una scrittura allegra e irriverente e il ricorso a una stesura da thriller che non risparmia neppure i particolari horror scippati alle serie tv per far sorridere mentre si raccontano scomode verità e ossessioni: tipo vivere mangiando solo ghiaccioli, strafarsi di reality sul divano, copiare le fattezze dei personaggi trash televisivi. Tanto per rendere meglio il distacco tra quello che si legge e quello che succede i personaggi non hanno nome ma solo una lettera: A e B che sono anche coinquiline, C è un ragazzo. Opera d'esordio di una giovane scrittrice che ha già vinto dei premi con i suoi racconti e studia retorica a Berkeley. Il suo mito, dice, «è George Saunders». E un po' Pastoralia deve averla contaminata. Non male come punto di partenza.

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Il corpo che vuoi, di Alexandra Kleeman, Black Coffee edizioni, pp. 300, € 15.

La famiglia Benade

Un affresco del Sudafrica nel 1994, alla vigilia delle prime elezioni democratiche e dell'ascesa di Mandela. Siamo a Triomf, periferia operaia bianca di Johannesburg, negli anni Sessanta doveva essere un quartiere residenziale per bianchi, è diventato il posto dei diseredati. Nel Paese dell'apartheid e dei ricchi afrikaans e dei razzisti con le ville con le colonne, ci sono anche i bianchi poveri. I perdenti. E la famiglia Benade, Pop il padre sfatto, Mol la madre sempre spettinata e in vestaglietta e Lambert il figlio quarantenne epilettico, incarna il peggio del peggio di una qualsiasi famiglia della provincia povera americana. Eppure i Benade hanno una loro dignità, sono stufi degli assalti razzisti nei parchi, degli estremismi della religione, di qualsiasi religione (sono ossessionati dai Testimoni di Geova), non cercano di salire la scala sociale: di quale società in una nazione che sta cercando di cambiare pelle? Loro hanno due valori: la famiglia e la casa. E quello difendono. Nella miseria e pateticità della loro condizione riescono a essere persino ironici. La società sudafricana ha molti lati e aspetti e questo è uno dei meno noti.

La famiglia Benade, di Marlene Van Niekerk, Neri Pozza, pp. 621, € 22.

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Chi è senza peccato

Gli ingredienti del thriller che ti aggancia ci sono tutti, ma soprattutto c'è il paesaggio, l'outback australiano che l'autrice, al romanzo di esordio, conosce molto bene, vivendo in Australia dall'età di otto anni. E niente è più violento e desolato delle solitarie fattorie e dei loro abitanti persi nel nulla e che devono lottare contro la siccità. Luke, un fattore nella cittadine di Kiewarra, uccide moglie e figlio e si suicida. Aron Falk, il detective federale tutto di un pezzo amico di Luke, che ha lasciato Kiewarra anni prima, torna per i funerali e per indagare sul doppio omicidio. Ma anche nel suo passato c'è ancora qualcosa di non risolto, un'ombra sospesa. Quando se ne è andato, vent'anni prima, era scomparsa una ragazzina in città e su di lui erano caduti dei sospetti. I suoi concittadini non l'hanno scordato. Come fa un potenziale colpevole, anche se indossa i panni della giustizia, a indagare su altri delitti? La casa di produzione di Reese Whiterspoon ha acquistato i diritti cinematografici, in attesa del film, facciamoci coinvolgere dal ritmo serrato del libro e dai flashback che si srotolano nella mente di Aron, e che ogni volta ci fanno perdere il filo, proprio quando pensavamo di essere vicini alla soluzione.

Chi è senza peccato, di Jane Harper, Bompiani, pp. 360, € 18.

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Milk and honey

Rupi Kaur è una giovane poetessa e illustratrice, 21 anni, nata nel Punjab indiano e trasferita da piccola in Canada. Paladina delle Millennials, è una celebrità su Instagram, solo lì posta le sue foto ed è seguita du un milione di follower, e ha fatto scalpore quando il social, ha bloccato le foto pubblicate di lei e della sorella a letto con i pantaloni del pigiama macchiati per le mestruazioni. Ha citato Instagram accusandolo di discriminazione: non censura le foto di donne oggetto e invece ha paura di quelle che rappresentano la femminilità. Ovvio l'ha spuntata. Milk and honey è una raccolta di piccoli versi, simili agli haiku giapponesi, da lei illustrato, sulla sofferenza femminile e ciò che la causa : la violenza, l'amore, la perdita, la solitudine, il dolore fisico e psicologico. Il latte e il miele, spesso avvelenati, della vita. L'ha pubblicato da sola nel 2014, nel 2015 ha attirato l'attenzione di un editore americano ed è diventato un caso editoriale. È incredibile come un tratto di penna e una quartina abbiano la forza di un bisturi per scavare nell'animo di tutte donne. Subito fanno male, poi hanno l'effetto contrario: danno sollievo. Un raffinato manuale di automedicazione.

Milk and honey, di Rupi Kaur, tre60, pp. 207, €12.

L'uroboro di corallo

Se c'è un luogo geografico, e dello spirito, che abbia lo stesso potere immaginifico dei luoghi cantati dal realismo magico latinoamericano, è la Sicilia. E se la vicenda si svolge a Catania, l'influenza dell'Etna, la grande montagna, nell'immaginario collettivo, non è da poco. Quindi ben ci stanno nel romanzo "femminile" di Rosalba Perrotta, un po' di esoterismo, esotismo e e antiche credenze. Il contorno è moderno, perché altrimenti la protagonista, non giovanissima, lasciata dal marito, cent'anni fa si sarebbe murata viva piuttosto che mettere in piazza la vergogna di essere sola e fallita. E invece Anastasia è come la spilla che ha avuto in eredità, un uroboro di corallo, cioè il serpente che si morde la coda simbolo dell'eterno divenire. E della capacità, tutta femminile diciamolo, di reinventarsi continuamente davanti ai colpi di coda della vita. Ex docente di sociologia, l'autrice ha un ché di confortante nelle sue storie. E questa seconda prova, dopo il successo del primo romanzo , All'ombra dei fiori di jacaranda, non tradisce.

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L'uroboro di corallo, di Rosalba Perrotta, Salani, pp. 315, € 15,90, ebook € 9,99.

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