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Aldo Nove torna in libreria con Anteprima mondiale

Il più pop degli autori italiani ci parla del suo ritorno dopo 20 anni dall'ultimo provocante libro, Woobinda, ricordandoci che «vivere è sempre resistenza»   

Marco Garofalo

A 20 anni dalla pubblicazione del dirompente Woobinda, che sdoganò il genere pulp anche in letteratura, Aldo Nove, lo scrittore di Viggiù (Varese), torna con una raccolta di racconti, ancora più disorientanti, perché sarà pure cambiato il mondo ma la guerra non è mai finita. A dargli manforte un manipolo di vecchi amici: Niccolò Ammaniti, Nanni Balestrini, Giuseppe Culicchia. 

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Come ci si sente ad aver creato la corrente letteraria I cannibali? 

Non eravamo, noi «cannibali», coscienti di far parte di alcuna corrente. Ci siamo ritrovati assieme in quanto desiderosi di esprimere il presente attraverso la letteratura, sempre rivolta al passato o alla finzione di genere. È stato un caso e un caso piacevole. Un regalo del destino che oggi fa parte del mio cammino di ricerca. E di cui sono orgoglioso.

Allora eravate tutti pieni di speranze e ideali. Oggi come si sente?

Ancora più pieno di speranze e ideali, perché più difficile è il momento che si attraversa, più è necessario essere forti per non soccombere.

Venti anni fa eravate pulp, ma oggi la realtà supera la fantasia.  

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Dico che ciò dimostra quanto avessimo ragione. Il delirio che raccontavamo era la descrizione della nascita di qualcosa che adesso è cresciuta. Una falsificazione del mondo oramai sotto gli occhi non solo di pochi intellettuali ma di tutti.

Cosa intende con «Questo non è un libro. Oppure lo è a morsi. A strappi»?

Non ho mai scritto libri perché fossero belli ma per aggredire la realtà, per smuovere dentro di me e dentro il lettore qualcosa di forte.

In Bagnoschiuma di Woobinda il protagonista uccide i genitori perché hanno comprato un detersivo sbagliato, nel remix 2016 la protagonista li uccide perché hanno comprato il libro sbagliato (Woobinda): che lezione dobbiamo trarne? 

Tutto viene risucchiato da un sistema, quello attuale, che rende la nostra vita merce. Ma la speranza è, come è avvenuto nel mito della Torre di Babele, che alla fine la torre crolli. E crollerà. Sta crollando.  

Siamo tutti globali, anche nello scrivere e nel leggere?

Per fortuna no. La globalizzazione è squisitamente finanziaria. L'umanesimo è resistenza.

Cosa dobbiamo cambiare oggi? 

Noi stessi. Allontanarci da modelli di vita sempre più demenziali e vacui. Non diventare degli zombie. Lo spazio che ci è dato per farlo è la nostra stessa vita.

Esistono ancora scrittori impegnati?

Certamente. Anche perché non è più di moda esserlo. E quindi chi lo è, lo è veramente.

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