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Festival di Cannes: tutti i film italiani che hanno vinto

Cannes 2016 non vedrà vincitori italiani, perché non ci sono film in concorso: ripassiamo allora chi ha vinto in passato, da Nanni Moretti a Roberto Rossellini

Mettiamoci già il cuore in pace: al Festival di Cannes 2016 non vinceremo la Palma d'oro: non lo diciamo perché siamo veggenti, ma semplicemente perché nessuno dei film italiani presenti in rassegna concorre per il premio più ambito. Continuerà quindi quel digiuno che dura dal 2001, anno dell'ultimo nostro trionfo, con Nanni Moretti che riportò il premio in Italia dopo 23 anni. Prima di lui, infatti, toccò a Ermanno Olmi nel 1978, con l'undicesima Palma d'Oro dal 1946. L'Italia a Cannes ha detto la sua nei primi decenni di vita del Festival, con i capolavori che ricordiamo di seguito.


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Roma città aperta (1946)

Capolavoro di Roberto Rossellini sulla capitale occupata dai nazisti, con una Anna Magnani intensa più che in altre occasioni.

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Miracolo a Milano (1951)

Vittorio De Sica trionfa con il film in cui si sogna il mondo in cui «Buongiorno voglia davvero dire buongiorno», e in cui alla fine si vola su Milano come streghe sulle scope.

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Due soldi di speranza (1952)

Sono gli anni d'oro del Neorealismo: l'anno successivo vince Renato Castellani con la storia tra il drammatico e il comico di un giovane napoletano in cerca di riscatto.

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La dolce vita (1960)

Il Fellini più Fellini che si possa immaginare, in un film talmente epico che da allora il mondo pensa all'Italia e sogna, appunto, la dolce vita.

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Il gattopardo (1963)

Luchino Visconti trasforma in un capolavoro filmato il romanzo - già memorabile di suo - di Tomasi di Lampedusa: come aristocratico siciliano, Burt Lancaster è perfetto.

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Signore e signori (1966)

Ritratto della vita di provincia, tanto placida quanto ipocrita: Pietro Germi lo dipinge così bene da conquistare Cannes e vincere il premio più ambito.

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Blow-up (1967)

L'anno dopo, ancora Italia: Michelangelo Antonioni racconta in una sorta di giallo la swinging London, l'arte della fotografia e le prime droghe, con una punta di eros.

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Il caso Mattei (1972)

Il 1972 è l'anno d'oro dell'Italia a Cannes: due film guadagnano il premio principale. Uno è sulla storia del petroliere italiano e sulla sua morte controversa, firmato da Francesco Rosi.

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La classe operaia va in paradiso (1972)

L'altro è il capolavoro di Elio Petri sull'alienazione del lavoro in fabbrica: in entrambi, il protagonista è un sontuoso Gian Maria Volontè.

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Padre padrone (1977)

La ribellione a un padre dispotico, che ti toglie da scuola e ti lascia analfabeta fino a vent'anni: Paolo ed Emilio Taviani trionfano a Cannes con il film tratto dal libro di Gavino Ledda.

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L'albero degli zoccoli (1978)

Si può fare un film in dialetto bergamasco con attori non professionisti sulla vita di pianura a fine Ottocento? Sì, secondo Ermanno Olmi, che così conquista il cuore di Cannes.

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La stanza del figlio (2001)

Dal 1978 a oggi, 36 anni di vuoto italiano tra le palme d'oro. Unica eccezione, Nanni Moretti con un film sul dolore di una famiglia che perde il figlio sedicenne.

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