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Cannes 2016, la hit dei migliori film secondo Gioia!

Cannes 2016: la nona giornata di Festival delude, tra code interminabili e film che non convincono, unica consolazione: la festa di Valeria Golino e Riccardo Scamarcio

Diciamolo, c'è un problema al Festival di Cannes che appare ogni giorno di più irrisolvibile. Le file. Sono un problema serio e adesso vi spieghiamo perché. Xavier Dolan, forse il più atteso del festival. Un'ora e cinquanta di fila per restare poi mestamente fuori. The neon demon, la nuova follia di Nicolas Winding Refn (sopra un'immagine dal film). Due ore di fila. Ce l'abbiamo fatta, com'è andata e se ne è valsa la pena ve lo diciamo tra poco. Nel mentre cerchiamo di spiegare il problema. Cannes ha troppi accreditati, non a caso, perché il successo di un festival si misura anche dal numero di accrediti. Quest'anno sembrerebbero essercene troppi di un colore più nobile, il rosa. Che vuol dire, vi chiederete voi. Ve lo spieghiamo. 

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Voglio un accredito rosa...

Gli accreditati di Cannes sono divisi per colore, ogni colore una casta. Ci sono i Bianchi, che hanno accesso a qualunque cosa accada al festival, George Clooney li invita a cena e offre lui, il livello è più o meno questo. Poi ci sono i Rosa Pastiglia. Costoro hanno priorità d'accesso alle proiezioni e alle conferenze stampa anche se arrivano un secondo prima. A seguire i Rosa Normali. Ecco, questi sono i primi che da quest'anno sono costretti alla fila, sebbene con tempi di permanenza abbastanza contenuti, ma sono anche i maggiori indiziati di questa situazione paradossale. Quest'anno ce ne sono molti più del dovuto, e francamente per ragioni oscure. Poi ci sono gli Azzurri, di cui fa parte anche chi scrive, e che è quindi costretto alle due ore di fila di cui sopra. Si termina con i Gialli e gli Arancioni. Se riescono a vedere dei film è solo perché scelgono pellicole uzbeke con sottotitoli in ucraino che non riscuotono il gradimento di tutti i colori superiori. 

Unica consolazione, il party

Detto ciò, lavorare non è facile, ma dato che non si va in miniera con Derek Zoolander, alla fine non ci si lamenta, se non per il sole che ha trasformato il vostro inviato in un peperone grigliato. Ma va bene lo stesso, se ci si può consolare con un party. Questa sera quello di Pericle il nero, film italiano presente nella sezione Un Certain Regard con Riccardo Scamarcio, prodotto dallo stesso con Valeria Golino. Erano entrambi presenti alla festa, hanno posato affettuosamente insieme e poi fatto pubbliche relazioni divisi. Ma questa, come sappiamo, è un'altra storia. E a proposito di coppie problematiche, domani arrivano Sean Penn e Charlize Theron. Ci saranno entrambi? Lo scopriremo, intanto ecco le nostre pagelle, un po' diverse dal solito.

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It's only the end of the world

di Xavier Dolan, con Marion Cotillard, Lea Seidooux, Vincent Cassel, Gaspard Ulliel

Il giovane favoloso canadese adottato dalla Croisette si presente con un film all stars per conquistare la Palma da recordman. Se dovesse riuscirci, a quanto pare se la prenderebbero in molti, dato che questa storia corale di una famiglia problematica non sembra avere soddisfatto. Lo diciamo purtroppo solo dopo avere raccolto i pareri dei colleghi, dato che la nostra attesa non ha avuto poi successo. Quello che abbiamo potuto estrapolare è che si tratta di un film in cui il ricchissimo cast urla molto di cose poco interessanti. Più voci lo hanno considerato un Muccino (Gabriele, ovviamente) minore. E francamente tra i due non so bene chi se la dovrebbe prendere per il confronto. Ma non disperate, domani faremo un altro tentativo, se andrà a buon fine vi daremo notizie più precise.

VOTO: 5 stelle alla fila.

Javier Bardem e Charlize Theron in The last face di Sean Penn

The neon demon

di Nicolas Winding Refn, con Elle Fanning, Keanu Reeves, Jena Malone

Il voto alla fila lo diamo subito, ed è due stelle, perché nonostante i 110' secchi, siamo riusciti a entrare. E lì sono cominciati i problemi. Il regista di Drive sembra avere dimenticato quanto di buono abbia fatto nella sua carriera dopo Drive. Se già Only God forgives era stata una cocente delusione, qui siamo veramente dalle parti della tragedia greca. Jesse è una giovanissima aspirante modella, con il potere di ammaliare con la sua bellezza tutti quelli che della bellezza sono schiavi. La sua ascesa sarà fulminea, ma sarà anche la sua condanna. Presentato tra mille misteri, The neon demon è un film sconnesso e con poche idee, francamente banali, oltretutto molto confuse. Refn crea immagini molto belle, lo sa e vi indugia inutilmente. Contemporaneamente però racconta poco e in maniera prevedibile, e buona parte di ciò che porta sullo schermo è superfluo. Il concetto è sottolineare quanto la bellezza in quanto purezza sia destinata a soccombere in un mondo dominato dalla superficialità e dall'apparenza. Purtroppo non avevamo bisogno di lui per saperlo, né tantomeno di questo grottesco horror vacuo che resta nella memoria soprattutto per il tempo che ruba. Vorremmo rivedere il regista di Drive e degli altri capolavori precedenti, purtroppo la deriva appare senza ritorno, ma forse non lo si rimpiangerà poi tanto. Resta solo Elle Fanning, davvero straordinaria, ma per scoprirlo ci era bastato Super 8

VOTO: 1 stella. E come direbbe Christian De Sica ne Il principe abusivo: «E t'agg' trattat'» 

Elle Fanning e Nicolas Winding Refn, interprete e regista di The neon demon

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