Festival di Cannes 2017: il diario delle inviate di Gioia!, scatta il toto Palma d'oro

Il Festival è arrivato all'ultima giornata di concorso, è il momento dei bilanci: quale film si aggiudicherà la Palma d'oro? Ecco le nostre scommesse

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Con le proiezioni degli ultimi due film in concorso, In the fade, di Fatih Akin, dramma con Diane Kruger che incrocia terrorismo e xenofobia, e L'amant double di François Ozon, thriller in salsa anatomo-psichiatrica sul tema del doppio, che una collega ha ben sintetizzato nello slogan «Cronenberg incontra Polanski (e strizza l'occhio a Hitchcock)», sulla Croisette si chiude finalmente la rassegna dei film candidati alla Palma d'oro, senza che le previsioni dei critici almanaccate fin qui subiscano sostanziali variazioni, se non forse per l'aggiunta di Diane Kruger tra le attrici in lizza per la miglior interpretazione.

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Happy end di Michael Haneke

Naturale quindi, esauriti i film (manca solo quello, fuori concorso di Roman Polanski, D'après une histoire vraie, previsto per domattina), che tutte le energie dei sopravvissuti a queste due settimane sulla Croisette si concentrino sull'arte divinatoria del toto Palma d'oro, con responsi più o meno convergenti che abbiamo raccolto per voi e qui riportiamo.

Se per i bookmaker il film superfavorito è il cinico Happy end di Michael Haneke (già titolare di due Palme d'oro), che fotografa la gelida indifferenza di una famiglia alto-borghese per i drammi che si consumano nel vicino campo profughi di Calais, dalle parti della sala stampa si scommette su altri titoli.

Loveless di Andrej Zvyagintev

Come Loveless, del russo Andrey Zvyagintsev, spietato ritratto di una coppia sul punto di divorziare il cui figlio misteriosamente sparisce nel nulla, autentico pugno nello stomaco in sala, del resto applauditissimo.

120 battements par minute di Robin Campillo

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O come, anche in ragione dei precedenti verdetti di Cannes e dei suoi orientamenti poco mainstream (ma pure per la nazionalità del film, a voler pensar male) 120 battements par minute di Robin Campillo, che riporta d'attualità il tema dell'Aids, rievocando l'impegno dei militanti sieropositivi di Act -Up Paris per ottenere trasparenza sulle modalità del contagio, sulle morti e sulla prevenzione, un film scabro e spietato, ma come piace molto dire ai cinefili, "necessario".

Meno gettonati ma ugualmente molto citati l'americano e potentemente immaginifico Wonderstruck di Todd Haynes, con Julianne Moore, e l'ambizioso e provocatorio, ma troppo lungo e denso The square, dello svedese Ruben Östlund, che potrebbe forse essere candidato anche al Grand Prix speciale della Giuria.

Nicole Kidman

Quanto alle donne, ricorre spesso il nome di Nicole Kidman, papabile, a parte il merito, anche solo per ragioni statistiche (due film in concorso, The killing of a sacred deer di Yorgos Lanthimos e L'inganno di Sofia Coppola, e per il presidio costante del red carpet), che qualcuno propone di premiare insieme all'intero cast femminile del film della Coppola. Ma anche, come si diceva, di Diane Kruger per In the fade o di Vasilina Makovtseva, intensa e delicata interprete del viaggio nella Russia abbandonata di Une femme douce, di Sergei Loznitsa.

Jean-Louis Trintignant

Quanto agli attori invece, ha colpito parecchio l'interpretazione dell'ormai anziano Jean-Louis Trintignant in Happy end di Michael Haneke, sulle cui gracili spalle pesa quasi tutto il film, ma anche quella dei due degli straordinari interpreti di uno dei titoli targati Netflix in concorso, The Meyerowitz stories, Dustin Hoffman e Adam Sandler. E la commedia di Noah Baumbach, giovane guru della Hollywood più smart, potrebbe essere in corsa anche per il premio per la miglior sceneggiatura, testa a testa con quella, non originale, de L'inganno di Sofia Coppola.

E questo è più o meno tutto dalla Croisette, il resto a domenica sera, quando alle 19 circa, la madrina Monica Bellucci, sul palco del Grand Théatre Lumière, introdurrà la Giuria con l'atteso verdetto.

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