Abbiamo aggiornato la nostra Informativa Privacy. Consulta il nuovo testo qui.

Festival di Cannes 2017: il diario delle inviate di Gioia! del giorno 8

Oggi è il giorno di Twin Peaks, che arriva a Cannes fuori tempo massimo, mentre si comincia a parlare di toto Palma d'oro

Sulla carta si trattava dell'evento più clamoroso di tutta la programmazione del Festival, in realtà, la proiezione delle prime due puntate dell'attesissima terza stagione (a 26 anni dalla seconda) di Twin peaks, madre di tutte le serie, rischia di essere un buco nell'acqua. Perché figuriamoci se una platea di giornalisti curiosi se ne stava con le mani in mano, in obbediente attesa che i primi due episodi, disponibili in edizione originale anche in Italia nella notte tra domenica 21 e lunedì 22 in contemporanea con l'America, venissero proiettati qui sulla Croisette cinque giorni dopo, magari a costo di lunghe code.

Pubblicità - Continua a leggere di seguito

Sicché già il 22 mattina si scorgevano colleghi schiantati dalla notte in bianco dedicata a sciropparsi clandestinamente l'esordio di questa nuova stagione ottenuto con stratagemmi inconfessabili. Immaginateci dunque così: al buio, abbracciati al cuscino nei nostri lettini di risulta, nei tanti appartamenti in condivisone in cui siamo distribuiti. Italicamente fieri di aver dribblato ancora una volta l'ingessata pianificazione gallica. Non resta che ascoltare l'esegesi di David Lynch, approdato in queste ore a Cannes, nella speranza che ci illumini su una trama fin qui piuttosto criptica.

La locandina originale della terza stagione di Twin Peaks, in Italia su Sky Atlantic

«Un dramma», invece «sotto tutti i profili», è stato laconicamente definito da alcuni colleghi Une femme douce, il primo film in concorso di oggi, dell'ucraino Sergei Lonitsa, che altri hanno più bonariamente classificato come «un capolavoro mancato sul potere di resilienza dei corpi», che insegue il viaggio di una donna russa fino alla periferia più desolata del Paese, in cerca della prigione in cui il marito è stato incarcerato ingiustamente.

Pubblicità - Continua a leggere di seguito

Une femme douce

Ed è finalmente il momento della quota azzurra, in questo Festival all pink. Azurra o blu avio, come il completo attillato che Robert Pattinson sfoggiava al photocall per Good Time, crime movie in concorso concepito dai fratelli Benny e Josh Safdie (una nuova leva di fratelli hollywoodiani da tenere d'occhio, dopo i Coen) in cui il bel Pattinson è un rapinatore di banche che, tutto in una notte, fallisce un colpo e tenta di far scappare il fratello di prigione. Per quanto applaudito, il film sembra non aver lasciato il segno nella fantasia del pubblico. Che, a dire il vero, in questi giorni di fine Festival è tutto impiegato a redigere il consueto toto Palma d'oro, a cui domani dedicheremo uno spazio speciale.

Good time

Pubblicità - Continua a leggere di seguito