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Festival di Cannes 2017: il diario dell'inviata di Gioia! del giorno 3

Nelle sale del Palais si succedono film piuttosto densi, ma le consolazioni arrivano dal red carpet, con Rihanna e Kristen Stewart: in fondo anche qui è sabato, tocca cercare un party in cui imbucarsi

Il folto corteo dei cronisti del Festival di Cannes scivola lento e silenzioso, per una volta, fuori dalle porte del Grand Théatre Lumière dopo la proiezione di 120 battements par minute. La pellicola in concorso di Robin Campillo che ha inaugurato questo sabato di sole sulla Croisette, con il bravo Nahuel Perez Biscayar e Adèle Haenel, dedicata alle battaglie (e al sacrificio) dei militanti sieropositivi di Act-Up-Paris nei primi anni Novanta per ottenere visibilità, assistenza e programmi di prevenzione per l'Aids che allora falcidiava migliaia di vittime tra i più giovani, soprattutto omosessuali. Niente da aggiungere, davvero, per un film talmente doloroso, scabro e arrabbiato da scansare le solite recensioni a caldo.

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120 battemets par minute

E l'obiettivo dei film in concorso quest'oggi continua a scandagliare i temi sociali, stavolta sotto la lente satirica dello svedese Ruben Östlund, regista di The Square, con Claes Banged Elizabeth Moss, ci sono le relazioni umane, temi incandescenti come il pregiudizio, l'individualismo, l'incapacità di essere davvero solidali ed empatici, il divario spiazzante tra il modo in cui ci rappresentiamo e come siamo realmente, conflitti sintetizzati nella parabola di Christian, stimato e raffinato curatore di un museo di arte moderna, padre separato di due bambine, che, dopo aver subito lo scippo del portafoglio e dell'Iphone, si ritrova costretto a verificare la solidità dei principi che professa pubblicamente, in una successione di eventi paradossali, tra gelida ironia scandinava e noir.

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The Square

Il fuoco delle relazioni si stringe sulla coppia se, dopo una passeggiata sul Lungomare ventoso e popolato, uscita viva dai controlli di una serie incalcolabile di check point, raggiungi la Quinzaine des réalisateurs, dove ad inaugurare la rassegna è la francese Claire Denis con l'umorismo cerebrale di Un beau soleil intérieur (un bel sole interiore), che insegue i tormenti di Isabelle (Juliette Binoche), artista cinquantenne separata in cerca di amore, tra relazioni anaffettive, equivoci e nevrosi. Film che nel suo esasperato rimestare nell'arido deserto delle passioni adulte è il perfetto manifesto di un Festival fin qui povero di storie romantiche.

Juliette Binoche in Un beau soleil intérieur

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Per ritrovare scampoli della celebrata grandeur di Cannes tocca tornare sui propri passi e ripercorrere il pellegrinaggio dei check point fino ai bordi del red carpet, dove ieri sera Rihanna ha sfilato in tutta la sua maestà, ammantata da un candido Dior, occhiali da sole compresi, per la premiére di Okja e ha poi partecipato al party esclusivo di Casa Netflix per il lancio del film, animato dalla usica di Bruno Mars, tra gli invitati anche Will Smith, Julianne Moore, Paz Vega e Isabelle Huppert.

E anche oggi il programma ci offre l'occasione di ritemprare occhi e spirito: sbarca sulla Croisette un altro piccolo drappello della delegazione hollywodiana: Clint Eastwood, invitato a presentare la versione restaurata de Gli spietati, e Kristen Stewart, che accompagna il suo atteso cortometraggio, Go Swim.

Questo è tutto da un Palais più festoso del solito: dopotutto anche qui è sabato, e stasera ci aspetta una delle code più rognose di sempre, per riuscire a vedere Le redoutable, il già controverso film su Jean-Luc Godard di Michel Hazanavicious, con Louis Garrel nei panni del leggendario regista. Prima che scatti la caccia al party, naturalmente.

Una delle spille distribuite ai giornalisti di Cannes 2017

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