Perché tutti parlano del discorso di Valeria Bruni Tedeschi

Della cerimonia di consegna dei David di Donatello 2017 rimane soprattuto il discorso, virale sul web, di ringraziamento della protagonista de La Pazza Gioia

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Getty Images

Grazie a lei, sul palco degli ultimi David di Donatello c'era un sacco di gente: da Franco Basaglia a Chopin, da Anna Magnani a Fabrizio De Andrè, da Natalia Ginzburg fino a una bambina di nome Barbara che il primo giorno di asilo offre un pezzo di focaccia a un'altra bambina a lei sconosciuta. Ha praticamente creato un film, senza, o meglio, oltre lo spazio e il tempo, Valeria Bruni Tedeschi, in un vortice di immagini-polaroid che le sono uscite dalla testa e dal cuore, mandando per sempre in frantumi quella sua immagine composta e per alcuni (verosimilmente quelli che non l'hanno vista nelle vesti di Beatrice de La Pazza Gioia, già premiata ai Nastri d'argento) un po' freddina. Beh, freddina certo non è, Valeria, anzi: c'è voluta lei e solo lei per strappare sonore risate a una platea altrimenti impermeabile, o quasi, a qualunque emozione. In quei suoi 3 minuti e 18 secondi di puro rock'n'roll, invece, di emozioni ce ne sono state un mucchio, e questo, insieme ad altri, deliziosi dettagli che qui vi elenchiamo, ha fatto sì che il discorso di Bruni Tedeschi sia già praticamente un cult. Ecco la prima parte del suo discorso:

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  • Micaela Ramazzotti. Mettiamo lei, al primo posto nella lista. Sublime co protagonista di Valeria ne La Pazza Gioia (e di quel ruolo speciale di Donatella ci aveva lungamente parlato) quanto spalla perfetta sul palco dei David, Micaela che ora abbraccia ora guarda allibita, quel, come la chiama, «geniaccio» della sua compagna di set, ha esattamente la faccia di tutte noi a casa. In bilico tra imbarazzo e divertimento vero. Nella sua voglia palpabile di scappare, a un certo punto, da quel palco c'era la nostra tentazione di cambiare canale. Poi, però, è arrivata la psicanalista...
  • La psicanalista. Tocco di genio, momento altissimo di televisione, ecco una Valeria Bruni Tedeschi, mezza nascosta da faldoni di carta con appunti (come vorrei leggerli) del discorso, in preda a un attacco di ridarella che contiene a stento, eccola, dicevamo, ringraziare «la mia povera psicanalista». Quello è stato il momento in cui anche chi ancora in platea fingeva di non divertirsi ha dovuto cedere e concederle il titolo di mattatore senza pari.
  • «Gli uomini che mi hanno amata e quelli che mi hanno abbandonata». Oddio, chi di noi ringrazierebbe mai quello stronzo che ci ha mollate? Nessuna, ammettiamolo, ma Valeria sì, perché, ha spiegato, lei «è fatta di tutti loro». E, evidentemente, non sa cosa sia il rancore. E, a questo punto una così verrebbe voglia davvero di averla come migliora amica. Ma, perché no, anche come psicanalista.
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