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I 19 film gay più belli di tutti i tempi

Dal classico Brokeback Mountain al sofisticato Carol, le pellicole da vedere per avere una testa sempre più arcobaleno

Focus Features/StudioCanal/The Weinstein Company

I film gay (anche se è più corretto parlare di film a tematica lgbt, cioè lesbica, gay, bisessuale e transessuale) rappresentano una fetta importante del mondo del cinema. E sono importanti perché aiutano a riflettere e contestualizzare quanto lungo sia il cammino per la piena parità.

Abbiamo già avuto modo di soffermarci sui film d'amore lesbico da non perdere e sulle pellicole che affrontano più in particolare l'amore tra due uomini. Ora vi proponiamo, in ordine cronologico, i 19 film gay più belli di tutti i tempi e che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, dovrebbe vedere.

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My Beautiful Laundrette (1985)

L'omosessualità è solo uno degli elementi di questa potente commedia sociale firmata Stephen Frear. Il film, che ruota attorno alla figura di Omar, imprenditore pakistano, affronta anche il tema del razzismo e della disparità socio-economica nella Londra della Thatcher. Tutto comincia quando Omar inizia una storia con Johnny (un giovane Daniel Day-Lewis, che ancora era lontano dal vincere il primo dei suoi tre Oscar). Il film segue la loro storia con delicatezza, ma anche in maniera del tutto naturale. In My Beautiful Laundrette si è di fronte alla scelta di vivere dentro i confini propri di ogni cultura o aprirsi a nuove possibilità.

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Belli e dannati (1991)

Belli e dannati è uno dei film più concettuali di Gus Van Sant: ha una struttura narrativa del tutto particolare, per non parlare del personaggio principale che è narcolettico, il che conferisce ulteriore surrealismo a tutta l'architettura del film. Protagonisti sono River Phoenix e Keanu Reeves, alias Mike e Scott, due escort per uomini legati da una profonda amicizia. Per un film che ha al centro il sesso, Belli e dannati ha poco a che fare con la sessualità, quanto piuttosto con l'amore e lo stare bene. È un film interpretato magistralmente.

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Priscilla, la regina del deserto (1994)

Oggi, dopo il reality America's Next Drag Queen di RuPaul, è facile dimenticare quanto sia stato sovversivo il film di Stephan Elliot. Quando uscì Priscilla, la regina del deserto fu qualcosa di completamente nuovo e rappresentò uno spartiacque nel mondo della cinematografia. Il film, come è noto, parla di due drag queen e di una donna transessuale che compiono un lungo viaggio in Australia. Non solo è considerato un film  cult, ma ha aperto le porte del cinema a una visione più positiva di tutto il mondo lgbt.

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Beautiful Thing (1996)

Adattamento cinematografico di una commedia teatrale di Jonathan Harvey, Beautiful Thing racconta di due ragazzi adolescenti che, in un'estate londinese, scoprono il proprio orientamento sessuale e di essere attratti reciprocamente. La loro storia d'amore è complicata, anche per via del contesto familiare in cui vivono. Ma il film mostra anche come innamorarsi, alla fine, sia davvero una cosa semplice.

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Happy Together (1997)

Wong Kar-wai racconta di una coppia gay che da Hong  Kong va in Argentina, alla ricerca di un futuro. Happy Together, una storia di codipendenza e dell'identità senza radici, fu una novità per la cinematografia cinese che nel 1997 ancora non parlava di omosessualità. Il film si concentra sulla perdita e sul rammarico di una relazione che non può essere salvata. È una sorta di istantanea di un momento, con l'inquietudine e la malinconia che, sotto ogni cielo, affligge la gioventù.

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Tutto su mia madre (1999)

Pedro Almodóvar, tra i registi più amati dalla comunità lgbt, usa il dolore di una madre come punto di partenza di questo film molto colorato. La trama è surreale e potenzialmente melodrammatica: dopo un incidente d'auto, Manuela si muove nel mondo queer di Barcellona alla ricerca dell'uomo con cui ha generato il figlio. Tutto su mia madre è un film particolarmente sensibile, che, tramite un umorismo che sa di assurdo, celebra la sessualità e l'altruismo.

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Boys don't Cry (1999)

Si è detto molto sulla partecipazione di Hilary Swank, eterosessuale, nel ruolo di Brandon Tea, un uomo transessuale ucciso in Nebraska perché voleva essere se stesso. Ma il film Boys don't Cry ha contribuito a portare all'attenzione di molti la questione della transessualità, proponendo una rappresentazione onesta dell'identità transessuale. 

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Hedwig. La diva con qualcosa in più (2001)

Non sorprende che da un musical popolare sia tratto un film. Sorprende, invece, che quello tratto dal musical sia veramente un bel film. È quello che è successo all'adattamento di Hedwig. La diva con qualcosa in più realizzato da John Cameron Mitchell, che, oltre a scriverne la sceneggiatura e a dirigerlo, è stato anche il protagonista del film. La storia narra di Hedwig, una rockstar transessuale che nasconde la propria solitudine con il trucco. Ma il film non è solo un insieme di incredibili parrucche e costumi molto glamour: è una profonda disamina dell'individualismo e dell'arte come mezzo per superare le difficoltà.

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The Hours (2002)

I temi della depressione e della caducità entrano prepotentemente nelle tre parti del dramma esistenziale di Stephen Daldry, che intreccia in maniera perfetta la vita di Virginia Woolf (Nicole Kidman, che per questo ruolo vinse l'Oscar come miglior attrice protagonista), una casalinga degli anni '50 (Julianne Moore) e una moderna signora Dalloway (Meryl Streep) in un unico racconto. Il tutto attraversato da una sottile linea che lega ogni singola donna e la interroga sul proprio orientamento sessuale in contrasto con quanto si aspetta una società eteronormata. 

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Brokeback Mountain (2005)

A pensarci ora, è proprio un miracolo che l'adattamento cinematografico fatto da Ang Lee di una storia di Annie Proulx abbia avuto 8 nomination agli Oscar nel 2005, cioè 10 anni prima che il matrimonio egualitario fosse legalizzato negli USA. Oggi Brokeback Mountain potrebbe essere uno dei tanti film sul tema, ma la storia d'amore e la delicata interpretazione di Jake Gyllenhaal e del compianto Heath Ledger lo rendono uno dei film migliori di tutti i tempi.

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Milk (2008)

Il biopic di Gus Van Sant sul primo politico apertamente gay eletto a un ruolo negli USA (siamo a San Francisco nel 1972 e Harvey Milk – magistralmente interpretato da Sean Penn che vinse l'Oscar per questo ruolo – è il politico in questione) è un film ancora oggi attuale. Nel 2008, quando Milk uscì al cinema, la California votava per vietare il matrimonio tra persone dello stesso sesso; oggi c'è ancora un grande lavoro da fare per i diritti umani basilari.

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A single man (2009)

Alcune storie che parlano d'amore gay si concentrano su quello che succede prima, nell'attesa di sapere come si reagirà a una situazione del genere. A single man, invece, si interroga su quello che succede dopo. La risposta la fornisce Tom Ford in questo splendido dramma di un professore inglese che cade in depressione dopo la morte del suo compagno. Colin Firth, protagonista indiscusso, appare, di fatto, in una manciata di scene e il resto sono tutti flashback con il suo compagno. Ma la loro storia d'amore è onnipresente e l'intensa interpretazione di Firth (vincitore per questo ruolo alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia) la porta a livelli eccelsi.

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I ragazzi stanno bene (2010)

Uno degli aspetti più interessanti di questo film, che vede protagoniste Annette Bening e Julianne Moore, è l'aria di famiglia che trasmette. Una famiglia che vive la propria vita come tutte le altre, con le crisi che mettono a dura prova il matrimonio. Ma è proprio qui che sta la peculiarità, perché I ragazzi stanno bene si concentra su una famiglia composta da due mamme. Ed è una famiglia normale, proprio come tutte le altre.

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Pariah (2011)

Spesso il cinema dipinge l'adolescenza come un periodo nostalgico. Ma la regista Dee Rees cattura quel periodo della vita concentrandosi su Alike, un'adolescente di Brooklyn che è sicura del suo orientamento sessuale ma ancora ne indaga il significato. Pariah è una storia che si muove nel mondo afro-americano ma, come la protagonista, rifiuta ogni tipo di classificazione. È, in fin dei conti, un viaggio in quel limbo rappresentato dall'adolescenza.

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Weekend (2011)

Un film che è la quintessenza del primo appuntamento gay in chiave moderna. I protagonisti si incontrano in un night, si piacciono e trascorrono insieme il fine settimana. La forza di Weekend sta tutta nei dettagli, che ben rappresentano come funzioni l'innamoramento al giorno d'oggi, tanto per i gay quanto per gli etero.

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Pride (2014)

Rispetto ad altre storie sui diritti umani delle persone lgbt (e anche su quelli dei minatori) Pride è decisamente ottimista. Ma questo non è un aspetto negativo del film, che evita la sdolcinatezza. Al contrario, utilizza gli aspetti più curiosi – l'uso dei dildo, le nonne curiose sul modo di vivere delle lesbiche – per contrastare i pregiudizi e le aggressioni che narra la storia vera dell'organizzazione Lesbians and Gays Support the Miners, ambientata in Gran Bretagna nel 1984.

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Carol (2015)

Sarebbe potuta diventare una storia melensa, ma la sapiente mano di Todd Haynes e l'incomparabile bravura di Cate Blanchett e Rooney Mara hanno fatto di questo film un vero e proprio gioiello. Ambientato negli anni '50, Carol – tratto dal romanzo omonimo di Patricia Highsmith – racconta della storia d'amore tra due donne, una delle due sposata e con un figlio e l'altra alle sue prime esperienze. È la storia di un colpo di fulmine, che vale per ogni persona.

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Tangerine (2015)

Ciò che è importante del film Tangerine non è il fatto che parli di due prostitute transgender di Los Angeles o che sia un film a basso costo (tutto il film è stato girato con un iPhone 5s), ma il fatto che affronti il tema della solitudine femminile e lo faccia in maniera del tutto nuova. Al pari di film come Transamerica e Dallas Buyers Club, Tangerine è uno sguardo sincero sulla realtà delle persone transessuali.

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Moonlight (2016)

Moonlight – vincitore di ben tre premi Oscar – non è facile da classificare: non parla solo di gay, di neri e di povertà. È un'esplorazione dell'identità, un documento sociale sull'America dei nostri giorni. Il regista Barry Jenkins, attraverso la figura di Chiron e le tre tappe della sua vita, suggerisce che alcuni fatti della vita – l'assunzione di droghe, le condanne – non necessariamente segnano negativamente le persone. Sono le scelte che facciamo, magari in un momento particolare della notte, a decidere chi siamo.

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