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Sdraiati a chi? Parlano gli adolescenti del nuovo film con Claudio Bisio

Il libro di Michele Serra, Gli sdraiati, radiografia ironica e impietosa di una generazione di teenager, è ora un film di Francesca Archibugi: protagonisti, oltre a Bisio, una banda di liceali che ci hanno raccontato la loro verità, un po' da attori e un po' da figli

Gli sdraiati
Courtesy Lucky Red

Magia di un casting intelligente, conseguenza naturale del cinema realistico di Francesca Archibugi (che ci ha parlato del suo nuovo film in un'intervista), i sette ragazzi usciti dalla selezione oceanica tra i liceali milanesi per un ruolo ne Gli sdraiati, film tratto dal bestseller di Michele Serra (Feltrinelli), nelle sale dal 23 novembre 2017, sono proprio come te li immagini. Gaddo, Massimo, Gabriele, Nicola, Niccolò (e Matteo, impegnato su un altro set), classe 2000-2001. Con la felice eccezione di Ilaria Brusadelli, nel film la fidanzata che spariglia il gruppo, sono la banda di Tito, il figlio teenager cui Serra dedicava il romanzo promosso, a furor di pubblico, a radiografia di un'intera generazione.

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Chiome selvagge, ruggine che frigge nelle voci, facce che fotografano la sintesi biochimica tra infanzia ed età adulta. Corpi disarticolati, a guardare le posture che assumono per adattarsi all'interstizio tra le sedie e il grande tavolo intorno a cui li incontro. Sembra un rito tribale il borborigmo tellurico con cui si salutano, tra "bella zio" e pacche da stendere un cavallo. E di sicuro assomiglia a un garbato spirito di corpo la paraculaggine che mettono in campo per smarcarsi dall'etichetta che quel libro gli ha affibbiato. Legittimo: per tutti ormai gli sdraiati sono gli adolescenti del Terzo millennio, creature antropomorfe, drammaticamente più avvezze alla posizione orizzontale che a quella eretta, sintonizzate con un fuso orario ignoto ai bioritmi adulti, ubiqui ostaggi di una sconcertante varietà di piattaforme digitali. Enigmatiche mutazione dei bimbi che ci erano così cari.

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Gaddo Bacchini nel film Gli sdraiati è Tito, figlio di Claudio Bisio.
Courtesy: Lucky Red

Allergici, appunto, alle etichette. Anche se solo uno di loro, Niccolò, aveva davvero letto il libro di Serra prima del casting. Gaddo, che nel film è Tito, il figlio-sdraiato di Claudio Bisio - un padre con pochissime certezze, come ci ha raccontato lui stesso - ha preferito ascoltarlo dopo in audiolibro: "Mi ha fatto capire molte cose, se vogliamo è un'autoanalisi", concede, con un sorriso guascone. "A essere sincera io non l'ho proprio letto, ho dato un'occhiata alle parti in cui c'è il mio personaggio", confessa Ilaria, "ma questa risposta la tagliamo, eh?". Mentre Nicola candidamente dichiara di averlo sempre avuto in casa, quel libro, e deliberatamente ignorato "proprio perché lo consigliava mio padre". "Del resto non ha letto neanche il copione", lo sfottono i compagni.

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Gli sdraiati ha il merito di aver acceso i riflettori su questa leva di ragazzi sommariamente ribattezzata generazione Z, da allora molti altri giornalisti e scrittori si sono arrovellati su questa età e sulla fatica dei padri (raramente delle madri), in cerca di una chiave per decodificarne linguaggi e attitudini: tra i tanti, Antonio Polito (Riprendiamoci i nostri figli, Marsilio) e Aldo Cazzullo (Metti via quel cellulare, Mondadori, scritto coi figli adolescenti).

Claudio Bisio, Antonia Truppo e Ilaria Brusadelli, l'unica ragazza del gruppo.
Courtesy: Lucky Red

Loro però, oggetto laconico d'indagini e speculazioni, si limitano ad abbozzare un lieve fastidio: "Con 'sta storia che siamo svogliati, apatici, schiavi dei nostri dispositivi hanno un po' esagerato", reagisce Massimo, "non c'è niente di troppo diverso dagli altri passaggi generazionali. Semplicemente, negli ultimi tempi, sono cambiate più cose e molto più in fretta, per questo ci sentite così lontani, ma è un effetto ottico». «L'analisi corrisponde al punto di vista degli adulti", concorda Gaddo, "e somiglia più a una caricatura per confortare i grandi: i ragazzi a questa età sono anche delicati e raffinati, non tutti rozzi come ci dipinge Serra". L'accusa di iperconnessione la liquida Nicola, mente eversiva del gruppo: "La verità è che siete spaventati perché siete voi adulti a rischiare. Noi ci siamo nati con questa tecnologia. Non che non ci fosse la luce ai tempi di mio padre, ma i social a loro sono apparsi di colpo e ci sono cascati un casino. Hanno passato l'infanzia a prendersi a pallonate, e ora non hanno gli anticorpi".

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I nostri papà hanno passato l'infanzia a prendersi a pallonate e ora non hanno gli anticorpi per stare sui social

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Chiedo loro se il senso di straniamento, perdita d'autorevolezza che tormenta il padre di Serra non sia piuttosto il marchio di fabbrica di questa generazione di genitori, terrorizzati dall'idea di invecchiare, in cerca di una patetica e impossibile idea di condivisione esistenziale coi figli. Forse, butto lì, abbiamo troppe cose in comune: musica, serie tv, social. "Sono andato al concerto di un rapper, Inoki, con mia madre senza troppo sconvolgermi", minimizza Nicola, "ho scoperto che da giovani 'si piazzavano' (qualcosa tra frequentarsi e stare insieme, ndr), del resto molta della musica che ascoltiamo se la sono già scavallata i nostri". A Gaddo, i cui genitori vanno per la settantina, fa invece piacere "sapere che stanno su un pianeta diverso. A parte i valori universali, in una famiglia non c'è tutto questo bisogno di condividere". Quanto alla crisi di autorevolezza, "è l'evoluzione dei rapporti. Tocca rimodularsi. Ora un padre autoritario non ha più presa. Chi cerca troppo di farsi rispettare poi perde rispetto. È come a scuola, coi prof repressivi. Funziona di più quello che cerca di comprendere e mettersi sullo stesso piano".

Claudio Bisio col giovane Gaddo Bacchini.
Courtesy: Lucky Red

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E mentre un'indagine della Banca d'Italia indica nelle famiglie agiate del Nord - proprio il contesto in cui si muove la storia che Francesca Archibugi e Francesco Piccolo hanno costruito intorno al testo di Serra, lo stesso da cui provengono questi attori esordienti - il vivaio dei bamboccioni in pectore, la prospettiva dei ragazzini ci aiuta a scansare certe generalizzazioni tagliate con l'accetta: "A sentir voi, sembra che non facciamo niente dalla mattina alla sera", reagisce Gabriele, "che non abbiamo passioni o idee. Ma guardi noi: chi ce l'ha fatto fare di girare questo film? È stato divertente, ma anche faticoso. E abbiamo pure saltato le vacanze estive". "Mio padre spesso mi rimprovera di non combinare niente, forse si dimentica di com'era alla mia età, quando non aveva un lavoro dalle cinque alle otto, e neanche i figli". Con la vis polemica che li governa mi invitano a rivedere anche il concetto di passione: "Ci affascinano e impegnano attività o mestieri che prima non esistevano, un genitore spesso non arriva nemmeno a comprenderli. E non si tratta degli YouTuber, di cui vi fate regolarmente beffe". "Siamo indaffarati, colmi di passione, se non ve ne siete accorti", rincara Nicola.

Gaddo Bacchini e Claudio Bisio: figlio e padre ne Gli sdraiati.
Courtesy: Lucky Red

Indaffarati, appassionati, ma con quali priorità? "Ho la passione del cinema e della scrittura, ma più passa il tempo meno ho pietà per le cose poco interessanti come il greco e il latino, soprattutto dopo questa esperienza", confessa Niccolò, "mi spiace perderci tanto tempo". Un sano disincanto che proiettano anche sull'esperienza di girare un film. Che, ammettono, "è magica, spacca". E però: "Tra i prof e chi lavora sul set la sfida a chi si esaurisce e sclera prima è tosta", scherza Nicola. "Certo che vorrei continuare a recitare", conclude Gaddo, con cui tutti concordano. "Ma ho tantissime altre idee, non certo un ordine gerarchico. La mia unica priorità sono io: mi sforzo di essere tranquillo, felice, cerco di fare le cose che mi fanno sentire bene. E poi si vedrà".

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