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Festival di Cannes 2017, Palma d'oro a The square: tutti i vincitori

Cannes premia lo svedese The square, film sull'individualismo della società contemporanea, l'italiana Jasmine Trinca vince Un Certain Regard, restano a mani vuote i titoli Netflix

Getty Images

Con una cerimonia di chiusura succinta che tutto sommato conferma le attese, presentata dalla madrina Monica Bellucci, Cannes chiude il sipario sulla sua settantesima edizione.

La bella notizia è che la nostra Jasmine Trinca ha conquistato il premio alla miglior interpretazione femminile di Un Certain Regard per Fortunata di Sergio Castellitto, che si è dichiarato: «Fiero che Fortunata stia piacendo al pubblico e alla critica e che la giuria presieduta dalla guerriera Uma Thurman abbia amato la nostra guerriera di Torpignattara».

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La Palma d'Oro va a un film dirompente, con tutti i suoi difetti, come The square dello svedese Ruben Östlund, che ha arringato la platea entusiasta del Grand Théatre Lumiere. Una satira ambiziosa e provocatoria sulla società contemporanea che, forse troppo lunga e densa, tocca il tema dell'individualismo e della solidarietà, il baratro che allontana la percezione che abbiamo di noi da ciò che siamo realmente. E che conferma Cannes come un festival che premia film poco mainstream, che parlano più ai cinefili che al pubblico, ma sempre disturbanti e coraggiosi.

120 battements parminute.

Come quello premiato col Grand Prix speciale della giuria (il secondo premio più importante di Cannes) 120 battements par minute di Robin Campillo, accolto da una lunga ovazione, film scabro e iper-realistico che riporta d'attualità il tema dell'Aids e l'impegno dei militanti sieropositivi di Act -Up Paris per ottenere trasparenza sulle modalità del contagio, sulle morti e sulla prevenzione.

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Fuori programma è stato annunciato un Premio speciale per il settantesimo anniversario, un atto quasi dovuto, consegnato dal giurato Will Smith a Nicole Kidman, presente a Cannes con tre film (due in concorso: The killing of a sacred deer, di Yorgos Lanthimos e L'inganno, di Sofia Coppola) e una serie, la seconda stagione di Top of the lake, di Jane Campion. L'attrice australiana già partita dalla Costa azzurra, ha inviato un video-ringraziamento da Nashville: «Cannes, je t'aime».

Joaquin Phoenix in You were never really here

Forse il più inaspettato è il Premio al miglior attore a Joaquin Phoenix per You Were Never Really Here. Smoking e converse nere, visibilmente emozionato, Phoenix, che ha battuto altri più papabili candidati in questa categoria, come l'anziano Jean Louis Trintignant e Robert Pattinson, è stato premiato da Jessica Chastain.

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Diane Kruger in In the fade.

Previsto invece il Premio alla miglior attrice, consegnato da Irène Jacob e Paolo Sorrentino a Diane Kruger per In the fade, film drammatico che incrocia terrorismo e neonazismo di Fatih Akin in cui è una madre che perde la famiglia in un attentato. Sul Palco, la Kruger ha dedicato il film alle vittime di Manchester.

L'inganno di Sofia Coppola.

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Il Premio al miglior regista vaa Sofia Coppola per l'impeccabile L'inganno, remake de La notte brava del soldato Jonathan, con Nicole Kidman, Kirsten Dunst, Colin Farrell ed Elle Fanning. La regista ha ringraziato con una lettera il padre Francis e tutta la famiglia Coppola e l'opera esemplare della regista australiana Jane Campion.

The killing of a sacred deer di Yorgos Lanthimos.

Nessuna sorpresa anche per il Premio alla miglior sceneggiatura, ex aequo a Yorgos Lanthimos e Efthimis Filippu per The killing of a sacred deer e Lynne Ramsay per You were never really here.

Arriva invece come una sorta di risarcimento iI Premio della giuria al russo Loveless di Andrei Zvyagintsev, spietato ritratto di una coppia sul punto di divorziare il cui figlio misteriosamente sparisce nel nulla, autentico pugno nello stomaco, per cui molti pronosticavano la Palma d'oro.

A mani vuote restano invece Le redoutable, dedicato da Michel Hazanavicious al maestro Jean-Luc Godard e L'amant double, psicodramma di François Ozon sul tema del doppio. Ma soprattutto i due film prodotti da Netflix, Okja e The Meyerowitz stories: del resto il presidente della giuria Pedro Almodovar l'aveva anticipato, sostenendo paradossale attribuire la Palma d'oro a film, sia pure in concorso, non destinati a uscire nelle sale. E se Cannes chiude i battenti, la polemica continua.

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