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Brigitte Bardot: in un libro i segreti dei suoi look

Io, Brigitte Bardot, è questo il titolo del libro dedicato all'icona con la I maiuscola del cinema francese, ora animalista convinta: tutto sul suo stile e sulla sua eleganza evergreen, in un'intervista al giornalista Henry-Jean Servat

«Non sono mai stata scandalosa. Sono semplicemente stata ciò che avevo voglia di essere. Naturale, vera e sincera». Il teorema Bardot, ovvero la sintesi estrema della vita di BB secondo le parole della diretta interessata, si applica ineccepibilmente anche a quel suo stile unico e pertanto inimitabile, diventato una tendenza ma mai più replicato come autentico modo di essere. Il senso di Brigitte per la moda, raccolto in un'intervista di Henry-Jean Servat che fa da incipit al libro Brigitte Bardot: my life in fashion (esce in Italia il 14 settembre per Mondadori Electa con il titolo Io, Brigitte Bardot), si riassume praticamente così: "Me ne infischiavo". Tant'è che per anni ha trascurato l'argomento, presa com'era a difendere gli animali, molti dei quali adottati e residenti con lei alla Madrague, la sua splendida tenuta di Saint Tropez. Maiali, capre, pecore, cavalli, pony, cinghiali, asini, oche, anatre, galline, gatti e cani. È proprio questo suo distacco, questo suo "infischiarsene" dell'eleganza che, da oltre sessant'anni, la rende così involontariamente elegante e seducente nell'immaginario collettivo e, di riflesso, rende questo libro una piccola rarità.    

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Ma che cos'è che ha trasformato in icona un'impertinente diciassettenne parigina di buona famiglia, catapultata nel jet-set e nel cinema senza avere particolari doti di  recitazione? «In molti film indossavo i miei vestiti, mi dava l'idea di essere veramente me stessa», racconta BB, il che rende chiara all'istante la potenza della sua presenza scenica: distante anni luce dalle dive impomatate e impellicciate dell'epoca, in ogni fotogramma che la ritraeva lei offriva al mondo un nuovo modello di femminilità e, in qualche modo, di emancipazione. Un modello tuttora contemporaneo. Andy Wahrol, nel 1970, la vedeva così: «Brigitte Bardot è una delle prime donne veramente moderne, capace di trattare gli uomini come oggetti sessuali, di comprarli e poi di buttarli via».

BB all'epoca del matrimonio con Gunther Sachs

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I quadretti Vichy, le ballerine di Repetto, il bikini sempre e comunque, la fascia fra i capelli non sono che la punta dell'iceberg. La parte visibile – e quella, sì, imitabile – di un modo di essere libero da cliché e tabù. Infatti, quando le andava, si concedeva gli abiti giusti. Givenchy? «Mi ricordo di essere stata vestita in maniera perfetta da lui. Ci ero andata di mia iniziativa» Chanel? «Una donna umana e accessibile. Mi confessò di detestare ciabatte, accappatoi e vestaglie a meno che non fossero stupendi». Oggi le priorità sono cambiate: sul sito della sua fondazione, fondationbrigittebardot.fr, potete acquistare una T-shirt a partire da 20 euro.  

Sul set di The Legend of Frenchie King, diretto da Christian-Jaque

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