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Burkini, il costume da bagno che sta facendo scandalo

Nell'anno in cui il bikini compie 70 anni è il burkini a rubargli la scena: ecco cos'è e perché se ne parla tanto quest'estate

Aheda Zanetti. Questo nome non vi dirà nulla, anzi molto probabilmente non l'avrete mai sentito. Aheda è una stilista di origine libanese entrata nella storia della moda per aver creato il burkini, il costume da bagno per le fedeli musulmane che copre tutto il corpo lasciando scoperto solo il volto. Per avere una corrispondenza occidentale, potrebbe essere paragonata a Mary Quant per la minigonna, a Elsa Schiapparelli per il rosa shocking, a Louis Réard per il bikini. E proprio il bikini nell'anno in cui compie i suoi 70 anni, passa in secondo piano rispetto al burkini con la Francia che si ribella a questo basic della moda islamica considerato espressione di un'ideologia basata sull'asservimento della donna e, quindi, incompatibile con i valori della Repubblica francese. Una vera e propria guerra è stata mossa a questo costume da bagno integrale, con la presa di posizione del premier francese Manuel Valls che esprime il suo sostegno al bando emesso da alcuni comuni francesi, dalla Corsica al Pas-de-Calais, per vietare il burkini e multare chi non rispetta la legge.

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Che cos'è il burkini?

Il burkini, fusione tra burka e bikini, è stato creato da Aheda Zanetti nel 2004 per mettere a disposizione delle donne musulmane un costume da bagno pratico e meno scomodo dello hijab. Sfila per la prima volta nel 2008 poco prima delle Olimpiadi di Pechino del 2008. Australia e Paesi del Medio Oriente (negli Emirati Arabi Uniti e in Libia in particolare) sono le prime nazioni a metterlo in vendita, poi sbarca in America del Nord, e infine raggiunge l'Europa. Due le versioni disponibili con tonalità che variano dai colori più accesi a quelli più delicati. Il primo è più casto con le maniche lunghe, pantaloni elasticizzati e top che arriva all'altezza delle cosce, infine la cuffia che copre capelli e collo. Il secondo è quello considerato osé e più malizioso con maniche a tre quarti, pantaloni elasticizzati fino al ginocchio con assenza di cuffia che lascia scoperti collo e capelli, una sorta di tuta da surfista. 

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La stilista Aheda Zanetti.

Gli stilisti si aprono al Medio Oriente

Mentre la polemica si infiamma in Europa con l'Italia che ribadisce la libertà di culto e, di conseguenza, di indossare il burkini (come in Olanda e Norvegia), da tempo gli stilisti internazionali hanno creato delle linee dedicate alla cultura e alle donne musulmane, intuendo le potenzialità di business del mercato. Marks & Spencer, storico marchio britannico, ha da tempo ideato e messo in vendita on line dei burkini floreali e con ricami.

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Abaya collection è invece la prima collezione di Dolce & Gabbana per le donne arabe, con veli e lunghe vesti, hijab e abaya dalle tonalità che variano dal nero e al beige; uno dei rari casi in cui gli stilisti non si ispirano all'Italia e alla loro icona per eccellenza Sophia Loren, protagonista della sfilata di Napoli per i 30 anni della maison italiana.

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Ad anticipare tutti i designer, Jean Paul Gaultier che nel 2012 ha dato il via alla settimana della moda e del lusso ospitata nella città di Abu Dhabi, dove ha presentato la sua sfilata di haute couture. Anche Swarovski ha dedicato una collezione di gioielli alle bellezze del deserto e del Medio Oriente, Neo Arabia. Ma questo, crediamo, che sia solo l'inizio con la moda islamica che diventerà sempre più determinante per la creatività delle maison più celebri (e per il loro business).

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