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Milano fashion week 2016: il fashion system secondo Lucia Del Pasqua

Lei è Lucia Del Pasqua, blogger di The fashion politan, e ci racconta la dura vita della settimana della moda (non senza qualche critica...)

Conosco Lucia ormai da qualche anno. Ovvero da quando, vuoi per un evento, vuoi per un'altra occasione legata ai nostri blog, abbiamo stretto amicizia. Devo dire che per me è sempre una meraviglia incontrarla. Ma andiamo con ordine.

Lei è Lucia del Pasqua, blogger di The fashion politan. Irriverente, ironica e schietta come ogni vera toscana doc, non ha certo problemi nel prendere posizione. Perciò, per raccontarvi luci e ombre della settimana della moda secondo una fashion blogger, non potevo che dare la parola a lei.

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Qual è il momento che più vale la pena vivere durante una fashion week?

Ce ne sono diversi: il primo cinicamente consiste nello studiare la flora e la fauna umana (l'ho anche descritta minuziosamente e ironicamente nel mio libro, Quella certa dipendenza dal tasto invio); al principiare della settimana della moda spuntano infatti degli improbabilissimi e carnevaleschi soggetti, magari mai appartenuti al mondo della moda, ma semplicemente desiderosi d'abbigliarsi in un certo modo eufemisticamente definito ridicolo. Si trastullano sostando fuori dalle sfilate, con lo scopo di raccattare una foto di streetstyle da poter poi spammare sui propri canali social. Davvero, certi personaggi lì vedi solo in quest'occasione.

Altri momenti?

Un altro motivo per cui vale la pena vivere la fashion week è forse più banale: assistere alle sfilate, se si è invitati. Nonostante il sistema "sfilata" sia ormai vecchio (in questo mondo si muove tutto più veloce ormai) aspettare il momento dell'inizio della colona sonora, guardare gli abiti che vanno su e giù, scambiare due chiacchiere a proposito con il collega vicino è sempre un'emozione, è sempre bellissimo. Tuttavia preferisco le presentazioni perché sono più personali. Anche il backstage è un momento interessante, dato che vedi come, nel giro di pochi minuti, dal caos totale tutto si compone in maniera miracolosamente perfetta. Dopo un po' di anni il momento preferito di una fashion week può pure diventare quello in cui ti godi le sfilate comodamente da casa, in streaming, senza fare a botte con nessuno per entrare, assistere a scene del tipo "lei non sa chi sono io", o dover stare mezz'ora in piedi se nel tuo invito c'è scritto "St", cioè "standing".

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Perché non perdersi le sfilate nella capitale della moda italiana?

Perché siamo nella capitale della moda italiana, appunto. E un minimo d'orgoglio italiano ci sta. Ma credo comunque che valga la pena esserci solo se si è dei reali addetti ai lavori, altrimenti c'è solo caos, dato che per adesso le sfilate non sono come la Design Week, dove le presentazioni sono aperte a tutti. Una cosa democratica.

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La tua giornata tipo alla Milano fashion week?

È una giornata normale: mi alzo, faccio colazione, spesso mi vesto "carina", perché la Settimana della Moda è un po' come andare alla Messa, mi piace abbigliarmi "a modino", esco per sfilate o presentazioni (quest'anno quasi solo per presentazioni), scatto i miei look per il blog, posto sui social, torno a casa a scrivere, se necessario. Spesso ceno fuori con amici, come tutti gli altri giorni della mia vita del resto (sono pigrissima a cucinare).

La sfilata che fino a ora ti ha più colpita?

Max Mara, perché elegante, non ridicola (e non è un optional), portabile.

Tre tendenze del prossimo inverno che hai notato in passerella?

Pelliccia, i centimetri di gonne e abiti che si allungano, tessuti shining.

Hai provato amore a prima vista per…

La cappa di Gucci, i pendant calze/abito sempre Gucci, i fiocchi a collo di Blugirl, i cappelli da marinaia di Prada, il cappotto d'oro scintillante di Max Mara.

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