La storia di Sonja Bata (sì, quel Bata), la donna che amava le scarpe più di ogni altra cosa al mondo

È morta a 91 anni a Toronto, dove ha fondato il Bata Shoe Museum, che espone13mila paia di scarpe e il 16 maggio 2018 ospiterà una mostra del ciabattino più amato di Sex and the City, Manolo Blahnik

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Che siano realmente esistenti o personaggi di fantasia, Imelda Marcos o Carrie Bradshaw, le donne che accumulano scarpe hanno un che di letterario. Alcune (la protagonista di Sex and the City) per questo feticcio s'indebitano, altre (la moglie del dittatore filippino) diventano il simbolo dei vizi da ragazza ricca.

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Sarah Jessica Parker-Carrie Bradshow in un video promozionale di Sex and the City del 2003.
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Sonja Ingrid Wettstein era la figlia d'un avvocato svizzero iscritta alla facoltà di Architettura quando, negli Anni 40, mentre era a sciare a Sankt Moritz, conobbe Thomas Bata. Il cognome vi dice qualcosa perché probabilmente siete passate giusto oggi davanti a uno dei suoi negozi di scarpe: ce ne sono più di 5mila in tutto il mondo. Si ritrovò a fare la moglie, lei e il marito giravano il mondo, e ovunque Sonja Bata comprava scarpe: «Altri comprano macchine o barche: a me non interessavano»; avrebbe potuto essere solo un accumulo da ragazza ricca, ma lei sapeva che le scarpe ti dicono d'una persona più di qualunque altro dettaglio; un giorno le venne un dubbio: e se il mio armadio delle scarpe fosse un patrimonio culturale? Le trasferì alla sede della Bata, a Toronto, e iniziò la ricerca d'un posto in zona per un'esposizione permanente.

Sonja Bata.
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Quindici anni dopo, nel 1995, il Bata Shoe Museum aprì nella sede in cui lo si può visitare ancora oggi. Non inganni il nome: Sonja ha dato al museo il cognome di famiglia ma non ha accettato raccomandazioni (il feticismo delle scarpe è una faccenda troppo seria per i nepotismi); al Bata Shoe Museum, di 13mila paia di scarpe esposte, meno d'una decina sono di fabbricazione familiare. Per il resto c'è di tutto: le babbucce della regina Vittoria e le scarpe da basket con cui ha fatto canestro Shaquille O'Neal; gli zatteroni con cui s'è esibito Elton John e quelli che indossavano le dame rinascimentali italiane; le calzature dell'antico Egitto e le ciabattine di seta dell'800 francese; le scarpe che indossava Indira Gandhi quando fu uccisa, e gli stivali di John Lennon.

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Manolo Blahnik con Sarah Jessica Parker nel 2002.
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Ovviamente ci sono anche scarpe dall'armadio di Imelda Marcos, e il 16 maggio 2018 s'inaugurerà una mostra del ciabattino più amato da Sex and the City, Manolo Blahnik. È una delle ultime cose che ha seguito Sonja Bata, morta novantunenne a febbraio. Due settimane prima di morire, racconta la direttrice del museo, era stata molto felice di riuscire ad aggiungere alla collezione permanente un paio di scarpe del Settecento. Un'altra pagina di quello che ai superficiali sembrava un armadio da ragazza ricca, ma lei sapeva essere un libro di storia.

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