Dior sfila a Parigi e porta in passerella il '68 secondo Maria Grazia Chiuri. Ed è subito couture-revolution

La collezione Autunno Inverno 2018/2019 della maison è un inno al femminismo (e non poteva essere momento più azzeccato)

Dior AI 18-19
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«C'est non non non et non». Un messaggio chiaro e potente inaugura la sfilata di Dior dedicata all'Autunno Inverno 2018/2019 nel primo giorno di Paris Fashion Week. «Se è no è no, no, no» è la protesta (trovata su un foulard del fenomenale archivio Dior) che si legge nel maxi pull, è il fil rouge della collezione fatta da una donna (Maria Grazia Chiuri direttore creativo dal giugno 2016 e unica donna al timone della maison nella storia del marchio, ndr) per le donne, a sostegno delle donne. Un'ulteriore celebrazione della donna ai tempi del Time's Up, vista anche sulle passerelle milanesi. L'ispirazione in passerella da Christian Dior è il '68, un omaggio della pink revolution di quegli anni a mezzo secolo di distanza (solo temporale). Copertine di riviste e giornali dell'epoca, manifesti di protesta e slogan del Maggio Francese, segni pacifisti e citazioni sull'uguaglianza, avvolgono le pareti del Musée Rodin di Parigi, nel caso il mood urlato a squarciagola dagli outfit non fosse abbastanza chiaro.

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Gli abiti in passerella riprendono le tendenze dei fine anni '60 per colori, tessuti e forma. Lunga vita a patchwork colorati, cuciti e ricamati a mano, ma anche lavorati all'uncinetto forti del fatto che le decorazioni artigianali sono un valore imprescindibile della tradizione femminile. E poi, kilt scozzesi (tartan tendenza di stagione, prendiamo appunti), jeans ricamati e rielaborati, poncho in lana come se piovesse e fantasie con segni zodiacali e tarocchi. Spazio però anche a un sentiment più romantico con fiori liberty su abiti svolazzanti o su capispalla (il trench verde militare addolcito dai decori flower power diventerà un must di stagione) declinati in macramè o come gioco di trasparenze (con reggiseno logato in bella vista).

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La reinterpretazione di Maria Grazia Chiuri della liberalizzazione dei costumi e della rivoluzione del modo di concepire la moda Sixtie passa anche attraverso gli accessori. Zoccoli da contadina con ricami tridimensionali o ricoperti di pelo, occhialoni anni '70 dalle lenti colorate, riedizione della celebre Sella bag con tracolla, berretti da marinaio con la visiera e stivali da motociclista.

Risultato? Collezione osannata da pubblico, critica e #metoo.

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