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Alla New York fashion week la moda ha mandato un messaggio forte a Trump

Non solo abiti, anche la politica è stata protagonista delle sfilate della moda autunno inverno 2017-2018 a New York, e la tendenza che si impone è essere uniti ed esprimere la propria libertà attraverso il proprio look

donald trump: messaggi alla new york fashion week 2017
Getty Images

Alla New York Fashion Week 2017 il fashion system ha avuto qualcosa da dire al neo presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump. Gli slogan politici non sono una novità in passerella: avete presente la t-shirt femminista di Dior? Ma un altro messaggio significativo è stato lanciato dagli stilisti ed è rivolto alle donne di tutte le età, nazionalità e forme.

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Diversità è stata la parola chiave per tutta la settimana della moda newyorkese. Michael Kors ha proposto una modella per ogni continente comprese la sinuosa Ashley Graham, la 43enne Amber Valletta e la 42enne Carolyn Murphy. Prabal Gurung, un immigrato nepalese di prima generazione, ha scelto modelle dalla taglia 34 alla 44 che hanno sfilato tutte insieme al termine dello show sulle note di Imagine di John Lennon.

J Crew ha voluto le nuove newyorkesi invece che le modelle per la sua presentazione, come la 62enne comica Sandra Bernhard; mentre il duo australiano Tome (che ha preso ispirazione dalle attiviste femministe Guerrilla Girls) ha disegnato alcuni look della collezione autunno inverno 2017 - 2018 per soddisfare le diverse esigenze delle donne legate alle loro forme. Halima Aden, modello di 19 anni somalo-americano nato in un campo profughi del Kenya, ha sfilato per Yeezy di Kanye West in un lungo cappotto di pelliccia.

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Raf Simons, al suo debutto per Calvin Klein, ha focalizzato l'attenzione sull'America ordinaria vista attraverso la lente romantica di un immigrato - «tutte persone diverse tra loro con differenti codici di stile» - mentre Stuart Vevers a Coach, altro stilista straniero importato a New York, ha interpretato la sua nuova patria con suggestioni nostalgiche e una serie di modelle di diversa nazionalità.

Le gemelle Olsen, improbabili rivoluzionarie, hanno ricamato la parola unità sui polsini della camicia in passerella per The Row. Tracy Reese, invece, ha preso ispirazione dalla Women's March di Washington e dai versi della poesia My Mother Was a Freedom Fighter di Aja Monet : «New York è un posto molto speciale», spiega la stilista, «Anche se le persone non sono d'accordo con tutto, c'è ancora disponibilità ad ascoltare».

La moda e la politica non si incontrano facilmente: sarà ancora protagonista l'attivismo la prossima stagione? Chissà, almeno per il momento, l'unità sociale è la più grande tendenza vista in passerella.

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