Perché Coco Chanel odiava la minigonna (ps: e l'emancipazione femminile non c'entra niente)?

Mademoiselle Coco non era entusiasta dell'invenzione di Mary Quant e non lo nascondeva affatto

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Coco Chanel e i suoi aforismi sullo stile che ancora sono più attuali che mai. Perché «la moda passa, lo stile rimane» è un mantra indelebile. Perché less is more («l’eleganza è ridurre il tutto alla più chic, costosa, raffinata povertà», diceva) andrebbe tenuto a mente e messo in atto praticamente in ogni occasione. Perché i suoi tailleur di tweed di Coco Chanel (giacca con quattro tasche ispirata allo stile militare e gonna lunga fino alle ginocchia ndr) negli anni si reinventano, cambiano forma ma non perdono la loro anima iconica e Karl Lagerfeld, dal 1982 a questa parte ha imparato a non stravolgere un heritage talmente prezioso che va maneggiato con cura. Coco Chanel odiava la minigonna ma questo non fa rima con rigidità, rigore o misoginia. Ma con un'idea di stile che può piacere o meno, ma che a distanza di un secolo rimane esemplificazione di un eleganza senza tempo. Quando negli anni 60, la stilista inglese Mary Quant ebbe l'intuizione di accorciare di qualche centimetro le gonne e scelse Twiggy, una ragazzetta esile totalmente al di fuori dai canoni di bellezza dell’epoca, come modella cui far indossare lo scandaloso indumento, Mademoiselle Coco, all'epoca all'apice del suo successo, non nascose il suo disappunto, affermando «è terribile vedere quelle ginocchia!». Madame Chanel non era una fan della miniskirt solo per motivi estetici, che si scontravano con il suo fashion dogma e perché la minigonna mostrava una delle parti, a suo parere, meno graziose del corpo femminile: il ginocchio.

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L'avversione di Gabrielle Bonheur Chanel per il capo che di fatto ha rivoluzionato le prospettive in fatto di moda, quindi, non aveva a che fare con la sua natura chiaramente provocatoria e sul suo essere vessillo di una libertà femminile tanto agognata. Anche perché Mademoiselle Coco è stata a sua volta baluardo dell'emancipazione femminile e i fatti parlano chiaro. Ha rivoluzionato il concetto di femme, riuscendo a interpretare al meglio lo spirito modernista della sua epoca, liberando le donne da corsetti e crinoline, vestendole con giacche strutturate fino ad allora ad appannaggio degli uomini, unendo eleganza e raffinatezza al comfort («la vera eleganza non può prescindere dalla piena possibilità del libero movimento», una tra le sue innumerevoli frasi celebri) e guidando la loro battaglia all'indipendenza, anche economica.

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Coco Chanel si è battuta per le donne lavoratrici e padrone del loro destino, libere, indipendenti, sicure, moderne. Lei stessa, che non si è mai sposata, vestiva da uomo, prediligendo la moda confortevole, androgina e sportiva, realizzata per assecondare il corpo non per dominarlo, sempre non perdendo grazia e compostezza. Perché Coco Chanel credeva (e tifava) per le donne di cui amava circondarsi nel suo atelier, nelle donne che potevano permettersi di indossare i pantaloni, capaci di cambiare il mondo, ma non nelle ginocchia scoperte, tutto qui.

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