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Una collezione nella collezione: in prima fila alla sfilata Max Mara Resort 2019 tra opere di Burri, Fontana e Piero Manzoni

Arte e moda: la sfilata della collezione Max Mara Resort 2019 presso la Collezione Maramotti a Reggio Emilia

Max Mara Resort 2019
Courtesy Press Office

Collezione s.f. (lat. collectionem da colligere, raccogliere): "Il motivo più profondo del collezionista può essere forse così circoscritto: egli intraprende una lotta contro la dispersione. Il collezionista riunisce ciò che è affine: in tal modo può riuscire di dare ammaestramenti sulle cose in virtù della loro affinità o della loro successione nel tempo".

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Scritte su un grande muro bianco illuminate da lunghi tubi di neon, sono queste le parole (di Walter Benjamin) che accolgono il visitatore negli spazi della Collezione Maramotti a Reggio Emilia: raccolta d'arte moderna e contemporanea della famiglia proprietaria di Max Mara che - aperta al pubblico già dal 2007 - ha dischiuso eccezionalmente le sue porte per "ospitare" un'altra "collezione" della casa: quella per la Resort 2019.

Presentata con una sfilata speciale organizzata per la prima volta nella sede in stile Bauhaus della Collezione (che fu il primo stabilimento dell'azienda negli Anni '60) davanti a un pubblico internazionale di 100 selezionatissimi ospiti tra fashion expert, giornalisti, influencer, socialite e celebs arrivate nella cittadina emiliana da tutto il mondo, come la star hollywoodiana Alexandra Shipp (vincitrice del prossimo Women In Film Max Mara Face of the Future Award 2018), l'attrice spagnola Alba Galocha, il blogger Bryan Boy, Pamela Golbin, (Curatrice del Musée de la Mode et du Textile del Louvre), JJ Martin, Helen Nonini o la fotografa Micol Sabbadini. Che hanno applaudito le creazioni proposte dalla grande casa italiana su una colonna sonora di felliniana memoria.

In prima fila: Alba Galocha, Diala Makki (in Max Mara), Alexandra Shipp (in Max Mara), Bryan Boy e Maria Giulia Prezioso Marmotti (in Max Mara).
Getty ImagesDaniele Venturelli
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In passerella - o meglio - lungo un percorso disegnato da una minimale fila di cubi di legno come seat con al centro importanti capolavori d'arte concettuale, ecco giacche, completi e (ovviamente) cappotti definiti da una attenta ricerca sartoriale su una tavolozza luminosa ed essenziale di chiara ispirazione artistica. Écru, bianco zinco, grigio cemento, beige juta, blu notte, nero carbone... colori che si adattano perfettamente alle fibre nobili di Max Mara. E che sono le stesse tonalità dei materiali prediletti da artisti del calibro di Burri, Fontana, Novelli, Kounellis o Calzolari (per citare solo i principali) ben rappresentati con i loro capolavori nella Collezione.

Courtesy Press Office

E Piero Manzoni, la cui trama increspata degli "achrome" si ritrova nelle maxi bag di pelle a soffietto che accessoriano praticamente tutti i look. In un gioco di rimandi tra arte e moda, come per gli abiti plissé a tubino, quasi una reinterpretazione contemporanea del Delphos dress di Mariano Fortuny, abito leggendario creato nel 1909 dall'eccentrico artista-alchimista spagnolo naturalizzato italiano (o meglio veneziano), considerato tra i più rivoluzionari nella Storia della Moda: una vera e propria opera d'arte tessile.

Courtesy Press Office
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Come piccole opere d'arte sono anche le ruches scultoree, le stampe di matrice calligrafica mixate a pull tricottati a jacquard logati #maxmaragram, i patchwork alternativi o gli effetti "polimaterici" di cappe e cappotti reversibili: cashmere da un lato e nylon dall’altro. Ad esempio per l'innovativo camel coat in stile maschile doppiato in organza di seta, i cui strati di trasparenza evocano la tela delicatamente stratificata di ‘Sacco e Rosso’ di Alberto Burri. In un gioco di studiati ed essenziali motivi decorativi: nodi, incroci e trecce che - nella loro sofisticata plasticità - rimandano espressamente a pezzi d'avanguardia come la scultura ‘Torsione’ firmata da Anselmo, uno dei maestri dell'Arte Povera.

Luca Lanzoni

Per una visione della modernità limpida e potente, al contempo audace, poetica e concreta, che caratterizza da sempre Max Mara e che in questa "collezione" andata in scena alla "Collezione" trova una convincente - e super attuale - sublimazione.

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