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Olimpiadi, piccole campionesse crescono

Per preparasi ai giochi olimpici del futuro, le promesse dello sport italiano si allenano tutti i giorni, e fanno salti mortali per conciliare ambizione e adolescenza

Ai Giochi olimpici si comincia a pensarci da piccole, con allenamenti serrati e altri salti mortali. Ma negli occhi di Giorgia, Marina ed Elena brilla la fiaccola del futuro.
Diana Bagnoli e Stephanie Gengotti

Ci sono alcune cose che ho imparato dal mio giro d'Italia per palestre. La prima: nessuno può obbligare un'adolescente (femmina, perdipiù) a fare quello che non vuole, l'ambizione non sopravvive senza entusiasmo. La seconda: l'Italia (dello sport) è una repubblica fondata sulla buona volontà di genitori automuniti. Almeno all'inizio – quando il talento è ancora fortunoso – la logistica, le spese, le attese, gli incastri con i compiti in classe richiedono dedizione assoluta. La terza: alla scuola italiana, se a 15 anni ti alleni tutti i giorni e sogni le Olimpiadi, interessa pochissimo. Con il decreto 935 del ministro Giannini, previsto dalla riforma #LaBuonaScuola, nel 2015 è stata avviata una sperimentazione triennale per favorire la conciliazione di sport e studio, ma nessuno pare saperne molto. «Hanno iniziato con Allievi e Primavera del calcio», mi ostino a ripetere. Gli sguardi di sufficienza che ricevo in cambio rendono inutile qualunque prosieguo di conversazione. Le loro storie sono diverse.

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Elena, Roma

Elena Micheli, 17 anni, pentathlon
Stephanie Gengotti

A 17 anni, Elena Micheli vive tutti i giorni come fosse James Bond. Combatte con la spada, fugge a nuoto, scappa a cavallo, spara e corre. La differenza è che a sera James Bond si fa un Martini con lo sguardo da eroe; Elena, invece, torna a casa e si mette a studiare Le Baccanti di Euripide (che la mamma le ha precedentemente stampato ed evidenziato nei passaggi essenziali). L'agenda da pentatleta è fitta: cinque sport (scherma, nuoto, equitazione e il combined di corsa e tiro a segno) per sei pomeriggi a settimana al rigogliosoCentro di preparazione olimpica Giulio Onesti di Roma, più il maneggio. I ragazzi del pentathlon si conoscono tutti, crescono insieme, a fine anno vanno a pranzo a Pomezia con le famiglie. Perché le mamme – e nel caso di Elena pure il papà, che «si scapicolla sempre» – sono pilastri: accompagnano, assistono, facilitano. E pagano, ché quelle del pentathlon non sono specialità che si improvvisano in cortile. (Continua a leggere la storia di Elena).

Giorgia, Brescia

Giorgia Villa, 13 anni, ginnastica artistica
Diana Bagnoli

Sulla porta della stanzetta dove Giorgia dorme, dietro lo spogliatoio del PalAlgeco di Brescia in cui si allena, è attaccato un foglio scritto con la calligrafia delle ragazzine giudiziose: Carta dei diritti del ragazzo nello sport. Sono princìpi di rassicurante buon senso: dignità, sicurezza, permesso di non essere un campione. La carta è una cosa seria: redatta dall'Unesco nel 1992. Ma anche la ginnastica è una cosa seria. Per Giorgia Villa, 13 anni, campionessa nazionale nella sua categoria e atleta residente dell'Accademia internazionale di Brescia, è la cosa più seria di tutte. Quella per cui nel 2014 ha lasciato la famiglia in provincia di Bergamo – sì, un po' le manca, soprattutto la sorella piccola, ma certi squarci di autonomia non hanno prezzo – per venire qui a fare la giovane promessa. «Mi alleno tutte le mattine, tranne la domenica, e tre pomeriggi a settimana». E la scuola? «L'anno scorso frequentavamo una pubblica qui vicino, ma facevo fatica. Quest'anno facciamo lezione qui di pomeriggio, con insegnanti della TuaScuola di Bergamo, e va molto meglio. È stata un'idea di Enrico». (Continua a leggere la storia di Giorgia).

Marina, Torino

Marina Lubian, 16 anni, pallavolo
Diana Bagnoli

Sull'avambraccio ha un tatuaggio: 16 agosto 2015. È la data in cui è diventata campionessa del mondo Under 18: a 15 anni, la più giovane del gruppo. Marina Lubian vive a Nichelino, sta finendo la seconda liceo scientifico al Galileo Ferraris di Torino – come va la scuola? «Male», interviene il papà, ma un po' esagera: si tratta solo di recuperare latino – e quattro volte alla settimana si allena con la Lilliput di Settimo Torinese, a 35 km di casa. E poi ci sono le partite, almeno un paio, nel weekend. Di solito è il padre che la accompagna: ex-promessa della pallanuoto, pensionato smagliante. «Se lavorasse anche lui non riusciremmo a seguirla così», spiega la mamma. Gli ultimi 12 mesi li hanno travolti: prima la convocazione per le qualificazioni, poi gli europei, i mondiali, la medaglia d'oro. Come fai a fare tutto? «A fatica: mi addormento dove posso», dice Marina mentre ride. (Continua a leggere la storia di Marina).

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