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Violenza sulle donne: ecco perché ai raptus di gelosia non crediamo più

Sembravano così felici, poi un giorno lui le spara, l'accoltella o la strangola: dietro ai femminicidi c'è una cultura che rende possibile arrabbiarsi e ferire a morte, e allora si torna a parlare della necessità di fare prevenzione già nelle scuole

Getty Images

Il gesto terribile di Mattia Stanga, 24 anni, che ha ucciso la sua fidanzata Alba Chiara Baroni, 22, sembra inspiegabile alla gente di Tenno (Trento). Hanno litigato, lui l'ha inseguita in bagno e le ha sparato, poi si è ammazzato. Resta il mistero dell'emozione violenta che trasforma una discussione in delitto, con le donne che pagano il prezzo più alto: nel 2016 ne sono state uccise 120 da compagni e mariti. Non si tratta di raptus, ma di una cultura che rende possibile arrabbiarsi e ferire a morte.

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«Basta giustificazioni e foto sui giornali della coppia felice prese su Facebook il giorno dopo, come fosse un fotoromanzo. Quello di Tenno non è un omicidio-suicidio, è l'ennesimo femminicidio in cui l'assassino si è suicidato», dice la senatrice Francesca Puglisi, presidente della Commissione parlamentare contro femminicidio e violenza di genere. «C'è un uomo che rifiuta la libertà della compagna di chiudere la relazione, non sa elaborare la frustrazione e gestire il conflitto. Dai lavori della Commissione emerge un preoccupante spirito di emulazione. Gli uomini minacciano: ti sfregio come Lucia, ti brucio come Sara», racconta Puglisi.

Aggiungiamoci lo scivolone giuridico: la nuova legge sulla riforma penale prevede che molti stalker possano cavarsela con una multa. «Lo Stato non può tradire le donne, esortandole a denunciare e poi depenalizzando», dice Loredana Taddei (Cgil). Il guardasigilli Andrea Orlando è già pronto a intervenire modificando la legge sullo stalking in modo che sia perseguibile d'ufficio. Intanto il sottosegretario alla Presidenza Maria Elena Boschi ha presentato un piano che prevede finanziamenti ai centri antiviolenza e parla di prevenzione: «È importante lavorare nelle scuole. Certi gesti scambiati per attenzioni sono il primo passo verso comportamenti aggressivi». Che esista una cultura dello stupro lo dimostrano le cronache più recenti, dalla modella inglese rapita per essere venduta all'asta sul dark web ai due casi di Bari: una dodicenne violentata per mesi dal branco e ricattata e una quindicenne attirata dall'ex e stuprata da lui e quattro amici. Puglisi però resta fiduciosa: «Possiamo vincere perché questa non è una battaglia delle donne. È una battaglia di civiltà».

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