Quando la distanza tra madre e figlio si misura in giga e in percentuale di batteria dello smartphone

Sempre più stregati dallo schermo non riusciamo più a farne a meno. E a rimetterci sono i figli (?)

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Bundo Kim / Unsplash.com

Lo smartphone mi ha salvato in più di un'occasione. Si è rivelato più efficace della Montessori e Tata Lucia messe insieme per tenere a bada mio figlio duenne al ristorante e riuscire a incatenarlo al tavolo per almeno 15 minuti di fila e non doverlo rincorrere tra i tavoli o sorprenderlo a curiosare nella borsa della vicina. Lo smartphone mi ha ha salvato in più di un'occasione, e se a sentire parlare di George non penso più a Clooney ma al fratello di Peppa Pig, ecco che lo scenario diventa chiarissimo (e inquietante?). E se riesce a skyppare la pubblicità su Youtube da quando aveva un anno e a sostenere una conversazione su FaceTime da solo come se fosse la normalità, forse è il caso di recitare un mea culpa (condiviso). E l'articolo uscito su tiphero.com non migliora la situazione (anche se nelle premesse non vuol essere accusatorio). Secondo gli esperti, l'interesse dei bambini per il mondo digitale nascerebbe sì dal fatto che viene data loro la possibilità di fruirne in maniera massiccia, ma deriverebbe principalmente dal (cattivo) esempio dei genitori. Usiamo il telefono per leggere, parlare, curiosare, cucinare, lo portiamo persino in camera da letto rinunciando a (ben)altro. E un'occhiata ci scappa anche mentre nostro figlio sta giocando al parco, tanto che sarà mai, giusto il tempo di capire che cosa stanno combinando i Ferragnez e se c'è la spunta blu sull'ultimo messaggio inviato su Whatsapp. "Distrazioni" che potrebbero sembrare alquanto insignificanti nell'immediato ma, secondo gli esperti, «terribili per la salute dei bambini».

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Marten Bjork/Unsplash

In una nuova ricerca pubblicata da JAMA intitolato Come considerare i limiti di tempo dedicati allo schermo... per i genitori, gli psicologi Jenny Radesky e Megan A. Moreno invitano i genitori a impostare dei limiti quando si tratta di tempo dedicato a smartphone e tablet. Perché se i bambini si sentono ignorati, percepiscono di essere meno importanti di un telefono, e anche durante il gioco non vengono stimolati a dovere tendono ad avere «difficili comportamenti infantili», il che ovviamente «comporta uno stress maggiore per i genitori». Anche la sensazione che ci sia una barriera fisica con mamma e papà data da uno schermo è una sensazione molto comune. «Quando lo schermo della televisione o degli smartphone interrompe le interazioni sociali, è più difficile leggere e interpretare il comportamento e il pensiero dei nostri figli. I genitori si concentrano maggiormente sull'interazione virtuale rispetto a quella personale, il che rende difficile condividere una prospettiva comune con chi ci circonda. Anche quando lo smartphone è semplicemente sul tavolo, si tende a elaborare conversazioni più superficiali e a provare meno empatia per gli altri», come spiegano gli esperti.

Duangphorn Wiriya/Unsplash
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Come riuscire quindi a superare questo gap e (re)incominciare a utilizzare la tecnologia nel modo giusto, affinché possa aiutarci a rafforzare i legami con chi ci circonda e non a ostacolarli? Magari mostrando ai figli il corretto utilizzo dello smartphone, spegnendolo quando si è in loro compagnia e dilatando i tempi smartphone-free, resistendo all'impulso di documentare tutto con foto, video e stories. E magari guardando (quando il bimbo è a nanna), Gravity, perché di George ce n'è uno solo.

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