"Mia sorella è meglio di me": storie di sorellanza famose e non, complicate e non

L’esperienza della sorellanza produce solidarietà, dialogo, accoglienza, dicono gli scienziati, ma se qualcosa va storto diventa il vivaio di rivalità e invidie tenacissime

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Caroline Hernandez / Unsplash.com

«Mia sorella era più grande di me di quattro anni, quattro anni che mi sembravano incolmabili. Lei poteva fare tutto prima. Non era antipatica, ma sapeva esserlo. Le piaceva far risaltare la sua primogenitura, e nessun piatto di lenticchie l’avrebbe mai convinta a rinunciarvi». Nel suo romanzo, Un’assoluta mancanza (Rizzoli), thriller psicologico che insegue la rivalità tra due sorelle teenager, Francesca Bussi, giornalista di Gioia!, sintetizza in poche righe una vicenda di sorellanza ad alto tasso di conflittualità. Un tema esplosivo, che da sempre alimenta la fantasia di scrittori, drammaturghi e cineasti: «Mi viene in mente un bel film», scherza Maria Letizia Bellaviti, medico e psicoterapeuta a Milano. «Che fine ha fatto Baby Jane?, con Bette Davis e Joan Crawford, due sorelle anziane e tenacemente gelose. Una delle due che l’assiste, cucina addirittura un topo per l’altra».

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«Io e mia sorella avevamo un gioco tutto nostro: ci chiudevamo in bagno con illustrazioni e fotografie di vestiti, poi ci indicavamo a vicenda quelli che avremmo voluto per noi» Penélope Cruz

Penélope Cruz, attrice, e la sorella ballerina da lei "eclissata", Monica Cruz.
Getty Images

Si sono spesi fiumi di inchiostro per descrivere gli effetti benefici della sorellanza: per i ricercatori, se vissuta armonicamente, potenzia talenti come la comunicazione, la collaborazione, l’empatia: «Negli sviluppi sintonici le sorelle imparano poi a prendere vie diverse», spiega Bellaviti, «sperimentano l’alterità, cioè la diversità tra di loro, possono litigare, ma sanno riconoscere di avere punti in comune e a un certo punto sanno ritrovarsi. Altre non riescono a uscire da certe dinamiche conflittuali e anche in età adulta nei loro rapporti riecheggiano i nodi mai risolti dell’infanzia, quando magari l’elemento di dissidio diventa l’accudimento dei genitori anziani».

«Sebbene ci somigliassimo molto, infatti, la bellezza sembrava essere interamente confluita dai cromosomi dei miei genitori a quelli di mia sorella»
Francesca Bussi, da Un’assoluta mancanza

Tra le tante mine disseminate sul percorso di crescita di due sorelle c’è il il tema della femminilità e del corpo, che innesca frustranti confronti: «Da sempre mi chiedo come possa accadere che dalla stessa famiglia escano figlie perfette e figlie disfunzionali», racconta Francesca Bussi. «Nel mio romanzo mostro come il disagio spesso scaturisca da questo confronto intimo e forzato tra personalità diverse, che non è istintivo come l’amore tra genitori e figli, ma va costruito. Oppure demolito». Il detonatore, nel caso delle sorelle di Un’assoluta mancanza, è l’età: la preadolescenza, «con gli scossoni di un corpo che cambia e che all’improvviso può diventare uno strumento potentissimo». La vita di due ragazzine che diventano donne insieme, costrette spesso, complice la somiglianza, a rispecchiarsi l’una nell’altra, è una vorticosa altalena tra fusione e differenziazione. «A quell’età una sorella è la persona che ti è più vicina e che sa tutto di te», osserva Bellaviti, «con lei condividi un processo incessante di identificazione e distinzione, elastico e plastico, come il corpo della donna che continua a cambiare. Succede spesso che la maggiore faccia un po’ da madre vicaria. Se questa sorta di maternage è vissuto con amorevolezza, diventa un’area uterina di morbidezza, stimola la condiviosione, il sostegno. Se invece assume il registro della prepotenza, produce rotture e divisioni».

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«È doloroso pensare che la vita di mia sorella sia così frustrante da costringerla a fissarsi su di me»
Joan Fontaine sulla sorella Olivia de Havilland

Kylie e Dannii Minogue, entrambe musiciste, benché Kylie sia la vera star.
Getty Images

Ai genitori va il compito di riallineare per tempo gli squilibri, mostrandosi equi ed empatici, riaffermando il valore della diversità. Ma la prima miccia è proprio l’amore della mamma: «Ciò che rende speciale il rapporto tra le sorelle», sostiene Maria Letizia Bellaviti, «è il tema dell’identificazione al femminile: una figlia deve necessariamente confrontarsi con la figura materna, e poi differenziarsi. La madre è la prima donna per ogni bambina, ogni sorella si rispecchia e cresce nella sua immagine, si contende il suo amore con gli altri figli, fratelli o sorelle. Ma tra le sorelle il gioco assume una modulazione molto faticosa, può generare gelosia o invidia, i due sentimenti si mescolano». E si complicano, lasciandosi trasportare dalle affinità di carattere: in fondo siamo umani.

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Elle e Dakota Fanning, 20 e 24 anni, sono l’esempio di una una competizione tra sorelle: le due attrici, belle e talentuose, fanno il tifo l’una per l’altra.
Getty Images

«Mi viene in mente un episodio di Grey’s anatomy», continua la dottoressa Bellaviti, «in cui una madre viene ricoverata in ospedale dalla figlia medico, che le rimprovera di averle sempre preferito la sorella. La risposta della donna è illuminante: “Io ho sempre voluto bene a tutte e due, cara. Il problema è che tu sei antipatica”. Scherzi a parte, in generale, se una mamma è realizzata e risolta, non può che essere su una buona strada. Darà un messaggio autentico alle figlie, rendendo questo bisogno di identificarsi più facile».

«Mia “sorella” ha detto che, con tutti i suoi amici e fan, non ha certo bisogno di altro amore. Bene, così tutti sapete che razza di stronza sia la vostra America’s Sweetheart».
Nancy Motes, sulla sorellastra di Julia Roberts

Elle e Dakota Fanning bambine.
Getty Images

Ci sono poi casi estremi, come quello di Nancy Motes, in cui il livore per la sorella, una delle star più amate di Hollywood, è stato così accanito da ispirarne la sua lettera d’addio, prima del suicidio, in un disperato, definitivo oltraggio. Nel romanzo di Francesca Bussi, l’aura della sorella più popolare riecheggia anche nella latitanza inesorabile di una morte prematura: «Nei ricordi della protagonista, che lentamente riemergono, la sorella maggiore è un personaggio, come dicono gli americani, larger than life: bella, estroversa, amata». «L’invidia può diventare un sentimento molto distruttivo se non viene bonificato, ma se la sorella meno famosa è comunque una donna soddisfatta di sé e realizzata ha buone probabilità di tenerla a bada», rassicura Bellaviti. E fortunatamente l’industria dello spettacolo offre diversi esempi di riscatto, in cui sono spesso le piccole a prendersi una rivincita sulle maggiori, in una competizione che salva stima e ammirazione: «Mia sorella è la mia migliore amica, il mio modello, la mia persona», giura sui social Bella Hadid a proposito della sorella Gigi. Dribblata in popolarità e ingaggi dalla sorellina Elle, Dakota Fanning gioca invece d’anticipo: «Vorrebbero vederci divise dalla gelosia. Non succederà mai. A nessun altro più che a lei auguro successo e fama».

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Gigi e Bella Hadid, da sempre alleate.
Getty Images

«In una famiglia con molte donne circolano sentimenti violenti, certe volte è una carneficina. Ma se tra noi esiste una rivalità non è professionale ma affettiva: è l’amore
e il rispetto di nostro padre che ci siamo sempre contese»
Francesca Comencini

Come la mamma è la prima donna, il padre è il primo uomo. «In una famiglia con tante femmine diventa il principe azzurro», conferma Bellaviti, «l’oggetto del desiderio». Nei casi peggiori, la sfida per accaparrarsene l’attenzione può radicalizzarsi in una competizione sui fidanzati: «Ciò che non è stato risolto con le figure genitoriali, in questo caso quella paterna, rischia di cristallizzarsi in un’idealizzazione nella vita affettiva adulta, viziando la ricerca del compagno». Sempre all’inseguimento, di tappa in tappa, le sorelle rivali si contendono spesso anche il traguardo dei figli. «Se ci pensa, è come quando la primogenita ha il ciclo e l’altra smania per raggiungerla. E non è diverso da ciò che succede tra le amiche: le donne che sono affettivamente vicine hanno un modo tutto loro di assomigliarsi, in fondo di farsi compagnia». E non è necessariamente un sentimento negativo: «L’invidia, gratta gratta, ha alla base un sentimento di ammirazione, può diventare un obiettivo, purché sia riconosciuta e disgiunta dal livore. E le donne ne hanno più consapevolezza». È la faccia buona della sorellanza, che produce dialogo, accoglienza. «È una qualità fondamentale dell’anima al femminile: nella mitologia greca, consacrata recentemente dai movimenti femministi, era identificata con una divinità: Artemide».

Le sorelle Venus e Serena Williams, entrambe tenniste professioniste.
Getty Images

Ma la sorellanza palpita anche nel Dna di chi sorelle biologiche non ne ha. Provate a evocarla, nei momenti di necessità: per noi di Gioia! l’occasione è stata proprio questo articolo. Scritto per festeggiare una “sorella”, Francesca Bussi, che ha appena scritto un bellissimo libro.

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