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My David Bowie, i motivi per cui ci mancherà

La morte del più grande artista del rock è una questione personale. Per ricordare David Bowie, abbiamo messo insieme tutte le nostre storie

Foto: Getty, Instagram

Il 10 gennaio è morto David Bowie, lo abbiamo saputo stamattina appena svegli, «dopo una coraggiosa battaglia di 18 mesi contro il cancro». L'8 gennaio era uscito il disco nuovo, Blackstar, che a sentirlo adesso vengono i brividi, ma fino a ieri era solo un altro pezzetto della nostra storia. David Bowie è per tutti almeno un istante preciso, un'immagine, un film, un amore, una canzone. E allora abbiamo deciso di ammucchiare qui (e nella gallery sopra) tutti i nostri ricordi, oggi e subito, così come sono arrivati. E se passando volete lasciare il vostro, vi stiamo a sentire.

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1 Let's dance

David Bowie, Let's dance, 1983. Sembra pazzesco che alle feste del liceo noi si ballasse roba del genere, che non era vintage, era nuova, appena uscita nei negozi di dischi. Eccellenza pura, non canzonette.

Da lui, in quegli anni di crescita e formazione, abbiamo imparato il valore della diversità: non conformarsi, non seguire le mode, innovare e sperimentare. È stato "fluido", è stato bisex, è stato duca e gentiluomo, prima degli altri, meglio degli altri, senza isterie da prima donna, senza fragilità da superstar in declino. Moderno fino all'ultimo.

David Bowie non c'è più, and there's nothing I can do…

(Maria Elena Viola)

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2 Changes

Metà anni Settanta, avevo 14 anni. La parete della mia camera da letto era di tre colori: nella fascia centrale, bianca, ci si poteva scrivere e disegnare. In un angolino il mio amico Mario scrisse con una calligrafia minuscola: Ch Ch Ch Ch Changes turn the face the stranger Ch Ch Changes… Tutta la canzone.

Più che il senso della frase mi piaceva il Ch Ch Ch Ch. Riascoltata ora è micidiale.

Ma devo dire la verità, la mia preferita è stata Let's Dance: ho consumato le mie espadrillas ballandola notti intere a Ibiza.

(Michela Gattermayer)

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3 Space Oddity

Siccome Google non esisteva ancora, quando volevi imparare a memoria una canzone ti sedevi con carta e penna davanti al mangianastri, e andavi e ritornavi sugli stessi cinque secondi cento volte, fino a quando non ti pareva di esserti fatta un'idea ragionevolmente precisa di quello che dicesse. Io Space Oddity la canto ancora così, con le parole sbagliate. Dico «engine zone» invece di «engines on», «if you're there» invece di «if you dare». Dico anche parole senza senso. Gusciottiuè.

Passare interi pomeriggi a sgranare canzoni era un tributo sentimentale (e incidentalmente la ragione per cui niente suona mai come la musica che una ascolta al liceo) meticoloso come una preghiera. Poi la vita è diventata un'altra cosa, ma c'è stato un periodo in cui Space Oddity raccoglieva tutte le mie ambizioni. E David Bowie tutto quello che serviva.

La sera che David Bowie era morto sono tornata a casa cercando di capire le parole di Blackstar in cuffia – ma come avete potuto non accorgervene, muore in tutte le canzoni; ma come ho potuto non trovare il tempo di ascoltarlo prima, magari io l'avrei capito. Io che lo so tutto male a memoria.

Mentre apparecchiavo, in tv c'era l'ultimo concerto di Ziggy Stardust. Ground control to Major Tom, ho cantato. Ground control to Major Tom, hanno cantato le ragazzine facendo come sempre cadere le posate. La sapevano perché a scuola gliela avevano fatta sentire. La cantavano perché papà aveva detto che la mamma era triste. Commencing countdown, engines on. E le parole gliele hanno insegnate giuste da subito. Check ignition and may God's love be with you. Chissà se le loro vite suoneranno mai come una canzone di David Bowie.

Lift off.

(Serena La Rosa)

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4 L'uomo che cadde sulla Terra

Era il 1976, ma mi ricordo ancora di quell'alieno androgino, liscio liscio, con gli occhi gialli a fessura. Si muoveva a disagio nel nostro mondo: tanto imbranato, poco extra e molto terrestre con i suoi sentimenti sulla famiglia, la casa, l'amore, lo smarrimento. In fondo era la prova generale di un ET più credibile, perché poteva benissimo non essere una storia di fantasia: gli alieni sono come noi.

(Ornella Ferrarini)

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5 Rebel Rebel

Ogni volta che mi capita di sentire Rebel, Rebel mi commuovo. Sì, perché penso alla prima volta che l'ho ascoltata: era un pomeriggio del 1974, io ero un'adolescente occhialuta e secchiona cresciuta a pane e Lucio Battisti. Viviana, la compagna di scuola con la quale facevo sempre i compiti, mise il vinile sul piatto del giradischi e mi disse: «La versione di greco la traduciamo dopo, adesso devi assolutamente ascoltare questa musica».

Alle prime note rimasi un po' sconcertata, poi fui completamente trascinata da quella sonorità per me inedita. Grazie "Duca bianco": mi hai aiutato a scoprire la "ribelle " sopita in me. Tanto che, ancora adesso, la tua musica è la mia ancora di salvezza quando il mio innato senso del dovere diventa troppo opprimente…

(Paola Pardieri)

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6 #Nomoreheroesanymore

Attraverso David Bowie io ho scoperto Bukowsky ed Egon Schiele, Lindsey Kemp e Nicolas Roeg. Lui mi emozionava con la sua voce e mi indicava una strada. Mi ha insegnato lo stile, le sue canzoni mi hanno trafitto il cuore. Per questo ora piango come se fosse morto un fratello.

(Amelianna Loiacono)

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7

Modena, 1990. Festa del'Unità. Io e la mia amica Giorgia, entrambe fan folli e senza ritegno del Duca Bianco, siamo schiacciate in prima fila al concerto-unica-tappa-italiana-imperdibile del nostro mito, eroe, unico uomo sulla terra (a vent'anni eravamo massimaliste).

Lui si presenta con pantaloni a sigaretta, panciotto e una camicia immacolata dai mega polsi a corolla. Polsini svolazzanti. Ciuffo perfetto. Figo, figo, figo.Giorgia nel frattempo perde una ballerina. Io sono letteralmente spalmata sulla transenna, ma resisterei a qualsiasi tortura, pur di mantenere la pole position.

Comincia lo show. Tutte canzoni del nuovo album. No medley, nessuna nostalgia è concessa al pubblico di ragazzi che, quando lui era già Dio, erano appena nati. Dopo mezz'ora David si incazza perché non funziona il microfono, sbatte la chitarra a terra e se ne va. E ci lascia così, senza fiato, senza scarpe, senza parole.

Giorgia sviene, e viene portata via dalla security. Io la inseguo riuscendo a scavalcare le guardie del corpo grazie a un gigante dai capelli rossi che mi solleva e mi lancia sotto il palco. Una volta alla macchina, Giorgia bofonchia: «Vabbè, raga: abbiamo assistito a un evento. Bowie incazzato, la chitarra rotta…».

Giorgia sarebbe morta qualche anno dopo, di un tumore inesorabile (come lui) e io tutte le volte che ascolto Bowie non posso fare a meno di pensare a lei. Come adesso. Ciao Giorgia, ciao David.

(Barbara Pellegrini)

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8 Heroes

Sedici anni, il primo fidanzato grande, il primo che mi porta in giro in macchina, stiamo andando a casa sua, saremo soli. Sono elettrizzata ma ho anche un po' paura. Dalla sua autoradio parte Heroes: I, I will be king, and you, you will be queen.

La macchina si ferma al rosso, lui mi sussurra le stesse parole all'orecchio e d'istinto mi sento al sicuro: considerata, protetta… Just for one day, che poi a sedici anni va bene così.

Non è stata allora la prima volta, ma quell'istante ha segnato il mio imprinting sentimentale, alla testarda ricerca dell'anima temeraria disposta a scommettere tutto: 'cause we are lovers, and that's a fact.

(Ilaria Solari)

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9 Heroes/2

Sono stata innamorata di Bowie molto a lungo anche se sommessamente, come quelle ragazze timide che alle feste se ne stanno in un angolo, in piedi, a sbirciare l'uomo dei loro sogni senza osare sperare che lui le inviti per un ballo.

La canzone preferita mia e sua (anche se lui non l'ha mai saputo) è Heroes: ascoltandola ho sempre provato una sensazione strana, come di nostalgia – si può dire? – per qualcosa che non è ancora successo.

(Paola Maraone)

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10 Ziggy Stardust

Avevo 15 anni e una cotta devastante per un ragazzo, conosciuto in montagna. Ma lui, come nei romanzi di Jane Austen e Charlotte Brontë che mi facevano stare sveglia tutta la notte, amava un'altra: bionda, alta e molto, ma molto più figa di me. Volevo sapere tutto di lei, la mia algida rivale. Chi era, che scuola frequentava, quale musica ascoltava…

Nelle mie ricerche affannose ho scoperto che, oltre al "mio" Marco, la ragazza amava follemente David Bowie. Scettica, mi sono comprata una cassetta, che nella mia cameretta di brutto anatroccolo facevo girare a nastro.

Mentre cantavo, piangevo e ballavo, Ziggy Stardust diventava sempre più "mio", e rabbia e frustrazione si trasformavano in energia positiva. Quel Marco l'ho dimenticato in due mesi. David, invece, mi ha accompagnato per tutta la vita. Impossibile non amarlo per sempre.

(Paola Brambilla)

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11 Il Glam

David Bowie è stato il mio personal coach. Rebel Rebel mi ha fatto scegliere di prenotare più viaggi che sedute dall'estetista, Heroes mi ha sempre dato la scossa per ripetermi "Dai cazzo, alzati e cambia le cose!", Space Oddity mi ha cullata nei miei momenti di trastullante tristezza dal dignitoso sapore glam rock.

Questa è una foto di pochi anni fa, con la mia maglia preferita, ordinata dall'Inghilterra e tenuta come un tesoro. Tra l'altro era un viaggio stampa con Make Up For Ever, non ci credevo che un brand di beauty mi stesse portando alla mostra del mio idolo. La sponsorizzavano truccando tutti i bambini da Aladdin Insane.

Sì, io penso che lui sia stato il più grande motivatore di anime mai esistito sulla faccia della Terra (Marte compreso). Caro David, oggi, davvero, Planet Earth is blue and ther's nothing I can do….

(Serena Roberti)

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12 Pin Ups

Tre anni fa è successa una cosa incredibile: ho incontrato un ragazzo che dopo il primo appuntamento mi ha detto «Se ti va dopodomani ti chiamo». Non mi chiamò due giorni dopo, mi chiamò il giorno dopo.

Un mese più tardi siamo andati a vivere insieme, in un bilocale semi arredato in centro: proprio il genere appartamento da studentelli che non eravamo più. La casa era piccola, c'era poco da aggiungere all'arredamento lasciato dai proprietari, ma comunque avevamo voglia di metterci qualcosa di nostro, anche se che cosa fosse quel "noi" era ancora tutto da scoprire. Arrivò a Parma il mercatino dei vinili usati e, anche se tre anni fa non avevamo neppure un giradischi, ci siamo siamo fatti un giro tra bancarelle.

Lì abbiamo incontrato il viso alieno di David Bowie in versione Ziggy che ci ipnotizzò dalla leggendaria copertina di Pin Ups. Un mezzo cenno del capo di entrambi dopo, era nostro. Per ascoltarlo c'è voluto un po', il tempo di comprare il giradischi, ma intanto di Bowie avevamo comprato anche Ziggy Stardust.

Ecco, il mio David Bowie è quello che ha contribuito a dare colore e forma a un "noi" in divenire (ché andare a vivere con uno che non amasse il Duca sarebbe stato a dir poco avvilente) e che è entrato, tra i primi, nella nostra casa, a raccontarci le storie fantastiche che solo lui ha saputo immaginare.

(Carlotta Sisti)

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13 Never Let Me Down

Che poi uno ci pensa quando è troppo tardi, è sempre così.

Il primo incontro fu di quelli complicati: bambino cinquenne figlio di genitore cinefilo, appassionato di fantascienza, che portò il sottoscritto e il di me fratello maggiore a vedere L'uomo che cadde sulla Terra al Labirinto, leggendario cineclub nel cuore di Prati a Roma (non c'è più neanche lui, sfrattato dalla parrocchia. Quando si dice che non c'è più religione).

La musica arrivò dopo, in casa giravano Genesis e Pink Floyd, finché su Mr. Fantasy (Carlo Massarini santo subito) non mi inebriai del video di China Girl e delle sue sonorità. Gran disco Let's Dance.

Nello stesso anno Miriam usava svegliarsi a mezzanotte e io iniziavo a crescere sul serio, riscoprendo la trilogia berlinese e Ziggy Stardust e andando a vedere Labyrinth con la scusa di Jennifer Connelly.

Quando corro, nel'iPod ci sono le sue canzoni, e sogno ancora di essere un eroe, un astronauta, un marziano o magari esordiente assoluto. Ha fatto anche un disco brutto, Never Let Me Down. Apposta, per non far deprimere nessuno. E comunque lo comprai lo stesso.

(Alessandro De Simone)

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14 Christian F.

L'ho amato di un amore dato per scontato: mi ha sempre fatto venire i brividi e scatenato un'inspiegabile emozione, di quelle che ti prendono alla gola.

Prima la sua voce usciva dalla radio di casa perennemente accesa, poi il suo volto bellissimo era cover di lp ammucchiati nelle cassette di plastica della frutta nelle pionieristiche "radio libere" che frequentavo da bambina con mia madre.

È stato la colonna sonora dell'incubo di Christiane F. – del libro, letto a 14 anni, più che del film – ma anche di infiniti pomeriggi in discoteca negli anni Ottanta a ballare Absolute beginners, Let's dance, China girl…

Con lui è come se fossero morti quegli anni, come se fossimo morti un po' anche noi, teen ager privilegiati, perché la musica di quegli anni era un privilegio: fatico a guardare le sue foto, ad ascoltare la sua voce, mi viene il magone.

Anni dopo, durante un viaggio in barca a vela, sbarcai a Mustique, nei Caraibi, dove lui aveva una villa: in quell'unico bar dell'isola, costellata di ville di celeb, qualcuno mi raccontò che arrivava al mattino vestito di bianco e leggeva il giornale nella terrazza affacciata sul mare. Sperai di incontrarlo.

Alla notizia della sua morte ho pensato a Mustique, e a quel verso di Heroes: I, I wish you could swim Like the dolphins, like dolphins can swim.

(Gloria Ghiara)

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