Malala, messaggera di pace dell'Onu, dice alle ragazze: «Siete il cambiamento»

Dopo il Nobel per la pace la giovane attivista pakistana è stata nominata messaggera di pace delle Nazioni Unite: dalla battaglia contro i talebani alla lotta per i diritti delle donne, ecco la storia incredibile di questa eroina moderna

Malala
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Malala ha fatto un altro passo nelle storia: è lei, infatti, la nuova messenger of peace dell'Onu, e la sua è la nomina più giovane tra tutte quelle dei messaggeri di pace delle Nazioni Unite. Non solo. La giovane attivista pakistana è diventata cittadina onoraria del Canada, dove il 12 aprile 2017 è stata ricevuta dal primo ministro canadese Justin Trudeau. In questa occasione Malala ha tenuto un discorso sull'importanza dell'educazione delle giovani donne (argomento molto caro anche a Michelle Obama).

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L'impegno di Malala per i diritti delle donne

Dopo aver vinto il Nobel per la pace nel 2014, Malala Yousafzai a è stata nominata appunto il 10 aprile 2017 a New York messaggera di pace dal segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e avrà un ruolo di primo piano nella promozione dell'istruzione delle ragazze in tutto il mondo. Obiettivo, quest'ultimo, per il quale si batte con un coraggio che forse noi, così lontane da mondi durissimi per le femmine - e le bambine in particolare - come è quello del Pakistan, non abbiamo ben chiaro. Coraggio, invece, ben chiaro agli occhi di chi l'ha voluta fortemente nominare Messaggera di pace, come Guterres, che di questo incarico ha detto: «Lei è la persona giusta. Anche di fronte a gravi pericoli, Malala ha dimostrato un impegno costante per i diritti delle donne (quest'anno più che mai di attualità anche in Occidente, specie dopo l'elezione di Trump), delle bambine e di tutti i popoli. Ora, come Messaggero di pace Onu, può fare ancora di più per contribuire a creare un mondo più giusto e pacifico».

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Malala con il segretario generale delle Nazioni unite Antonio Guterres.
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Chi è Malala Yousafzai: la biografia

famosa anche per le sue frasi sull'emancipazione femminile? Nata nel 1997 in Pakistan a 11 anni, dopo un'infanzia nelle mani del regime dei talebani pakistani contrari al riconoscimento dei diritti della donna, è costretta a lasciare la scuola perché nella sua regione si instaura il divieto di istruzione femminile. Divieto a cui la giovanissima Malala si ribella, e lo fa con la sola arma che concepisce: la parola è famosa per le sue frasi sull'emancipazione femminile). Apre un blog per la Bbc, in cui documenta in maniera puntuale le tragedie del regime nel suo Paese.

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La sfida lanciata ai talebani si trasforma ben presto in un pretesto per diventare bersaglio mobile delle frange più violente del potere e Malala subisce un gravissimo attentato: il 9 ottobre 2012 viene colpita da uomo armato salito a bordo del pullman su cui lei torna a casa da scuola, quel luogo riaperto alle donne dopo che l'esercito pakistano ha ripreso il controllo della regione nel 2009. Le spara in testa, e serviranno ore di sala operatoria nell'ospedale militare di Peshawar per salvarle la vita.

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Malala Yousafzai per i talebani è il simbolo dell'infedeltà da annientare, ma la sua voce non si ferma: nel 2014 viene insignita del premio Nobel per la pace assieme all'attivista indiano Kailash Satyarthi, diventando la più giovane vincitrice di un premio Nobel al mondo. Oggi, che è anche messaggera, nel suo discorso rivolto soprattutto alle giovani donne pakistane dice: «Voi siete le reali responsabili del cambiamento, non aspettate nessun altro, non aspettate i leader».

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