Hilary Swank torna (in tv) dopo 3 anni ferma per amore del padre malato

L'attrice premio Oscar con Million dollar baby di Clint Eastwood sta per fare il suo esordio in televisione nella serie tv Trust, ma in questa intervista ci ha detto che "il successo non lo misurano i ruoli che interpreti, ma il bene che dai agli altri" (animali compresi)

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Gettyimages.com

Ci sono attrici che somigliano così tanto alle donne che interpretano che, quando le incontri, quei personaggi li ritrovi magicamente uno a uno: svelati da un'espressione, un movimento, uno sguardo, un sorriso. Con Hilary Swank, questo accade con particolare evidenza. Forse perché ha portato sullo schermo donne difficili da dimenticare o forse perché le loro storie riguardano la vita di tanti: transgender in Boys don't cry (Oscar e Golden Globe), suffragetta in Angeli d'acciaio, madre single e disoccupata in Conviction.

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Hilary Swank con Clint Eastwood in Million dollar baby (2004).

È stata un'icona femminista in Amelia, il film sulla vita dell'aviatrice Amelia Earhart. Ha messo in scena la richiesta di una morte giusta con la pugilessa di Million dollar baby (altro Oscar e Golden Globe), paralizzata in un letto; la vita di una malata di sla in Qualcosa di buono e quella della figlia di una malata di Alzheimer in What they had (presentato al recente Sundance Film Festival).

Ora la vedremo in Trust (dal 28 marzo 2018 su Sky Atlantic HD), la serie tv di Danny Boyle che racconta il sequestro di John Paul Getty III e la storia di una delle famiglie più ricche e potenti del mondo. Hilary è Abigail Harris Getty, la madre di John Paul, ovviamente un'altra donna forte. Proprio come lei, che ti accoglie con una stretta di mano decisa e un sorriso che non sa di circostanza.

Hilary Swank, 43 anni, nella serie tv Trust, in onda dal 28 marzo 2018 su Sky Atlantic HD.
Courtesy Sky

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Quanto somiglia alle donne che ha interpretato?

Alla base di tutte le mie scelte ci sono i valori in cui credo: amore, famiglia, relazioni di amicizia e sentimentali. Per me è importante aiutare gli altri, mi piace pensare che con il lavoro, nel mio piccolo, do un contributo a cambiare il mondo. La mia vita è stata arricchita da tutti i personaggi che ho interpretato, grazie a loro ho affrontato temi e problemi sociali, scientifici e politici che altrimenti non avrei mai scoperto. È un privilegio.

Vale anche per Abigail Getty?

Sì. È una madre, e come tutte pensa di essere responsabile per tutto quello che succede al figlio. È stato un ruolo incredibile, ho amato ogni momento sul set e quando le riprese sono finite, ero proprio a terra. Un film finisce in fretta, le serie tv hanno tempi molto più lunghi e ti danno l'opportunità di esplorare meglio il tuo personaggio, sondare gli alti e bassi della sua umanità e anche le zone grigie. Dei Getty sapevo poco, non conoscevo i particolari del rapimento e delle complicate relazioni familiari, e immergermi in questo mondo di potere e avidità è stato interessante, anche se triste sul piano umano.

Hilary Swank (al centro), Donald Sutherland (quarto da sinistra), il regista Danny Boyle (terzo da sinistra) con il cast di Trust.
Getty Images

La tv ha ruoli più interessanti per le donne che il cinema?

Non sono la persona giusta a cui chiederlo: non guardo mai la televisione, anche se con Trust ho cominciato a pensare che sia un errore. Prima o poi dovrò guardarmi le serie più belle degli ultimi anni. Non guardavo la tv nemmeno da bambina: preferivo e preferisco vivere all'aria aperta, fare sport, camminare con i miei cani. Per me è molto difficile rimanere seduta per più di due ore, anche quando vado al cinema. Sono sempre stata molto sportiva: faccio nuoto, pallacanestro, corsa, pilates. Non mi piace stare chiusa in casa.

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È per questo che ha creato una linea di fashion-fitness?

La sentivo come una necessità personale. E sono in tante a condividerla: la maggior parte delle donne che conosco portano i figli a scuola, vanno in palestra o si allenano, poi devono scappare al lavoro e spesso non hanno tempo per cambiarsi. La mia linea è un mix tra sportivo ed elegante, che ti permette di stare comoda tenendo d'occhio lo stile.

È stato difficile entrare nella moda senza esperienza?

Abbastanza. Anche se ho scoperto molte similitudini con la produzione di un film: si parte da un'idea e poi la si sviluppa con un team. Devi trovare le persone giuste con cui collaborare per svelare al mondo la tua visione del progetto. Quando mi offrono un ruolo nuovo, non è molto diverso: devo fare ricerche, sapere tutto del personaggio, imparare discipline tecniche che non conosco. Questo, nel tempo, mi ha aiutato a buttarmi in contesti sconosciuti, come appunto la moda, senza avere paura. Erano anni che volevo provare a lavorare in mondi diversi dal cinema.

E come si è decisa, alla fine?

È successo che mio padre si è ammalato e ho passato giorni e giorni in ospedale con lui. Mi sono trovata, mio malgrado, ad avere tempo libero e ho deciso di realizzare il mio sogno.

Hilary Swank con il produttore Philip Schneider: si frequentano dal 2016, ma lei, che aveva chiuso con il maestro di tennis Ruben Torres a nozze già annunciate.
Getty Images

È per dedicarsi a suo padre che è stata quasi tre anni senza recitare?

Mio padre ha solo me. Volevo prendermi cura di lui, la famiglia è tutto. Se non mi fossi occupata della sua salute, me ne sarei pentita per il resto della mia vita. Tre anni di tempo sembrano un'eternità, ma in realtà passano in un attimo. Il legame che abbiamo costruito in questo periodo ha compensato tutto il tempo che abbiamo sprecato quando ero ragazzina, dopo che lui e mamma si sono separati e io ho deciso di trasferirmi a Los Angeles per diventare attrice. Mentre ero in ospedale con mio padre, ho perso ruoli interessanti, ma passare del tempo con lui mi ha resa più umana. È valso più di qualsiasi film.

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Nell'ultimo anno Hollywood è cambiata molto: l'uscita di scena di Weinstein, il movimento #MeToo. Lei nota qualcosa di diverso?

Il mondo sta cambiando, è un momento interessante per noi donne, anche se siamo ancora lontane da qualsiasi tipo di eguaglianza. Ricevo decine di sceneggiature, e mi piacerebbe che almeno la metà avesse come protagonista una donna. La mentalità è difficile da cambiare. Spesso mi chiedono perché non faccio ruoli più femminili: odio questa domanda, non ho bisogno di dimostrare la mia femminilità attraverso il mio comportamento o i vestiti che indosso. Mi fa tristezza vedere molte ragazzine crescere con complessi e problemi seri, solo perché il loro aspetto fisico non corrisponde alle super modelle dei giornali. Vorrei che capissero che il successo si misura in un altro modo.

Quale?

Con la compassione che provi e l'amore che dai agli altri, compresi gli animali che tanti invece dimenticano. Io lo faccio con la The Hilaroo Foundation che ho fondato per aiutare gli animali abbandonati a trovare una nuova vita (thehilaroofoundation.com). Ma tutti possono fare qualcosa. Basta volerlo.

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