Margot Robbie la migliore, la più tosta, la più intensa degli Oscar 2018: per noi hai vinto tutto

Non ha vinto come Miglior attrice per il film da lei prodotto e dedicato a Tonya Harding, una pattinatrice che non si è mai arresa, ma per noi, Margot, hai vinto

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Chi l'ha vista e apprezzata nei panni (molto succinti) della seducente moglie di Leonardo DiCaprio in The wolf of Wall Street se ne faccia una ragione: Margot Robbie è, se possibile, più simpatica che bella. Ma ciò che manda davvero al tappeto chi ha la fortuna di incontrarla sono la schietta concretezza e il senso degli affari con cui ha gestito la sua vita fin qui. Solo qualche anno fa, nessuno conosceva questa 27enne attrice australiana che ora, in compagnia di attrici blasonate come Meryl Streep e Frances McDormand, è stata candidata per gli Oscar 2018 con un film che ha prodotto e interpretato, Tonya, presentato al Festival di Toronto.

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Margot Robbie, 27 anni, è al cinema dal 22 marzo 2018 in Tonya, film per cui è candidata all'Oscar come Miglior attrice.
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«Quello che più apprezzo del successo è il fatto che mi consente di aiutare economicamente mia madre. Poter sostenere le persone che amo è ciò che mi fa sentire davvero tanto felice», confessa con un filo di emozione nella voce l'attrice cresciuta a Dalby, in una fattoria nel Queensland, da una madre single e fisioterapista, mungendo mucche e tagliando legna con la sorella e i due fratelli (anche loro ora nel mondo del cinema, come attore e stuntman, ndr).

Margot Robbie con Leonardo DiCaprio, suo partner in The wolf of Wall Street.
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Autentica, umile, dunque, e piuttosto temeraria. Pare che sul set di The wolf of Wall Street, il ruolo che l'ha resa famosa, sia stata lei a proporre di apparire nuda nella scena davanti al caminetto con Leonardo DiCaprio: «Il nudo fine a se stesso non mi piace, ma quello era il mio personaggio e lei avrebbe fatto esattamente così. Ci tengo a essere il più fedele possibile alla realtà. Con quella mossa, ho sorpreso perfino Marty (il regista Martin Scorsese, ndr)».

Con lo stesso sprezzo del pericolo, si è calata nei panni della pattinatrice sul ghiaccio Tonya Harding in Tonya, al cinema dal 22 marzo 2018, che ripercorre la dura vita di quest'atleta venuta dal nulla, maltrattata prima dalla madre e poi dal marito, che riuscì ad affermarsi a livello internazionale. E che fu protagonista di un grande scandalo, quando proprio il marito (ormai ex) organizzò un agguato contro la sua rivale, Nancy Kerrigan, che rimase ferita a un ginocchio (Tonya ne uscì con una condanna a un'ammenda di 100.000 dollari e a 500 ore di servizi sociali, ma fu espulsa dalla federazione e la sua carriera di pattinatrice finì).

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Al centro, Margot Robbie nei panni di Tonya Harding in Tonya.

In attesa che siano confermate le voci che vorrebbero Margot Robbie impegnata di nuovo accanto a DiCaprio, nel ruolo di Sharon Tate nel prossimo film di Quentin Tarantino sul serial killer Charles Manson, sappiamo però per certo che, dopo aver prestato il volto alla moglie dell'inventore delle storie dell'orsetto Winnie-the-Pooh in Goodbye Christopher Robin, sarà una delle doppiatrici di Peter Rabbit, nelle sale dal 22 marzo 2018. E, a novembre 2018, interpreterà Elisabetta I invecchiata e imbruttita nell'attesissimo Mary Queen of Scots.

La sua rievocazione di Tonya, da quando è giovanissima fino al declino della sua carriera, è molto credibile.

Si è sottoposti a una pressione enorme quando si interpreta un personaggio reale: per questo non ho voluto incontrare la vera Tonya prima di cominciare a girare. Volevo mantenere aperto un dubbio. Purtroppo, ho un'innata tendenza a compiacere chi incontro: temevo che mi avrebbe convinto della sua innocenza, facendomi perdere di vista tutte quelle sfumature di grigio che invece volevo restituire con la mia interpretazione.

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Come si è preparata allora per diventare Tonya?

L'ho studiata su video e documentari che la ricordano, osservando attentamente i gesti e il modo di parlare. Con la stessa dedizione ho imparato a pattinare sul ghiaccio: anche cinque ore al giorno. Avendo studiato danza, non è stato difficile e mi ci sono ben presto appassionata, è uno sport che pratico tuttora. Mi sono immedesimata con lei al punto tale che ho cominciato davvero a pensare con la sua testa e a capirla.

Questo film è molto importante, in un momento in cui le donne non hanno più paura di ribellarsi e di parlare: anche la Harding, infatti, è stata vittima di gravi abusi.

Ha avuto un'infanzia davvero difficile e complicata, con una madre oppressiva, molto crudele con lei. Forse è questo che l'ha portata a scegliere un marito altrettanto violento: pare la si vedesse spesso in giro con lividi su viso e corpo.

Il film ci racconta che anche quel suo aspetto rock la penalizzava un po' nell'ambiente del pattinaggio artistico.

Era un'atleta favolosa, che non si è mai risparmiata allenamenti duri e sacrifici, è stata la prima americana in grado di fare un triplo axel durante una competizione. Tutto vanificato dalla follia dell'uomo che ha avuto accanto e che, dopo averla maltrattata, l'ha portata alla rovina professionale. Ma nel mondo del pattinaggio artistico l'immagine conta molto e lei, in fondo, per quanto abbia provato a raffinarsi e curarsi, era una ragazza proletaria che non ha mai avuto una famiglia normale, benché divorata dalla voglia di emergere e riscattarsi.

Voglio farmi sentire, essere una di quelle donne che prendono le decisioni

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Anche lei sembra una donna determinata: non solo recita, ma è anche produttrice.

Sento sempre più di voler essere parte piena della realizzazione di un film: ho cominciato a recitare da bambina, ma dopo il liceo sono andata a studiare recitazione a Melbourne, a 17 anni già lavoravo in televisione. Ho maturato tanta esperienza e mi sento pronta per il prossimo passo, magari una regia. Del resto, i miei progetti hanno avuto molto successo finora: con la mia compagnia di produzione (la LuckyChap, ndr), oltre a Tonya, ho realizzato anche Dreamland e Terminal. Forse è perché noi donne stiamo vivendo un momento importante, ma vorrei far sentire sempre di più la mia voce ed essere tra coloro che prendono le decisioni, oltre naturalmente ad avere il controllo pieno sulla mia carriera.

In che modo?

Vorrei lavorare sempre più con sceneggiatrici e registe donne: troppi film hanno ancora prospettive esclusivamente maschili. Avete mai notato quanto spesso donne giovani si innamorano di uomini molto più vecchi? Ma raramente accade il contrario. Anche questo deve cambiare: è il momento di ribaltare il punto di vista. Sono molto seria: non ho mai avuto paura di parlare ed espormi, neanche da piccola. In questo assomiglio di certo a Tonya.

Ora che l'ha incontrata, pensa sia innocente?

Sì, mi pare una persona molto diretta e schietta. Forse solo un po' confusa. Ma capita a molte di noi di perdere la testa per l'uomo sbagliato. Per fortuna io ho trovato l'amore della mia vita (ha sposato, nel 2016, l'aiuto regista britannico Tom Ackerley, conosciuto sul set di Suite francese, ndr). A lungo sono stata quella eternamente single, anche perché ero sempre in viaggio, mica facile.

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Margot Robbie con il compagno,Tom Ackerley.
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Sembrate molto affiatati.

Io e Tom ci divertiamo un sacco insieme. Quando vivevamo a Londra, eravamo coinquilini: lui era il mio miglior amico, quindi ci conosciamo benissimo e condividiamo le stesse passioni. Leggiamo sceneggiature a colazione, prendiamo decisioni insieme sul prossimo film da produrre a pranzo, ci godiamo lunghe passeggiate in mezzo alla natura col nostro cane, andiamo spesso in palestra, anche due volte al giorno. Ci tengo a mantenere la mia vita il più normale possibile, nonostante la celebrità. In futuro vorrei girare in lungo e in largo l'Australia, perché vivo da troppo tempo lontana.

Pensa di avere figli?

Certo. In famiglia eravamo quattro fratelli, e anche io di sicuro voglio tanti bambini. Potrei cominciare molto presto.

Margot Robbie in un'altra scena del film Tonya

La storia vera della pattinatrice Tonya Harding

Nata poverissima, diventata una star del pattinaggio, cacciata con infamia dall'Olimpo degli sportivi dopo l'aggressione della sua rivale, Tonya Harding si è inventata mille altre vite: pugile, musicista, verniciatrice, attrice, scrittrice, commessa. Senza mai cambiare il suo mantra: rialzarsi dopo ogni caduta, ridere in faccia alla vita, credere nel sogno americano. Quello che non muore mai.

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Tonya Harding ai mondiali di pattinaggio artistico del 1991: aveva 21 anni e vinse la medaglia d'argento.
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Periferia di Portland, Oregon, Anni 70: una famiglia americana ai margini della società. Un caravan per dormire, lavori saltuari e miseria. Di quella dura. Una Tonya Harding con Margot Robbie, inflessibile, decisa a trasformare la sua bambina in ciò che lei non è mai stata, o non ha avuto la forza di diventare. E una figlia inquieta, ingovernabile, dotata di enorme talento, ma fragile allo stesso tempo. Ecco la formula (che funziona sempre) per una storia da Oscar. Solo che in Tonya, film diretto dall'australiano Craig Gillespie, tutto è vero.

Tonya Harding con Margot Robbie alla prima del film Tonya.
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Tonya Harding, figlia della working class (padre operaio, madre cameriera), pattina dall'età di tre anni. A sette sua madre decide che sarà lei a riscattare il destino della famiglia: diventerà una pattinatrice professionista, a costo di qualsiasi sacrificio. Tonya è piccola, leggera ma muscolosa. Sa essere allegra e divertente anche quando mangia soltanto broccoli e formaggio e l'asma le leva il respiro. E non si lamenta mai, neppure se la madre la picchia, la insulta, o la costringe a raccogliere bottiglie o lattine vuote da rivendere per sostenere il costo dei corsi.

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Tonya è una testa calda: corre in macchina, beve, tira con l'arco. E s'innamora dei balordi

«Volevo essere l'eroina di una fantasia disneyana sul ghiaccio», ha raccontato. «Inseguivo il sogno americano del riscatto… quello del film Rocky. Avete presente?». Amatissima dal pubblico femminile, più della sua rivale Nancy Kerrigan, che è leggera come una piuma al vento e sfoggia costosi costumi di paillette e ricami, Tonya scala le graduatorie. A 19 anni, nell'89, vince Skate America, ma è due anni più tardi, nel 91, che conquista il primato ai campionati Usa, prima americana a compiere un triplo axel in gara. Non è elegante come le altre, si cuce i costumi da sola, non rispetta le regole, ma sulla pista di ghiaccio è energia pura. E non soltanto lì. Tonya è una testa calda: ama le corse in macchina, beve, tira con l'arco come le ha insegnato suo padre, scopa in giro, ma soprattutto s'innamora dei balordi. Sarà Jeff Gillooly, l'uomo con cui si sposa a 19 anni e da cui divorzia nel giro di tre anni, il suo errore fatale sulla pista della vita.

Tonya Harding in allenamento con la rivale Nancy Kerrigan.
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Il 6 gennaio del '94, a Detroit, tale Shane Stant, assoldato da Gillooly e dalla guardia del corpo di Tonya, tenta (sbagliando) di rompere una gamba a Nancy Kerrigan, l'odiata rivale. Quattrocento giornalisti prendono d'assedio la pista di ghiaccio di Detroit, Time e Newsweek piazzano la Kerrigan in copertina e Tonya è per sempre bandita dalla Usfsa (United States Figure skating association), dal cuore del pubblico e da ogni sogno di riscatto. Era colpevole? Era stata lei a istigare l'ex marito? Forse per evitare il carcere, si dichiara a conoscenza del piano e viene condannata a 500 ore di servizio in comunità e 100.000 dollari di multa. A 24 anni la sua stella si è già consumata. Ma Tonya non ha il carattere per piangersi addosso, è una yankee senza paura. Sembra uscita di peso da un film di Clint Eastwood. Si dà alla boxe professionale, mette su una band, compare in tv e nelle retrovie di qualche film, partecipa a gare di macchine vintage, si sposa altre due volte, lavora come saldatrice, verniciatrice in una fabbrica di metalli, commessa e scrive la sua autobiografia The Tonya tapes… Ma questa è un'altra storia e forse un altro film.

(Rebecca Sella)

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