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Daniel Day-Lewis: "Prendo l'Oscar con il mio ultimo film e poi inizio una nuova vita"

È arrivata davvero l'ora X per la star più talentuosa e schiva della sua generazione? L'attore camaleonte affida al sarto del film Il filo nascosto la sua ultima magistrale interpretazione, sempre che un Oscar (sarebbe il quarto) non lo convinca a ricredersi

Gettyimages.com

Un Oscar perché cambi idea. Ci sono svariate ragioni per cui Daniel Day-Lewis, la notte del 4 marzo 2018, potrebbe scippare la statuetta dorata al superfavorito Gary Oldman, monumentale Winston Churchill nel film L'ora più buia. La più insistente galleggia nella pancia del pubblico, con ogni probabilità anche dei giurati degli Oscar 2018, e ha a che fare con l'annuncio, diramato urbi et orbi dall'attore inglese considerato, non a torto, uno dei più grandi della sua generazione: Il filo nascosto, di Paul Thomas Anderson, al cinema dal 22 febbraio 2018, che gli ha procurato la nomination, sarà l'ultimo film prima del ritiro definitivo dalle scene.

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Daniel Day-Lewis (60 anni) in una scena del film il filo nascosto.

L'altra, più rigorosa e cinefila, è la sua strepitosa performance nei panni dello stilista britannico protagonista di questo intenso psico-thriller: Reynolds Woodcock (personaggio d'invenzione ispirato, pare, a Cristóbal Balenciaga, ma anche a Charles James, il primo couturier americano), che nella Londra degli anni 50 disegna abiti da fiaba per socialite e nobili. Diviso tra una meticolosa abnegazione per il lavoro e l'amore per una cameriera (Vicky Krieps), che sposa e trasforma nella sua musa e modella, infilandosi in un tunnel di devozione e masochismo.

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Un ruolo per il quale Daniel Day-Lewis s'è preparato con lo zelo di sempre e la proverbiale predilezione per le sfide estreme: se per interpretare lo scrittore e pittore irlandese Christy Brown (Il mio piede sinistro), quasi completamente paralizzato, s'era sottoposto a mesi di esercizi per riuscire a scrivere con l'estremità del piede; se, ancora prima di cominciare a girare L'ultimo dei mohicani era già in grado di costruire canoe e navigare su un fiume (l'anedottica delle sue prestazioni ha proporzioni leggendarie), per entrare nei panni da dandy di Reynolds Woodcock, sembra che Day-Lewis abbia fatto l'apprendista per quasi un anno, sotto la guida di Marc Happel, direttore costumista del New York City Ballet, e collaborato con altri stilisti fino ad arrivare a ricreare da solo un modello storico di Balenciaga.

Daniel Day-Lewis con i suoi tre Oscar: per Il mio piede sinistro nel 1990, per Il petroliere nel 2008 e per Lincoln nel 2013.

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Fino a pagarne un fatale contrappasso. Lui lo chiama, con una certa voluta vaghezza, «un sortilegio, una strana sensazione di tristezza», che lo avrebbe colto a un certo punto delle riprese. Più probabilmente, un esaurimento fisico e mentale per l'ennesima performance oltre i limiti, di quelle che lasciano tracce nella memoria e s'incidono indelebili nell'anima. Tanto da condurlo a una decisione apparentemente irreversibile: «Presa con convinzione, anche se non con piena comprensione. Ho avvertito quest'impulso di smettere di recitare e mi sono reso conto che lo dovevo seguire, per restare fedele a me stesso e alla mia professione, in cui ho sempre creduto tanto. Mi provoca tristezza, ma non posso fare altrimenti e penso che comincerò un nuovo capitolo nella mia esistenza», ha dichiarato l'attore, che ha vinto già tre Oscar: per Il mio piede sinistro nel 1990, per Il petroliere nel 2008, sempre diretto da Paul Thomas Anderson, e infine per Lincoln nel 2013.

Sono da sempre succube della mia responsabilità d'artista: se non credo in ciò che faccio, niente ha più senso

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Da giovane voleva fare il carpentiere, e anni fa, nell'incessante ricerca di se stesso, s'è reinventato per un periodo, in totale anonimato, calzolaio a Firenze. Potrebbe non essere solo una provocazione la battuta che gli è uscita in una recente intervista: «Chissà, magari ricomincio da couturier». Figlio del poeta Cecil Day-Lewis e della sua seconda moglie, l'attrice Jill Balcon, dopo diverse relazioni, tra cui quella turbolenta con Isabelle Adjani, madre del primo dei suoi tre figli (che, per attingere ancora alla leggenda, sembra abbia lasciato via fax), ha trovato serenità nell'amore per un'intellettuale appassionata come lui, Rebecca Miller, scrittrice, regista e produttrice, figlia dello scrittore Arthur Miller, che ha sposato nel 1997. Una serenità relativa. Trabocca ancora di inquietudine quando lo incontro a New York per parlare del nuovo film: il suo sguardo sembra attraversato da idee o pensieri interrotti; pause frequenti, come se volesse valutare a fondo le proprie parole, spezzano il discorso.

«Quando comincio a recitare, non conosco un orizzonte, non so dove mi porterà: questo incute un certo timore, ma non ci si può sottrarre»

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L'hanno definita uno dei maggiori interpreti della storia del cinema. Come la fa sentire questo?

Non mi sento proprio di mettermi nei panni di quello che si loda da sé, né ritengo sia il caso di sopravvalutare quello che definiscono il mio talento. Preferisco lasciar decidere al pubblico: se lo soddisfo, so che ho ottenuto un risultato e questo mi basta. Quando comincio a recitare non conosco un orizzonte, non so dove mi porterà. Questo incute un certo timore, ma non ci si può sottrarre. E mi piace il fatto che, in fondo, rimanga un mistero, come davvero nasca e cresca un personaggio dentro un attore. Ciò che viene messo in moto da un lavoro scrupoloso di ricerca quasi sempre è inaspettato.

Non ha mai nascosto di essere un uomo irrequieto.

Di certo sono da sempre succube della mia responsabilità di artista. Ha influenzato tutta la mia vita e le mie scelte. Devo credere nel valore di ciò che sto facendo, per me il lavoro deve essere vitale; se smette di esserlo, non ha più senso.

Cosa l'ha affascinata di più del personaggio di Reynolds Woodcock?

Non conoscevo bene la storia di Balenciaga, ma c'erano molti altri stilisti che lavoravano nella Londra degli Anni 50 e 60: mi sono lasciato trascinare da diverse esperienze. Con la ferma intenzione di avventurarmi in questo territorio, perché lo ritenevo affascinante e stimolante.

Lei è maestro nell'arte di avvicinare, con la sua recitazione, il pubblico a storie molto particolari. Come pensa che la gente accoglierà Il filo nascosto?

Saranno stregati dallo straordinario estro del protagonista, spero, ma anche dai suoi sentimenti complicati. Spesso rifletto sul fatto che le esistenze più straordinarie e affascinanti le scopriamo andando a spiare dietro le porte chiuse di persone che conducono vite apparentemente normali. In questo caso, il mio protagonista resta ammaliato, imprevedibilmente, da questa donna apparentemente comune, Alma, che invece influenzerà a fondo il suo destino.

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Così come il rapporto con la sorella e partner in affari, Cyril, interpretata magistralmente da Lesley Manville.

Desideravo da tempo lavorare con Lesley, abbiamo sviluppato una chimica speciale nella recitazione, penso si noti.

Eccome. Non a caso anche lei è candidata agli Oscar tra le attrici non protagoniste.

Sono convinto che la dinamica dell'intera vicenda, dei meccanismi che tengono connessi i destini dei personaggi in gioco sia avvincente. Vedrete come tutto si complicherà quando Alma andrà a vivere insieme a Reynolds e alla sorella. È davvero intrigante vedere come il film esplori l'amore e le modalità con cui ci si relaziona a esso, alla sua mancanza, ai suoi conflitti, alla sua perdita.

Daniel Day-Lewis con la moglie, la sceneggiatrice e regista Rebecca Miller.

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Lei e sua moglie, Rebecca Miller, siete una grande coppia, entrambi artisti e di successo. Galeotto fu quel film, La storia di Jack & Rose. Era il 2005...

Non avevamo mai lavorato insieme prima, ma è stata una bella esperienza. Rebecca mi ha detto che stava pensando al miglior attore per quella parte e io ero la sua prima scelta. L'intensità di quella storia si è resa irresistibile per me. Certo, c'era un rischio, ma decisi di correrlo...

Un rischio?

Sia professionale che personale.

Rebecca ha raccontato che le mandò la sceneggiatura prima di conoscerla, il film è stato girato anni dopo. «Così ci siamo innamorati, sposati e abbiamo avuto due bambini», ha ammesso in una recente intervista.

Vero, lei è la sola con cui ho parlato del mio ritiro.

È vero che il suo abito ispirato a Balenciaga lo ha modellato sul corpo di sua moglie?

Rebecca è stata davvero molto paziente. Alla fine l'ha anche indossato. È venuto bene.

Nel backstage del film Il filo nascosto

Ed ecco un video che rivela alcune curiosità sui bellissimi costumi creati per il film.

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