Chi è Timothée Chalamet, il nuovo sex symbol candidato all'Oscar 2018

Da Greta Gerwig a Woody Allen, tutti vogliono questo ragazzo con la faccia francese cresciuto a Manhattan, già nominato ai Golden globes e atteso agli Oscar, ma il film che l'ha consacrato porta la firma di un regista italiano: Luca Guadagnino

Timothée Chalamet intervista
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Timothée Chalamet, il nuovo ragazzo prodigio di Hollywood, è un ventunenne con i boccoli castani, l'espressione un poco blasée (che si deve probabilmente al suo Dna, francese da parte di padre) e un palmarès che alla sua età fa impressione, Nominato come migliore attore agli ultimi Golden globes, è fra i candidati agli Oscar 2018 per la sua interpretazione nel film Chiamami col tuo nome, del regista italiano Luca Guadagnino (ora nelle sale). Non solo, prediletto dai critici di Los Angeles e New York, vincitore di una decina di premi "minori" in varie città americane, Timothée Chalamet sembra definitivamente decollato verso l'Olimpo delle star.

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In Chiamami col tuo nome è il diciassettenne Elio, alle prese con il primo amore omosessuale sullo sfondo della campagna tra Brescia e Bergamo. A marzo, vedremo il giovane Chalamet anche in un altro film che ha già fatto molto parlare, Lady Bird di Greta Gerwig, a fianco di Saoirse Ronan.

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Raramente, intervistando gli attori, ho visto manifestarsi insieme una simile tranquillità, spensieratezza e festosità, soprattutto quando il soggetto del film è un po' spinoso e si presta a imbarazzi prude, eppure la chiacchierata con Timothée Chalamet al festival di Toronto ha avuto l'effetto salutare di farmi sentire ringiovanito, grazie alla risata elettrica e a una sensibilità non facilmente riscontrabile in un ragazzino davvero precoce. Ispirato al romanzo omonimo di André Aciman (pubblicato da Guanda), Chalamet interpreta dunque un adolescente italo-americano che vive in Italia, si gode l'estate suonando piano e chitarra, va a ballare, legge e scopre giorno per giorno il proprio carattere. Una vacanza senza ombre fino all'arrivo del dottorando 24enne Oliver (un bravissimo Armie Hammer), di cui il padre di Elio è docente, nella villa di famiglia. Tra i due ragazzi germoglia un'amicizia che si trasforma in turbamento e poi in passione.

Timothée Chalamet, 21 anni, in una scena di Chiamami col tuo nome.

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È una storia di formazione?

È una storia d'amore, che parla del passaggio dall'adolescenza all'età adulta, è una celebrazione di gioia e amore, e anche del dolore che si prova quando si vive la prima esperienza di cuore infranto. Un'esperienza che non dobbiamo cercare di reprimere o cancellare solo perché ci fa male. È un messaggio umano, una bella lezione di vita.

Quando recito ascolto musica: senza, non saprei calarmi nel personaggio

Lei è nato a New York, nel film parla inglese, francese e italiano. Quanto ha contato la sua cultura cosmopolita per questo ruolo?

Sono americano, ma sono cresciuto parlando francese con mio padre e da bambino passavo le estati in Francia. L'italiano lo parlo pochissimo, quello che conosco l'ho imparato in meno di due mesi prima delle riprese, mentre studiavo piano e chitarra. Ho iniziato a suonare il piano quando avevo cinque anni, poi ho smesso e ho ripreso soltanto per il film. Il regista mi ha fatto studiare per un mese tutti i giorni con un compositore italiano, Roberto Solci.

La musica ha un ruolo importante nella sua vita?

È importantissima quando interpreto un ruolo, mi aiuta a calarmi nel personaggio. Ho girato molte scene nel film di Luca con un auricolare con cui ascoltavo la musica di Sufjan Stevens, recitando seguendo l'arco emotivo della canzoni. Non so se saprei recitare senza una colonna sonora di sottofondo.

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Lei viene da una famiglia di cineasti e artisti. Ha sempre voluto fare l'attore?

Veramente da piccolo andavo pazzo per la pallacanestro, in particolare per i New York Knicks e Amar'e Stoudemire, che avevamo appena comprato dai Phoenix Suns. Per lui ho preso la prima volta da solo la metropolitana a dieci anni e sono andato a vedere la sua ultima partita a Madison Square Garden. Poi ho cercato di diventare calciatore, ma purtroppo non sono mai stato un giocatore di talento.

Si ricorda il primo disco che ha comprato?

Esisteva ancora Tower Records! Avevo sette anni e chiesi a mia madre di comprarmi Get rich or die tryin', di 50 Cent, ma volevo la versione esplicita, quella non censurata. Mamma non ha fatto una piega e io ho ascoltato quel disco per anni, i miei amici non ci potevano credere.

Il suo personaggio, in Chiamami col tuo nome, è un avido lettore. A lei piace leggere?

Sì, mi piacciono molto i classici: Tolstoj, Lord Byron, Dostoevskij, tutti menzionati nello spettacolo teatrale in cui ho lavorato a New York (The prodigal son di John Patrick Shanley, ndr). Il teatro mi ha dato la motivazione per leggere quel che altrimenti forse non avrei letto.

Quest'anno uscirà con quattro film, tra cui anche A rainy day in New York City, di Woody Allen.

Non posso raccontare nulla, ma posso dire che mio nonno Harold Flender, negli Anni 50, scrisse per il programma comico The Jackie Gleason show proprio insieme a Woody Allen. Quando Woody ha saputo della parentela, mi ha abbracciato fortissimo. È stato un bel momento di amicizia.

(Dopo questa intervista, in seguito alle critiche ricevute per avere accettato di lavorare con Woody Allen, accusato di gravi molestie sessuali dalla figlia Dylan, Chalamet ha deciso di devolvere il suo cachet per quel film a diverse associazioni che difendono le vittime di abusi e i diritti dei gay, tra cui Time's Up, nata dall'iniziativa di oltre 300 attrici con lo scopo di raccogliere fondi per sostenere le spese legali delle vittime, ndr).

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Timothée Chalamet con Woody Allen sul set del suo nuovo film A rainy day in New York, che uscirà nel corso del 2018.
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E com' è andata invece con Lady Bird?

Felicissimo di lavorare con Saoirse Ronan, per la mia generazione è un'attrice di riferimento. Grazie alla regista Greta Gerwig, poi, ho letto A people's history of the United States di Howard Zinn, un libro importante per capire la storia americana.

Quale film ha lasciato di più il segno nella sua memoria?

Avevo 12 anni quando implorai mia nonna di portarmi a vedere Il Cavaliere oscuro di Christopher Nolan, che era vietato ai minori. Dopo ero un'altra persona, la performance di Heath Ledger mi ha stravolto la vita: quel giorno decisi che sarei diventato attore. Ho avuto una reazione simile guardando Quarto potere, so che prima o poi vorrò dirigere un film.

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