Woody Harrelson ci parla di Tre manifesti, il film più vicino agli Oscar (e dell'America più gretta e razzista)

In Tre manifesti a Ebbing, Missouri, film in odore di Oscar, Woody Harrelson è un poliziotto sotto accusa nella provincia americana più razzista e rancorosa, ago della bilancia tra bene e male

Una madre contro un ispettore di polizia nel cuore dell'America più gretta e brutale. Il poliziotto è Woody Harrelson, la madre Frances McDormand (Golden globe come miglior attrice drammatica), il film è Tre manifesti a Ebbing, Missouri, in concorso alla scorsa Biennale cinema di Venezia, che ha vinto anche i Golden globe per il miglior film drammatico, la migliore sceneggiatura e il migliore attore non protagonista (Sam Rockwell). Ebbing è la città dove Mildred, dopo lo stupro e l'omicidio della figlia, affitta dei cartelloni pubblicitari per accusare la polizia di non cercare abbastanza il colpevole. Un piccolo film perfetto, per la regia e la scrittura dell'inglese Martin McDonagh, che Woody Harrelson, 56 anni, ha raccontato a Gioia!, dalla parte (ingrata) del poliziotto incapace di risolvere il caso.

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Frances McDormand e Woody Harrelson in Tre manifesti a Ebbing, Missouri.

Pur non essendo un buono, il suo ispettore è l'ago della bilancia tra bene e male.

È un uomo spezzato da un conflitto, frustrato perché non trova uno straccio di indizio in un crimine orribile. E prova molta compassione per quella madre che lo sfida apertamente.

Nella vita sono un grande esempio per le mie figlie... di quello che davvero non devono mai fare

Fino a diventare un mentore per tutti.

Come lo capisco: anche io nella vita sono un grande esempio per le mie figlie... di quello che davvero non devono mai fare (ride, ndr).

Per metà del film è presente solo in voce: ci parla attraverso una serie di intense lettere.

E lì mi sembra di aver dato il meglio. Pensi che avevo finito di girare le mie scene, ero già in macchina, quando il regista mi ha richiamato: «Ehi, Woody, ci sarebbero queste lettere...».

Il film scava fino a trovare umanità anche nei personaggi più violenti e razzisti: un messaggio di speranza per i delusi dall'elezione di Donald Trump?

Una delle cose più pericolose a proposito di ciò che succede oggi in America è che sembra che siamo diventati tutti fascisti o, peggio, idioti. Ma anche la madre di mia moglie, che è cinese, ha votato per Trump: è cattolica e conservatrice, non sceglierebbe mai un democratico. E agli occhi di molta gente Hillary Clinton non era poi così diversa, apparteneva alla stessa lobby. Pensiamo di essere una democrazia, io dico che siamo un'oligarchia. Ma non mi prenda per un sostenitore di Trump, lo detesto.

L'ha conosciuto?

A una cena; a un certo punto per resistere ho dovuto uscire dalla sala e fumarmi uno spinello: Trump è un tale narcisista, una cosa intollerabile, parla solo di sé. E di soldi.

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