Fabio Rovazzi debutta in un film e il suo slogan cambia in "andiamo a lavorare"

L'idolo dei teenager debutta al cinema con Il vegetale, nella parte di un laureato in cerca di impiego, con un messaggio (quasi) ottimistico per la sua generazione: sono tempi precari, ma pieni di opportunità

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Getty Images

«Se senti la voce strana è perché fuori dagli studi di registrazione mi sto, tipo, congelando». Ascoltare al telefono Fabio Rovazzi, autore di tormentoni come Andiamo a comandareAndiamo a comandare e Volare che tutti, almeno una volta, abbiamo canticchiato, è un po' come aver conquistato il Santo Graal. L'idolo formato social di teenager e giovanissimi ha un'agenda talmente fitta di impegni che quella di Meryl Streep, a confronto, è un post-it. Dopo giorni di tira e molla con l'addetta stampa, finalmente riusciamo a incastrarlo, ma solo a distanza. Molto educato, Rovazzi alterna lo slang dei suoi fan ragazzini al gergo distaccato e politicamente corretto di un navigato anchorman di tg.

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La seconda missione impossibile infatti, dopo avere conquistato l'appuntamento telefonico, è quella di scucirgli qualcosa di (troppo) personale: il quasi 24enne fenomeno, in procinto di debuttare sul grande schermo nella commedia Il vegetale di Gennaro Nunziante (regista di Checco Zalone), soppesa accuratamente ogni parola. Nel film Fabio Rovazzi interpreta un laureato in Scienze della comunicazione che si barcamena tra stage ed esilaranti imprevisti, alla ricerca di uno scopo nella vita.

Fabio Rovazzi, 24 anni, in una scena della commedia 
Il vegetale, di Gennaro Nunziante, nelle sale dal 18 gennaio 2018.

Il film affronta un argomento attuale. Come vede la sua generazione?

Lavorativamente precaria, ma con tante possibilità per inventarsi una professione. Abbiamo in mano strumenti più avanzati rispetto ai nostri padri e viviamo in un momento cruciale per il cambiamento, anche se con difficoltà.

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Quali sono le più gravi?

In Italia siamo stati abituati a fottere il prossimo. Come generazione abbiamo ereditato il risultato di questa attitudine, quindi c'è tanto da ricostruire, prima di tutto dentro di noi.

Come descriverebbe il suo pubblico?

Molti pensano che io piaccia solo ai bambini. In realtà mi seguono anche i fratelli, i genitori e i nonni. Ovviamente mi fa super piacere aver fatto breccia nel cuore dei più piccoli, che hanno la voce più sincera.

Fabio Rovazzi in un'altra scena del film 
Il vegetale.

Questo influisce sul suo lavoro?

Sì, i miei progetti nascono e si modellano sul senso di responsabilità che sento verso i bambini. Non darò mai un messaggio sbagliato. Non prendo posizioni personali: la vita privata e quella pubblica devono rimanere separate. Esporsi su certi argomenti esclude, per forza di cose, una fetta di pubblico.

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Eppure il suo talent scout Fedez è uno che, anche sotto il profilo politico, non le manda a dire.

Ammiro Federico (Fedez, ndr) perché, se si hanno le ragioni, è giusto esporle. Io parlo di cose che conosco bene. La politica, ad esempio, non la seguo e non mi sento di dare consigli a riguardo.

Cosa vuole fare da grande?

Ho il pallino del cinema, ma mi butto in tutti i progetti che mi gasano. Ho la convinzione che le cose funzionino solo se sostenute dall'amore e dall'entusiasmo.

Quando ha capito di aver fatto il salto di qualità?

Quando gli italiani mi hanno regalato la popolarità e ho avuto la possibilità di avere budget più consistenti.

Ha un obiettivo artistico?

Amo sperimentare un po' tutto e devo ancora tracciare una mia linea definita.

Ha dichiarato che, dopo aver rovinato la discografia, ora lo farà con il cinema.

Era una frase ironica: solitamente, quando metto piede in un ambito si ha quasi l'impressione che voglia demolirlo.

Progetti tv?

Per ora non mi ci vedo. E poi che cos'è la televisione oggi con il web e le nuove modalità di fruizione? Ho fatto Le iene per seguire Andrea Pellizzari, che mi ha insegnato tanto ed è stato il mio grande punto di riferimento.

Qual è oggi il personaggio più attuale dello showbiz?

Fiorello. Arriva a tutti in maniera geniale. È imbattibile.

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