Carlo Verdone e le donne dei suoi film: "Quando arriva lo tsunami"

Il regista di Viaggi di nozze torna al cinema con il film Benedetta follia, nei panni di un single di ritorno disorientato dalla modernità, con una nuova musa, coatta come Jessica ma dal cuore d'oro: Ilenia Pastorelli

Carlo Verdone film Benedetta follia
Getty Images

"Come so' 'ste olive?", "So' greche". Dal 1982 a oggi, da quando cioè Borotalco uscì nelle sale, a casa mia non c'è occasione in cui lo scambio di battute tra l'imbranato Sergio Benvenuti, venditore porta a porta di enciclopedie della musica, e il burbero futuro suocero con salumeria avviata (un favoloso Mario Brega), non venga citata portando a tavola le olive, di ogni foggia e tipo, non necessariamente del Peloponneso. Le battute di Leo, Furio, Enzo, Mimmo, tanto per citare alcuni dei personaggi più famosi del Carletto nazionale, sono così assimilate dal "lessico familiare" degli italiani da essere ufficialmente diventate patrimonio dell'umanità.

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Sarà per questo, per questa familiarità con gli alter ego con cui ha descritto il Paese, che parlare con Carlo Verdone è un po' come parlare con uno di casa. Perché dentro di lui ancora abita quel campionario di caratteri e tic, e ne dà prova mentre in attesa che ci trovino un angolo dove chiacchierare in santa pace, lo ascolto raccontare della volta che girando Viaggi di nozze si tuffò con slancio in una piscina che pensava di 3 metri e 6, essendo invece profonda la metà, spaccandosi la schiena, e giurando di essere per quello - schiacciamento delle vertebre - rimpicciolito di almeno 3 centimetri, e snocciolando con enfasi il prontuario di cortisonici e antidolorifici, di operazioni e giorni di degenza a cui si è dovuto sottoporre per rimettersi in piedi, diventando nella mia testa un mix perfetto tra lo spaccone di Un sacco bello, superbo contaballe con pubblico di portantini in religioso ascolto, e il docile Er Patata di Compagni di scuola, vittima inconsolabile delle sue ipocondrie.

Quando finalmente, al termine di una registrazione televisiva, riusciamo ad infilarci in camerino, la sensazione d'intimità quasi parentale viene corroborata dalla nonchalance con cui il regista si cambia d'abito, traffica con le scarpe, cerca l'accendino, mentre mi racconta del nuovo film che, un addetto ai lavori gli ha detto, è il suo più bello degli ultimi 7 anni. Il film in questione è Benedetta follia, che uscirà nelle sale l'11 gennaio 2018, e che racconta le peripezie di Guglielmo, integerrimo proprietario di un negozio di articoli religiosi, mollato dalla moglie (Lucrezia Lante della Rovere) per una donna, e rimesso in sesto da una ragazza di borgata incautamente presa come commessa che lo introduce alle app di incontri. Lei è Ilenia Pastorelli, David di Donatello al primo colpo con Lo chiamavano Jeeg Robot (a fianco di Luca Marinelli) ed ex gieffina con indole e fattezze travolgenti. Basta guardarli insieme per intuire che l'alchimia è esplosiva.

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Carlo Verdone (67 anni) con Ilenia Pastorelli (32), che nel film è Luna, ragazza di borgata che inizierà Guglielmo, mollato dalla moglie, agli incontri in rete.
Claudio Porcarelli

L'ha definito il più femminile dei suoi film, ma in fondo tutti i suoi film lo sono. Le sue sceneggiature sono spesso costruite intorno a figure di donne.

Le donne per me sono molto importanti per due motivi. Primo perché io do il meglio quando vengo messo all'angolo, e nessuno mi mette più all'angolo di una donna: siete lunatiche, imprevedibili, autoritarie. Secondo perché ho una profonda stima per il mondo femminile, essendo cresciuto in un matriarcato: ho avuto una grande madre e una grande zia, che con le loro storie mi hanno stimolato la fantasia. E poi non dimentichiamo che artisticamente sono nato in pieno periodo femminista.

Ha un vero talento nel tirar fuori il lato comico delle donne, operazione che riusciva così bene solo ai grandi del passato: penso alle commedie con Monica Vitti o Stefania Sandrelli. Vuol dire che le conosce bene e sa trattarle alla pari.

Le donne hanno un'ironia spiccata, lo so perché ho più amiche che amici, e vivo da sempre circondato da donne. Ma proprio perché mi mettono con le spalle al muro, sono le coprotagonista ideali. Sarebbe sciocco usarle come spalle.

Ne ha avute tante di muse. Come le sceglie?

Vengo colpito innanzitutto dal volto. Se al primo incontro capisco che può funzionare, cerco di approfondire meglio anche aspetti della loro personalità per costruire il personaggio. Con Margherita Buy è successo così. Il personaggio di Maledetto il giorno che t'ho incontrato, l'ho cucito addosso a lei, tenendo conto delle sue fragilità e delle sue manie. Lo stesso ho fatto con Ilenia. L'ultimo film l'ho scritto per lei.

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Dopo Jessica di Viaggi di Nozze, nel nuovo film torna un'altra fantastica figura di borgatara: Luna. Ha un debole per le coatte, confessi.

Ilenia viene da una periferia vera, anche un po' dura. Ma interpreta il lato poetico di quella periferia, e il film è pieno di poesia. È una ragazza intelligente e sensibile, con una sua saggezza semplice, data dal buon senso. E poi è molto brava, secchiona. È arrivata il primo giorno che sapeva già tutto il copione a memoria. Ed era fin da subito perfetta dal punto di vista della gestualità, delle pause, dei tempi comici. Ha la fortuna di non aver frequentato nessuna scuola, è integra, libera, vera.

Siete diventati amici?

Sì, perché è davvero una bella persona, piena di interessi. Per esempio, è bravissima a dipingere. E poi sua madre abita a tre minuti esatti da casa mia. Quando la va a trovare, ormai è diventata un'abitudine andarci a prendere un caffè.

Da Lo chiamavano Jeeg Robot ha preso non solo l'interprete, ma anche gli autori Guaglianone e Menotti, con cui ha scritto il film.

È stata un'intuizione del mio produttore. Mi hanno proposto due soggetti, mi sono innamorato del secondo, e dopo pochi giorni eravamo già al lavoro. Il feeling è stato immediato.

Benedetta follia affronta vari temi d'attualità: la moglie che lascia il marito per un'altra donna, le chat per gli incontri in rete, le cacciatrici di uomini sul web…

Pur avendo usato un registro comico, ho cercato di rappresentare donne che esistono davvero. Donne che anche quando fanno scelte estreme restano sempre coi piedi per terra. Mia moglie, per esempio (Lucrezia Lante della Rovere, ndr), dopo 25 anni rompe il matrimonio per mettersi con un'altra donna perché non accetta più di vivere in un rapporto che gira a vuoto e quando scopre di provare attrazione per una persona del suo stesso sesso, si mette in gioco, è coraggiosa.

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Un'altra scena di Benedetta follia, con Carlo Verdone e Ilenia Pastorelli.
Claudio Porcarelli

Mentre lei resta al palo, finché non scopre il dating online...

Per Gugliemo è uno choc, è un buono, un conformista, lavora in un negozio di arredi e paramenti sacri, frequantato da cardinali, finché non irrompe Luna come uno tsunami.

Mi piacciono le donne perché mi mettono all'angolo: sono lunatiche, imprevedibili, autoritarie. Irrompono nei miei film con la forza di un ciclone

Sono tutte tsunami le protagoniste dei suoi film. Anche nella vita le piacciono donne così?

No, per carità, mi piacciono donne meno irruente e più discrete. Ma nella finzione sono il perfetto contraltare al mio personaggio, che è sempre un po' timido, goffo, imbranato. Sono loro che guidano l'azione, lui le insegue.

Che idea si è fatto delle app per gli incontri?

Che nascondono una grande solitudine. Viviamo nell'epoca dell'aggiornamento continuo e nevrotico: aggiorniamo il telefonino, la pagina Facebook, il profilo social. Sembra che anche i sentimenti si debbano aggiornare. E questo è un grosso errore, perché la distruzione della famiglia è la distruzione della società.

L'ossessione per l'aggiornamento sentimentale mi pare colpisca soprattutto gli uomini: dopo una certa età molti esorcizzano la paura d'invecchiare mettendosi con ragazze più giovani...

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In questo momento la categoria più a rischio a me sembra sia quella dei trentenni, che hanno l'età giusta per mettere su famiglia, ma non hanno il coraggio di assumersi delle responsabilità. Mi dispiace per le ragazze: loro sì che sono capaci di rischiare, ma si trovano a combattere con questi maschi in fuga. Io sto dalla parte loro. Le mie amiche mi raccontano storie pazzesche: uomini che le mollano per un'altra e poi dopo due mesi sono di nuovo a caccia, uomini che ritornano dalla madre… Ma che uomini sono questi? Senza palle!

Quindi non è solo colpa della crisi se non ci si sposa e non si fanno più figli?

Credo che i giovani abbiano proprio paura di impegnarsi. Non accettano di considerare lo stare insieme come un lavoro. Per questo decidono di non decidere. Ma arriva per tutti l'età in cui se ti ritrovi solo a casa la sera, ti senti perduto. È brutto quando ti rendi conto del tempo che hai sprecato senza una compagna a fianco. Alla fine che hai fatto? Una raccolta di figurine.

Lei come l'ha gestita la crisi di mezza età?

Non ce l'ho avuta. Perché a un certo punto ho smesso di essere tifoso solo del mio lavoro e sono diventato tifoso dei miei figli, che oggi hanno 30 e 31 anni. Anche se sono ancora innamorato di quello che faccio, e ogni volta che vado sul set è come se fosse il primo giorno, niente in questo momento mi dà più gioia dei loro successi.

A quale dei tanti personaggi creati in questi anni è più legato?

Sono legato a tutti. Ho preso il dna di certe figure tipo e l'ho ingrandito, affinché tutti ci si potessero ritrovare o ci potessero ritrovare persone che conoscevano. Per fare questo bisogna frequentare la gente, amarla. Quando ti viene a noia il desiderio di ascoltare gli altri, hai finito di scrivere storie. Io ho ancora questa abitudine d'intrattenermi col giornalaio, il pizzicarolo, il benzinaio, il tabaccaio. Chiacchiero con tutti, perché mi dà il termometro di quello che succede tra la gente vera.

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Sarei un bravo attore drammatico, ho anche un'indole malinconica: amo l'inverno, i cieli coperti, fotografo le nuvole, ma devo fare le commedie perché funziono come antidepressivo

Le è mai venuta voglia di fare un film drammatico?

Sempre! Solo che una signora un giorno mi ha ammonito: "Verdone, non si azzardi a fare un film drammatico perché lei è il mio antidepressivo. E in più non c'ha effetti collaterali. Quindi non faccia scherzi". Me so' spaventato. E dire che io sarei addirittura più bravo nei ruoli drammatici. Almeno adesso, con la maturità.

Il suo personaggio ne La grande bellezza di Paolo Sorrentino, infatti, era molto poetico. Si dice che gli attori comici abbiano un animo umbratile. Lei com'è?

Spesso chi m'incontra mi dice che si era fatto un'altra idea di me. E in effetti quasi sempre a una grande energia e vitalità nello spazio pubblico, corrisponde un bisogno di intimità nel privato. Era così per Sordi e per tanti comici che ho conosciuto. Io poi sono per natura un po' timido e malinconico. Mi piace l'inverno, i cieli coperti. Ho una vera passione per le nuvole, che fotografo da anni, in tutte le ore e in tutte le stagioni. Ormai avrò più di 5.000 scatti, ci farò un libro prima o poi. È che sono un po' agorafobico, gli spazi aperti mi fanno paura e le nuvole è come se contenessero tutta quell'immensità. Mi fanno sentire al sicuro.

Lavora nel cinema da molto tempo, che idea s'è fatto dello scandalo sessuale che ha travolto Hollywood?

Weinstein è un caso estremo. Ora tutti dicono che sapevano, ma nessuno forse immaginava che il fenomeno fosse così grave ed esteso. Certo nel mondo dello spettacolo cose così succedono.

A lei è mai capitato di incontrare aspiranti attrici disposte a tutto per una parte?

E come no, ma io a quelle disposte a tutte manco glielo faccio il provino, vuol dire che non sono attrici affidabili.

Guardandosi indietro, dopo 40 anni di carriera e tanti riconoscimenti, che voto si darebbe?

Sparo: 9! Se avessi trascurato meno i miei figli, forse persino 10. Ma sto recuperando.

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