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Ma quale belloccio? Orlando Bloom è pronto a tornare più talentuoso che mai

Lui, i ruoli, li sceglie di pancia. Senza paura delle conseguenze. Così, a 40 anni, Bloom cambia registro interpretando Romans, film shock sulla pedofilia

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Getty Images

Orlando Bloom deve aver pensato che era giunto il momento di osare, rimescolando le carte della propria, sfolgorante, carriera. Ospite ad Alice nella città della Festa del cinema di Roma 2017, l'attore de Il Signore degli anelli ha infatti presentato il suo nuovo, disarmante, film: Romans. Una pellicola impegnata e disturbante, che sembra volere essere l'abbrivio di una nuova fase della carriera dell'attore: meno blockbuster dipendente e più aperta ai ruoli drammatici. In Romans, Bloom interpreta infatti un operaio che, a causa del suo passato di abusi (da bambino è stato violentato dal proprio parroco), vive in maniera malata e violenta le relazioni umane. Per non parlare del sesso, che comprende atti di auto sodomizzazione. Dunque, un ruolo anni luce lontano da quello patinato de Il pirata dei caraibi o dal Legolas eroicamente edificante de Il signore degli anelli. Nel mentre Bloom, che a 40 anni continua a vantare fascino da vendere, ha anche deciso di tornare, dopo 20 anni, alla tv: lo vedremo nella nuova serie di Amazon Prime Video Carnival Row, dove è il protagonista di una storia a metà tra noir e fantasy.

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Orlando Bloom in Romans

Una bella svolta, non c'è che dire…

Nelle mie scelte ho sempre agito d'istinto: devo sentire di poter dare qualcosa al personaggio che, a sua volta, mi deve stregare subito. Così è stato per Romans: dopo la prima pagine del copione, avevo già deciso di accettare. Certo, si trattava di una storia impegnativa ma anche molto coraggiosa perché si ispira alla vita dello sceneggiatore Geoff Thompson, vittima di violenza. Quanto a Carnival Row interpreto un personaggio talmente affascinante che è difficile trovarne di simili in circolazione. Devo dire che questa nuova televisione è molto diversa da quella del passato: è più affascinate, ricca di sfide.

La fama è esplosa, quasi all'improvviso, con Il Signore degli anelli. Com'è stato l'impatto con la notorietà?

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Surreale. Ricordo che quando il film è stato distribuito in tutto il mondo io ero in India, insieme ad alcuni miei amici: sapevo che, quel giorno, il film sarebbe stato lanciato nelle sale ma ho fatto finta di niente perché volevo godermi quell'ultimo momento di anonimato.

Le piacerebbe riavere indietro un po' di quell'anonimato?

Sono profondamente grato alla vita per tutto quello che mi ha dato. Quindi no: non tornerei indietro.

Come è stato lavorare con Peter Jackson?

Peter Jackson è straordinario: è rimasto un grande bambino, che ama il suo lavoro e che vive una profonda connessione personale con i personaggio che porta in scena. Grazie ai libri di J. R.R. Tolkien, i protagonisti de Il signore degli anelli erano già ben definiti ma lui li ha fatti suoi. Credo che non potrò mai rivivere un'esperienza cinematografica così intensa e appassionante.

Orlando Bloom in Il signore degli anelli

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All'epoca lei era molto giovane: nessun panico da set?

Legolas era il mio primo vero grande ruolo in una saga cinematografica ma Peter mi e ci sosteneva, accogliendo qualsiasi nostra osservazione. Era come stare in una grande famiglia. Ricordo che io ero molto preoccupato di rendere al meglio il personaggio così, spesso, la sera mandavo un fax (sì, all'epoca si usava il fax non la mail!) dando dei suggerimenti su cosa avrebbe potuto fare Legolas o su come mi sarei potuto muovere. Peter mi diceva, con pazienza: "Tranquillo, tranquillo, domani ne parliamo".

E poi è arrivata la saga I pirati dei Caraibi, che l'ha trasformato nel pirata più amato di Hollywood.

Anche quella è stata una bella scommessa. Prima de Il signore degli anelli le saghe cinematografiche non erano molto in voga al cinema. Allo stesso modo, si facevano pochi film sui pirati e quei pochi non erano andati bene. Anche in questo caso mi sono lasciato guidare dall'istinto. Sul set de I pirati dei Caraibi ho capito che bisogna liberarsi dall'idea di come dovrebbero andare le cose e lasciare parlare la realtà. Per esempio, quando girammo la scena sulla barca, nel bel mezzo di un temporale, io e Keira Knightley ci sentivamo malissimo. Eravamo stanchi e zuppi d'acqua. Alla fine però, proprio grazie alla pioggia e al vento, quella è stata una scena memorabile, di grande presa sul pubblico.

Orlando Bloom in I pirati dei Caraibi

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Lei è stato per tanti anni testimonial dell'Unicef. Cosa l'affascina del mondo dei bambini?

I bambini ti insegnano a rimanere giovane e, al contempo, vulnerabile e coraggioso. Inoltre sono una spugna di istruzione: io adoro imparare cose nuove e loro sono un grandissimo stimolo in questo senso.

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