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Alessandro Borghi: «La mia Roma, che amo e che odio»

Non gli piace, forse non gli è mai piaciuta, eppure non riesce ad andarsene: Alessandro Borghi, protagonista di Suburra - la serie, disponibile dal 6 ottobre 2017 su Netflix, racconta la sua Roma, in bilico tra bellezza e scandali

Getty Images

Biondissimo, con quella rabbia repressa dipinta sul viso e lo sguardo inquieto, di chi si sente in gabbia: bastano un paio di inquadrature per capire che, anche in Suburra - la serie, a fare la differenza sarà di nuovo lui, il camaleontico Alessandro Borghi. L'attore, romano doc, torna a interpretare il ruolo di Otto nell'atteso prequel dell'omonimo film, disponibile su Netflix dal 6 ottobre 2017. In tutto dieci puntate, dirette da Michele Placido, Andrea Molaioli e Giuseppe Capotondi, per un viaggio nell'inferno capitolino di cui Borghi non si sente di negare (quasi) niente...

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Come è stato tornare a interpretare il ruolo di Otto?

L'Otto di Suburra - la serie è un ragazzo che ha ancora poca consapevolezza del potere e, al contempo, molta difficoltà nel gestire le relazioni umane, soprattutto quelle familiari. Trovo che la parte più interessante siano proprio le dinamiche di Otto con la sorella e il padre: sono queste che mi hanno permesso di raccontare il lato umano, più fragile, di Otto affrancandomi così dal rischio di interpretare un cattivo a senso unico.

Sbaglio o, a differenza di Gomorra, qui non si narra il cieco abisso del male bensì la parabola di corruzione, in primis morale, dell'uomo che subisce la fascinazione del potere?

Indubbiamente. La corruzione morale è la chiave della serie tant'è vero che per me, più che un gangster movie, Suburra - la serie è un romanzo di formazione. Dietro a ogni scelta sbagliata dei personaggi c'è infatti un mondo. Otto ne è l'esempio eclatante: tutte le sue scelte sbagliate nascono dalla sua insicurezza di fondo, dal timore di non essere in grado di gestire il potere della famiglia, dalla paura di non riuscire a fare pace con la sorella (interpretata da Barbara Chichiarelli, ndr) a cui vuole sinceramente bene. Suburra racconta i disagi morali che hanno poi generato le scelte sbagliate dei protagonisti.

James Minchin

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Quanto ha influito il caso Mafia Capitale?

Lo scandalo è scoppiato mentre noi eravamo già sul set e, sinceramente, non mi ha certo scandalizzato. Si sapeva da una vita. Non ho quindi mai cambiato il mio approccio alla serie tv.

Da romano, non le piacerebbe raccontare una Roma finalmente diversa da quella raccontata ultimamente da cinema e tv, ossia più edificante e aspirazionale?

Il problema è che non esiste un aspetto bello di Roma che sia anche televisivamente interessante. Che facciamo? Raccontiamo il biopic di un cardiologo di corso Trieste? Ce buttiamo di sotto...(ride, ndr).

James Minchin

Beh, però esistono dei precedenti, pur datati, come Vacanze romane o La dolce vita.

In realtà Suburra - la serie rispecchia il rapporto di odio e amore che nutro, da sempre, verso questa città. Odio infatti Roma ma se mi alzo la mattina alle 7 e faccio una passeggiata a Trastevere mi ricordo il motivo per cui non me ne sono ancora andato via. La serie fa esattamente questo: narra le dinamiche di corruzione e potere, perché sono l'aspetto televisivamente più intrigante, ma lo fa scegliendo come palco dei luoghi mozzafiato, come il centro di Roma, il Colosseo, il litorale romano. In questo senso Roma è essa stessa protagonista di Suburra - la serie.

Un'ultima curiosità: come mai questo nuovo look così dimesso (Borghi si è presentato con barba e capelli lunghi e giubbino, ndr)?

Ho questo look per esigenze di set: sto interpretando il nuovo film di Matteo Rovere, che racconta la leggenda della fondazione di Roma. Qui la fondo, con Suburra la distruggo: faccio tutto da solo! (ride, ndr).

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