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Ryan Gosling dice che le donne sono più avanti e ci piace sempre di più

Lo abbiamo intervistato per il suo ruolo in Blade runner 2049, che esce il 5 ottobre 2017, e lui l'ha detto chiaro e tondo: «Sono cresciuto tra le donne e ora vivo con Eva Mendes e le nostre figlie: fin da piccole sono più forti ed evolute»

Ryan Gosling Blade runner 2049
Getty Images

35 anni dopo il film che ha fatto la storia della fantascienza, il sequel Blade Runner 2049 (al cinema dal 5 ottobre 2017) ci riporta nelle periferie distopiche e nebbiose di Los Angeles, sulle orme del cacciatore di taglie Rick Deckard, alias Harrison Ford. Al suo fianco, un giovane detective - l'agente K della polizia di Los Angeles - che ha la faccia di Ryan Gosling (36 anni). Sono la nuova strana coppia del cinema. Li abbiamo incontrati e alla prima domanda è subito show...

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Harrison e Ryan: qual è il segreto dei replicanti?

Harrison Ford: «Ryan, diglielo tu, sei tu che lo scopri nel film. Tu che lotti, sempre tu che vai a donne». Ryan Gosling: «Grazie Harrison, ma una sola parola e i cecchini di Ridley Scott mi fanno secco. E poi non fare il geloso, non ti bastano Star wars e Indiana Jones?». Un gesto inequivocabile e Harrison Ford, la vecchia guardia, si allontana, lasciandoci soli con Gosling...

Si ricorda la prima volta che ha visto Blade runner?

Quando è uscito avevo due anni, l'ho rivisto dieci anni dopo, a casa di un amico. Non capivo bene che reazione provare alla fine: era il futuro, un futuro molto cupo, e me lo ritrovavo davanti prima ancora di averlo vissuto, non sapevo se essere triste o sollevato. È stato il primo film che mi ha fatto riflettere, mi sono reso conto del potere del cinema e ho iniziato a interessarmi a film più impegnativi, soprattutto europei.

Ryan Gosling e Harrison Ford alla presentazione di Blade runner 2049.
Getty Images

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Come è andata con Harrison Ford?

Si dice che i tuoi eroi non li incontri mai nella vita. Per quanto mi riguarda, avrei un'aggiunta da fare: a meno che non si tratti di Harrison Ford. Ha raggiunto il set più tardi, rispetto a noi, sicché abbiamo avuto un sacco di tempo per provare a immaginarci come sarebbe stato. Ma poi, quando è arrivato, ha iniziato a lavorare sodo, mettendo tutti a proprio agio.

E com'è stato lavorare con Ridley Scott, che in questo sequel è produttore esecutivo?

Ridley è un artista, un visionario. Disegna ancora tutti i suoi storyboard, se non fosse stato un regista, probabilmente sarebbe diventato un pittore, o un architetto. Sono fortunato, sono a un punto della carriera in cui posso lavorare con i migliori. La creatività di Ridley mi ha dato la possibilità di sviluppare nuove abilità. È un genio: la famosa pioggia, nel primo Blade runner, l'ha creata per nascondere tutti i cavi e le gru che servivano per far volare gli spinner, i veicoli che decollano in verticale. Era il 1982, gli effetti speciali erano a uno stadio embrionale.

Ora si ritrova catapultato nella stessa Los Angeles distopica. Che cosa è cambiato, trent'anni dopo?

Sono più o meno le stesse atmosfere, un universo che è stato ricreato con molta fedeltà all'originale. È davvero una storia che continua, insegue e approfondisce moventi e personaggi.

Ryan Gosling in una scena di Blade runner 2049.
Getty Images

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Qual è stato il suo primo contatto con il mondo dello spettacolo?

Cantavo ai matrimoni con mia sorella Mandi. La nostra canzone era When a man loves a woman di Percy Sledge. Mi inginocchiavo e guardavo intensamente la sposa negli occhi. Ridevano sempre tutti. Avevo otto anni e mi divertivo tantissimo. Poi ho anche lavorato con mio zio Perry, che era un sosia di Elvis, ossessionato dal re del rock and roll, si cuciva i costumi e lo imitava alla perfezione, anche se non gli assomigliava per niente.

Faceva questo per vivere, suo zio?

Sì, a un certo punto è venuto a stare con la nostra famiglia. Era un uomo carismatico e di punto e in bianco tutti abbiamo deciso di seguirlo nelle sue performance. Mia mamma era ballerina, mio padre si occupava della sicurezza e del trasporto. Mia sorella ballava e cantava anche lei. È stato un periodo felice e spensierato, ma poi ognuno è tornato a fare quello che faceva prima, il circo si è sciolto. È rimasta una sorta di nostalgia, ricordi che ho sempre cercato di rievocare.

Poi è stato scelto per il Mickey mouse club, a fianco di Britney Spears, Justin Timberlake e Christina Aguilera...

Sì, su 17mila ragazzini hanno preso me. Sapevo di non avere il loro talento, come ballerino e musicista. Ero solo molto sveglio. Sono cresciuto in fretta, mia madre faceva fatica con il lavoro e traslocavamo di continuo, spesso saltavo anche la scuola, che odiavo. Fortunatamente, potevo guardare tutta la televisione che volevo, finché un giorno ho visto Raquel Welch che ballava al Muppet show, e ho deciso che dovevo fare televisione.

E Hollywood?

È sempre stata un sogno. Amo troppo la grandeur del cinema americano e ciò che rappresenta. Sono cresciuto vicino a Detroit, la patria del Motown, di Eminem e della Chrysler. Rambo ha quasi stroncato la mia carriera sul nascere, quando un giorno sono andato a scuola con un mazzo di coltelli e ho iniziato a tirarli contro un mio compagno di classe che faceva sempre il bullo. Meno male che ho una mira scarsissima.

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Qual è l'attore che l'ha ispirata di più?

Gene Wilder. : Sono attratto da ruoli complessi come i suoi, in qualche modo femminili. Sono cresciuto tra le donne e ora vivo con Eva (Mendes, la sua compagna, ndr) e le nostre figlie, Esmeralda e Amada. Fin da piccole sono più avanti, più forti ed evolute: nessun ragazzino riuscirà mai a convincerle a fare quello che non vogliono.

Ryan Gosling ed Eva Mendes mano nella mano a New York.
Getty Images

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