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Tom Hardy dice di essere un duro, ma c'è un particolare che lo tradisce

Verrebbe da credergli, vedendolo al cinema con la divisa da pilota nel kolossal Dunkirk (e prima nei panni del cattivo di The Revenant e Il cavaliere oscuro), ma poi si legge una certa sua lettera d'addio e si capisce che ha il cuore decisamente tenero

Tom Hardy
Getty Images

Ha la fama di essere un duro, e in effetti quando te lo trovi davanti, con quelle braccia muscolose, la camicia che lascia intravedere i tatuaggi e la mandibola pronunciata, ti mette un po' soggezione. Poi, come per magia, sorride e gli occhi gli si illuminano. E il ghiaccio è rotto. Tom Hardy è così: al cinema gli piace fare il cattivo, come in The revenant, dove è stato lo spietato antagonista di Leonardo DiCaprio in odore di Oscar; sdoppiarsi, come nel thriller Legend; mettere su una montagna di muscoli per diventare Bane, l'arcinemico di Batman in Il cavaliere oscuro - Il ritorno.

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Tom Hardy nel ruolo del cattivissimo Bane combatte contro Batman.

Ma è lo stesso Tom Hardy che poi, nella vita, si tatua le scritte (in italiano) «padre fiero» sul torace e «figlio mio bello» sul bicipite. E dedica al suo cane Woodstock – che lui stesso aveva salvato da cucciolo in autostrada ed è poi scomparso a sei anni per una malattia nel giugno 2017 – la più commovente e tenera delle lettere d'addio, condivisa in Rete dall'attore come estremo atto d'amore per il suo «angelo, il miglior amico di sempre».

Tom Hardy e il suo cane Woodstock, detto Woody, alla première di Legend a Londra nel 2015.
Getty Images

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Dal 31 agosto 2017 lo rivedremo al cinema, alla sua terza prova con il regista Christopher Nolan: dopo Inception e Il cavaliere oscuro è uno dei protagonisti di Dunkirk, il kolossal bellico – già campione d'incassi al botteghino negli Stati Uniti – ambientato nel 1940, che racconta l'evacuazione della città di Dunkerque, in Francia.

Tom Hardy, 39 anni, in una scena di Dunkirk, al cinema dal 31 agosto 2017.

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Si è detto che Dunkirk sia un progetto che le è personalmente caro.

Dove l'ha sentito? (Sorride, ndr).

Voci di corridoio…

Be', in effetti devo ammettere che è vero. E poi, la mia è la generazione che ha ascoltato i racconti dei nonni sulla guerra fin da quando eravamo bambini. Questo film mi ha coinvolto molto ed emozionato tantissimo: spero davvero che piaccia e che diffonda un grande messaggio di memoria collettiva tra il pubblico. È una storia epica e al tempo stesso una grande avventura. Una di quelle vicende che ti prendono, ti tirano dentro e non riesci a uscirne fino a che non si accendono le luci in sala e il film è finito.

Si lascia coinvolgere dalla passione nel suo lavoro?

Non potrei vivere senza: che vita sarebbe?

Lei ha lavorato insieme al regista Christopher Nolan diverse volte.

Sì, mi trovo bene con lui, perché affronta tutti i suoi progetti con la stessa mia dedizione, che potremmo anche chiamare irresistibile ossessione. Nel caso di Dunkirk, per raccontare la vicenda Chris ha approfondito così tanto le sue ricerche sugli Anni 40 e ci si è immerso al punto tale che mi pareva di recitare in teatro invece che su un set. Ha scelto un approccio molto particolare, come è nel suo stile: ha voluto raccontare la vicenda da diverse prospettive, cioè dal cielo, dalla terra e dal mare. Io nella storia interpreto Farrier, un pilota della Royal air force, e dunque sono uno dei protagonisti della linea narrativa dedicata all'aria.

Sta lavorando senza tregua in questo periodo. È anche la star di Taboo,la serie tv della Bbc ambientata nel 1814 in cui interpreta James Delaney, un avventuriero inglese che torna in patria per il funerale del padre e si ritrova a dover difendere la propria eredità (in Italia in onda su Sky Atlantic, ndr).

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È un'altra vicenda avventurosa in cui ho creduto fin dal principio, avendo contribuito a crearla dal nulla.

Ci ha lavorato molto con suo padre (lo scrittore, commediografo e comico Edward "Chips" Hard; Tom ha studiato fin da giovanissimo recitazione in diverse scuole di arte drammatica a Londra, dove è nato, ndr).

Confesso che adoro lavorare con lui. L'idea del protagonista Delaney è venuta a me e mi ha subito affascinato: spesso le idee nascono all'improvviso, ma mi manca il «contorno», non so dar loro una direzione. Come in questo caso: amavo questo personaggio, ma non avevo una storia per lui. E allora è arrivato papà ad aiutarmi (ride, ndr).

Dal momento che lo ha creato personalmente, lei avrà sicuramente molte cose in comune con il personaggio che interpreta.

Io lo vedo come la metafora di un cambiamento, e in effetti pure a me piace evolvere. Delaney come me ha lati oscuri e altri più luminosi, conosce la felicità ma anche la sofferenza e dunque è capace di inoltrarsi nella sua parte più dark. È complesso, e proprio per questo interessante (Tom ha sofferto di dipendenza da alcol e droga, da cui è uscito completamente nel 2003 anche grazie al rehab: ha ammesso di aver toccato il fondo, al punto tale da ritenersi fortunato per non essere essere finito male, ndr).

Della serie tv è stato anche produttore: pensa di ripetere l'esperienza?

Devo confessare che mi ha divertito molto questo tipo di lavoro, forse perché mi piacciono le sfide e amo sondare i miei limiti, ma non medito certo di cambiare professione.

Tv e cinema: in quale ambito preferisce lavorare?

Amo la tv tanto quanto il teatro e la radio, ma mi piace anche il set. Il vero problema sa qual è? Amo recitare. A volte mi sento come un pesce rosso in un vaso di vetro. Lo sa, i pesci crescono, le loro dimensioni aumentano e quindi a un certo punto per non soffocare hanno bisogno di una vasca più grande dove nuotare.

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È per lo stesso motivo che ama "esplorare" ruoli diversi? È stato memorabile in Mad Max: Fury Road del 2015: la vedremo ancora nei panni dell'ex poliziotto Max Rockatansky, il ruolo in cui è subentrato a Mel Gibson?

Ho firmato per fare tre capitoli della saga, si tratta solo di sapere quando saranno realizzati. Tutti quelli che sono coinvolti nel progetto sono stati superimpegnati, ma sono convinto che ci ritroveremo presto. Ormai ho capito che le cose devono accadere quando è il momento giusto.

Tom Hardy in una scena di Mad Max - Fury road.

Adesso che ha raggiunto il grande successo e tutti gli occhi sono puntati su di lei, si sente mai sotto pressione?

Tutto può creare un certo grado di stress. Capita quando si hanno delle responsabilità, ma è normale, è la vita. Ogni volta che si investe in prima persona in qualcosa, può essere un film ma anche, per esempio, una relazione, si rischia. E io ho spesso la sensazione che sia colpa mia se qualcosa va male.

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Cosa caratterizza maggiormente il suo modo di recitare?

Nel personaggio che interpreto metto sempre una parte di me stesso, è come se i diversi uomini a cui presto il mio volto, di film in film, diventassero un'estensione della mia persona, perché ci tengo siano il più veri possibile. E a volte mi sento come un testimone dell'evoluzione della storia.

Di lei si dice che sia una persona che intimidisce, lo sa?

Anche questo è evidentemente parte di quello che sono, è qualcosa che gli altri notano in me e non posso farci nulla. Se solo ci penso mi pare orribile, ma è il gioco dell'esistenza, con cui tutti dobbiamo confrontarci.

Lei dà l'idea di essere una persona a cui piace analizzare la natura umana, e farlo in profondità.

Mi interessa approfondire la diversità, le sfumature di un determinato comportamento, come le persone differiscano l'una dall'altra.

Come si vede in futuro?

Resto aperto a tutte le possibilità che mi si presenteranno, ma di certo voglio imparare, migliorare. È come suonare il violoncello: più ci si esercita, più si diventa bravi.

Lei dice di essere un duro, ma con sua moglie, l'attrice Charlotte Riley (che l'ha reso papà nel 2015, ndr) è sempre tenerissimo. E poi con il dolore per la morte del suo cane ha commosso il mondo intero. Confessa di essere anche dolce, quindi?

Quello è un altro dei lati più «oscuri» della mia personalità! (Ride, ndr).

Tom Hardy con la moglie Charlotte Riley.
Getty Images

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