Dev Patel: «Lion mi ha fatto capire molte cose di me»

La storia dell'ex bambino adottato che si mette sulle tracce dei genitori naturali è stata la più toccante tra i film di Natale, così l'attore diventato famoso con The millionaire torna alle origini: prossimo appuntamento, Hotel Mumbai

Dev Patel
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«Mi ricordo che da bambino, in un supermercato a Londra, guardavo dei giocattoli. All'improvviso mi sono girato e mia madre era sparita. Mi ha preso il panico, cinque minuti sono sembrati cinque ore e quando ho sentito l'annuncio della cassiera che mi cercava, mi sono messo a piangere». Dev Patel pesca tra i ricordi personali per rievocare la storia vera di Saroo Brierley, protagonista di Lion. La strada verso casa: smarritosi a cinque anni, nel 1986, in una stazione ferroviaria in India e incapace di ritrovare il fratello, Saroo sopravvive a lungo per strada, prima di essere adottato da una coppia australiana. Da adulto cercherà di ritrovare le sue radici grazie alla memoria e all'aiuto del software Google Earth. «Come accidenti ha fatto a sopravvivere? Se fosse capitato a me non ce l'avrei fatta», racconta commosso l'attore anglo-indiano, 26 anni, la cui carriera è stata lanciata nel 2008 da The millionaire. «Quando ho conosciuto Saroo, ho percepito la sua forza: è diventato un adulto sicuro di sé, determinato. La sua storia è la prova che da un dramma può fiorire un trionfo di persona. Mi ha toccato profondamente».

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Una scena di Lion, con Nicole Kidman nella parte della mamma adottiva.
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Che cosa l'ha colpita al cuore?

Mi ha commosso il fatto che da un lato provasse un senso di colpa verso la famiglia d'origine, ossessionato com'era dall'idea che la madre e il fratello lo stessero cercando, ma dall'altra fosse lacerato dall'idea di tradire i genitori adottivi (Nicole Kidman e David Wenham, ndr). Non ho mai interpretato un ruolo emotivamente così complesso. È stata un'esperienza introspettiva.

Dev Patel con Nicole Kidman, che recita con lui in Lion.
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Che cosa vi siete detti?

Gli ho chiesto quale energia l'avesse guidato nella sua ricerca, se per lui fosse stata una terapia. Mi ha risposto che, mentre usava Google Earth, poteva «vedere» sua madre e suo fratello. La sua ricerca è durata tre anni, ogni sera, dopo il lavoro.

Se la cava bene anche lei col computer?

Sono un disastro, anche se spesso ho interpretato geni smanettoni. Prima di questo film a stento sapevo inviare una e-mail.

Un altro film che ha a che fare con l'India, dopo The millionaire e L'uomo che vide l'infinito. Che rapporto ha col Paese delle sue origini?

Quando andavo a scuola a Londra evitavo sempre di rimarcare le mie origini indiane per non essere preso in giro o bullizzato: desideravo solo integrarmi. Solo più tardi, dopo aver girato diversi film in India, ho scoperto un mondo travolgente, ho capito di più me stesso. È un Paese folle e bellissimo e ogni volta mi fa sentire vivo. Sarà ambientato lì anche il mio prossimo film, Hotel Mumbai, che uscirà nei prossimi mesi.

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Ci svela qualcosa in anteprima?

È ispirato all'attacco terroristico del 2008 al Taj Mahal di Mumbai: io sono un cameriere sikh che si ritrova sotto assedio nell'hotel del titolo con un oligarca russo. Di fronte al terrore non ci sono distinzioni di classe.

Una storia vera

La vicenda di Lion è tratta dall'autobiografa del vero Saroo Brierley, che in Lion. La strada verso casa (Rizzoli) ha ripercorso, dai giorni in cui si smarrì per strada, la sua vita di bambino adottivo fino al ritorno in India.

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