Roberto Vecchioni e Daria Colombo insieme sul palco per lo spettacolo La forza delle donne

Intervista al cantautore milanese e a sua moglie, che ci parlano dello spettacolo La forza delle donne, ma anche della vita privata

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Diana Bagnoli

L'anteprima è stata il 7 marzo a Roma, alla Camera. Per dire grazie a tutte le donne che lottano e soffrono, Daria Colombo ha messo in scena La forza delle donne, lo spettacolo tratto dal suo libro Alla nostra età, con la nostra bellezza (Rizzoli) e ha scelto come compagno di scena il marito Roberto Vecchioni, che si esibisce con una scelta di sue canzoni dedicate all'universo femminile. Al pianoforte e flauto Ilaria Biagini, la regia è di Velia Mantegazza. Voce fuoricampo Emma Bonino che legge l'introduzione scritta per l'occasione. Dopo l'anteprima a Montecitorio con la presidente della Camera Laura Boldrini il 7 marzo, lo spettacolo avrà due sole date: il 24 marzo a Milano all'Elfo Puccini e il 31 marzo a Roma all'Auditorium Parco della musica.

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Le due serate sono a scopo benefico. L'incasso dello spettacolo (qui sotto la locandina) andrà a sostegno dei progetti di Onda, l'Osservatorio nazionale sulla salute della donna e all'Associazione Casa delle donne maltrattate.

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Non accadeva da decenni che Roberto e Daria parlassero insieme. Hanno rilasciato in esclusiva per Gioia! un'intervista a due voci. Lo hanno fatto per promuovere lo spettacolo che li vede insieme sulla scena, ma l'occasione è stata ghiotta anche per raccontarci il presente e parlare del futuro, per riscoprire i ricordi che li uniscono da 35 anni, come coppia sul lavoro e nella vita, per sottolineare l'impegno sociale e politico (di lei),  e ricordarci, ma non ce ne era bisogno, di come lui vede e ha sempre visto le donne, con l'occhio e l'animo del poeta. Infatti, non poteva essere diversamente. Lui si presenta con una t-shirt dichiarazione. «La poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve» (Massimo Troisi nel film Il postino). Lei organizza il servizio fotografico, lui si defila al bar. Mettetela come volete, ma nella coppia Roberto Vecchioni-Daria Colombo è chiaro che lui è il poeta con la testa tra le nuvole, lei è l'attivista che ogni giorno sbroglia il quotidiano e paga le bollette. Lui fa il morbido, lei la dura e quando pensa ai bei tempi della politica in piazza, batte la mano sul tavolo infervorata (le è stato assegnato il premio  Magna Grecia awards 2016 per il suo impegno a favore delle donne, ndr) . Un puzzle perfetto. Si conoscono da 35 anni (era il 1981, lui era già famoso), sposati da 30, silenziosi sui media (ultima intervista insieme negli anni '80, ogni tanto Roberto con le sue uscite fa parlare di sé ma si sa, quello che pensa non lo manda a dire).

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 Ora hanno deciso di debuttare insieme sul palco. Usando le armi che ognuno bazzica: voce e chitarra lui, penna e lotta contro la violenza alle donne lei. Il testo è il libro di Daria uscito lo scorso anno Alla nostra età, con la nostra bellezza (Rizzoli, nella foto sotto). Storia dell'amicizia e della crescita personale di una studentessa ribelle e di una giovane moglie borghese insoddisfatta, mentre scorre un pezzo di storia che ha segnato il nostro Paese, dal 1992 (Mani pulite) alla nascita del Pd nel 2007.

Roberto e Daria ci raccontano come è andata.

È la prima volta che siete insieme sul palco? 

Daria: Sì, ma siamo rodati, è 30 anni che collaboriamo dietro le quinte. 

Roberto: È stata una decisione quasi simultanea, Daria aveva già messo in scena uno spettacolo dal suo libro, ma questa volta il progetto era più grande, la Boldrini, la Camera, l'8 marzo. L'ho vista lì indaffarata, la mia donna «che ha combattuto con le nuvole» (eccolo lì il poeta: ha adattato la strofa di una sua canzone del 2013, Le mie donne, ndr), e mi sono detto: solo io posso aiutarla. Ho scritto tante canzoni sulle donne e per le donne, per la loro capacità di tenere il mondo, per la loro tenerezza. 

 Com'è andata? 

R. Bene, credo. Lei è la razionale, lei è in re, nelle cose, vede la realtà nelle tre dimensioni, io in quattro o cinque, quelle del sogno, della fantasia, della poesia e le donne le vedo così. Mettere insieme questi nostri due mondi, uno così attento alla vita come il suo e uno, il mio, attento alla fantasia, credo sia stata una bella idea, le due cose si sposano bene. Siamo complementari. 

D. Non sono solo una razionale: nel mio lavoro metto il mio impegno civile, vengo da una famiglia dove l'impegno politico era la regola e tutta la mia vita l'ho fortemente improntata alla partecipazione, sia in momenti eclatanti come i Girotondi (è stata una delle ispiratrici del movimento nel 2001, ndr), sia in occasioni più nascoste, e questo l'ho scritto nel mio libro, quindi per me era il momento giusto per parlare di donne, perché mi sembra che i nostri diritti stiano arretrando, che la crisi aumenti la violenza. C'è bisogno di indicazioni pratiche, non di parole. Ho pensato allo spettacolo per richiamare l'attenzione. E ho pensato che coinvolgere mio marito poteva essere un bel traino.

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(E qui comincia il cinguettio di coppia, ndr).

R. Ci tengo a precisare che io faccio l'eco nello spettacolo, la protagonista è lei. 

D. Beh, ma il tuo album Il cielo capovolto (1995) è un manifesto del mondo femminile. 

R. Come il 90 per cento delle canzoni che ho scritto con protagonista una donna, al centro o di lato. Anche se è De André il maestro in questo campo. 

Quando cantava Voglio una donna con la gonna nessuno protestava?
R. Come no! I maschi l'hanno presa come una conferma del loro potere, le donne come un affronto, nel 1992 era una bella sfida, era un momento difficile, eppure ha vinto un evento popolare come il Festivalbar. Lo stesso per  Samarcanda: pensavano che fosse una canzone per bambini e ha venduto 400.000 copie. I miei due successi sono nati da una interpretazione sbagliata del pubblico. Che forza! 

D. Invece Voglio una donna era una canzone avanti con i tempi. Nessuno badava alla fine quando dice: «Se ti comporti così finirai stronza come un uomo, sola come un uomo». Ci siamo arrivati tardi, dopo aver capito che l'uguaglianza non è scimmiottare il maschio, ma farsi valere al femminile. 


Tornando allo spettacolo, come lo avete pensato?
 

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D. Primo, abbiamo bandito tutte le canzoni che Roberto mi ha dedicato (Amore mio, Cicogne, per citarne alcune, ndr): a me piace mantenere anche sul palco i ruoli che abbiamo nella vita. Roberto è epico, io parlo del quotidiano e il mio libro parla della forza delle donne che risiede nei gesti di ogni giorno. Come per noi. Non è sempre stata una passeggiata, quando la realtà diventa faticosa non te ne frega niente che uno ti scriva una poesia sullo specchio, preferiresti che cambiasse il pannolino al bambino, però sono grata a Roberto, mi ha insegnato il gioco della fantasia e della leggerezza. 

R. Ho tentato, non so se ci sono riuscito: lei di ogni particolare fa un universale, io di ogni universale faccio un particolare. 

Competizione?  

R. (diplomatico) Nessuna, emergiamo in campi diversi... 


Parlando di politica, com'è oggi la sinistra?
 

R. Non ho coscienza di politica. Ho coscienza dei pasticci della politica. 

D. Dopo l'illusione dei Movimenti, la politica è di nuovo distante dalla gente, e questo non è un bene per la democrazia. Credo nei partiti, ma non quelli del '900: bisogna cambiare modo di fare politica. 

Eppure si è votato per i diritti civili. 

D. Come al solito la società è anni avanti al Parlamento. Le leggi servono solo a ratificare quello che c'è già, ma un governo è bravo quando anticipa i bisogni della gente. 

R. Ora è come portare un moribondo sul lettino del pronto soccorso.

 Tornerete a lavorare insieme? 

R. Vedremo, per il momento ho un percorso da fare, ho un libro che esce ad aprile, poi i tour estivi...

(Il professore Vecchioni ha messo le mani avanti, ma si capisce benissimo che, se lei glielo chiedesse, è pronto come sempre a correre in aiuto di «quella donna che combatte con le nuvole»).

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