Paul Newman divo eterno tra angosce, imbarazzi e amori infiniti

Mezzo secolo al fianco della stessa donna, cinque figlie e (solamente) tre Oscar: una vita a combattere contro gli stereotipi

Paul Newman
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A Paul Newman i paragoni sono sempre andati stretti: Marlon Brando, Steve McQueen e James Dean gli illustri colleghi a cui veniva (e viene) costantemente accostato. Ma Paul Newman è Paul Newman e come lui non c'è nessuno e forse non ci sarà mai. Una bellezza cristallina marcata dai suoi indimenticabili occhi blu, «due laghetti azzurri impreziositi da pulviscoli d'oro», come scrisse Oriana Fallaci che ebbe l'onore di conoscerlo e intervistarlo al Festival di Venezia nel 1963, una carriera stellare, forse non degnamente celebrata dagli Academy, che lo premiano con un Oscar solamente tre volte, un grande amore durato 50 anni con Joanne Woodward e un impegno nel sociale a cui teneva più di qualsiasi premio e riconoscimento.

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«Mi piacerebbe che la gente pensasse che in me c'è uno spirito che compie azioni, un cuore e un talento che non arriva dai miei occhi blu», aveva detto ribadendo ancora una volta come la sua bellezza fosse solo il corollario del suo essere un grande attore e ancora prima un grande uomo. Sensibilie, battagliero, impegnato socialmente, negli anni '60, Paul prende posizione a favore degli afroamericani nella lotta per i diritti civili insieme a Marlon Brando e Harry Belafonte, nel 1982 fonda un'azienda alimentare specializzata in produzioni biologiche i cui ricavi vengono devoluti in beneficenza e nel 1988 l'Associazione Hole in The Wall Camps per la ricerca di nuove terapie per curare bambini gravemente malati.

Allergico ai riflettori, ai paparazzi e agli scandali da copertina, Paul Newman si guadagna da subito la fama di attore riservato e scontroso; per la sua schiettezza e autenticità non avrà mai un buon rapporto con l'establishment hollywoodiano e con l'Academy. Il suo primo Oscar infatti arriva solo nel 1986, quello alla carriera, poi quello come migliore attore nel 1987 per Il colore dei soldi di Martin Scorsese e uno per il suo impegno umanitario nel 1994.

«Mi dà angoscia, imbarazzo: come quando, non so, devo andare al Chinese Theatre di Hollywood per la prima di un film e appena scendo dall'automobile la gente si mette a gridare. Una cosa è stare sul palcoscenico quando il sipario è abbassato e la gente ti applaude: ti applaude perché hai fatto uno sforzo, un lavoro», aveva detto parlando del suo rapporto con i media.

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«Non me ne importa nulla del premio, recitare non è una competizione sportiva, una corsa a ostacoli per arrivare primo», aveva confessato alla Fallaci esprimendo tutta la filosofia di vita e di pensiero che lo ha seguito nella carriera e nei suoi affetti. «A me basta che dicano: ecco un uomo onesto che fa il suo mestiere onestamente». Una carriera onesta durata 50 anni e costellata da tantissimi film cult, una carriera onesta iniziata in salita con una stroncatura per la sua interpretazione del 1954 ne Il calice d'argento di Victor Saville che porta il The New Yorker a definirlo «un autista di autobus che annuncia le fermate locali», tanto da portare Newman a comprare una pagina di un quotidiano nazionale per chiedere scusa a pubblico e critica.

Ma Newman, nato il 26 gennaio 1925 a Shaker Heights, nei pressi di Cleveland (in Ohio), figlio di emigranti slovacchi, si rialza e ci regala tantissime interpretazioni memorabili: dal pugile Rocky Graziano in Lassù qualcuno mi ama di Robert Wise del 1956 al latente omosessuale nel cult La gatta sul tetto che scotta al fianco di Elizabeth Taylor, tratto dall'omonimo romanzo di Tennesse Williams. Immedesimazione, sensibilità, humor e tensione esplosiva in Exodus di Otto Preminger e ne Lo spaccone del 1961: uno dei tanti ribelli e anticonformisti interpretati dall'attore che rispecchiano in parte la sua personalità come il brillante e antiautoritario detenuto Nick Manofredda nell'omonimo film di Stuart Rosenberg del 1967. Immenso al fianco di Robert Redford nel 1973 nel celebre La stangata: poker, truffe e una colonna sonora leggendaria fanno di questo film un classico intramontabile. Grande successo di pubblico e incetta di premi Oscar, tanto che il cinico personaggio di Eddie Falson viene poi ripreso nel 1986 da Scorsese ne Il colore dei soldi che insegna i trucchi del mestiere (e della truffa) a un giovane Tom Cruise, promessa del biliardo. L'addio di Newman al Cinema avviene nel 2002 nel film di Sam Mendes Era mio padre nell'intensa interpretazione dello spietato boss John Rooney.

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A renderlo un divo anticonformista anche l'amore unico e assoluto per la sua seconda moglie, l'attrice Joanne Woodward sposata a Las Vegas nel 1958 e al suo fianco per 50 anni fino alla sua morte il 26 settembre 2008. Paul è ancora legato alla sua prima moglie Witte, dalla quale ha avuto tre figli, Scott Allan (1950-1978, morto a 28 anni per un'overdose di droghe ndr), Susan Kendall (1953) e Stephanie (1954) quando si innamora perdutamente dell'affascinante e misteriosa collega e non può far altro che seguire il suo cuore. Niente scappatelle, flirt sul set o comportamenti equivoci. Tre figlie insieme Elinor, Melissa e Claire e un matrimonio come tanti, basato sul reciproco rispetto, sull'assoluta fedeltà e rispetto. Un amore prezioso che ha dalla sua anche un importante record. Il famoso Rolex Daytona di Paul Newman, regalo che gli fece la moglie del 1968, è stato battuto all'asta per 17.8 milioni di dollari diventando l'orologio più costoso della storia.

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«Perché dovrei uscire a mangiare un hamburger quando a casa ho un bel filetto?», aveva detto Paul parlando della sua Joanne, regalandoci una delle più belle dichiarazioni d'amore di sempre.

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