Brooke Astor, la storia assurda dell'ereditiera che viveva da barbona

Non tutte le favole hanno un lieto fine e quella di Brooke Astor, una delle donne più influenti e ricche di New York, è una di queste e merita di essere raccontata

Brooke Astor la miliardaria barbona
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A guardarla così, fugacemente, Brooke Astor sembra Coco Chanel. Magra magrissima, fiera fierissima, irriverente irriverentissima, elegante elegantissima.

Brooke Astor mentre riceve la medaglia presidenziale della libertà da Bill Clinton nel 1998.
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Brooke Russell Kuser Marshall Astor (il suo nome completo), è stata una miliardaria filantropa. È il 1953 quando, in terze nozze, sposa Vincent Astor, l'erede di una delle più aristocratiche famiglie newyorkesi (gli Astor del quartiere di Astoria, dell'Astor Place e del Warldorf Astoria per intenderci) e diventa uno dei personaggi più in vista della Grande Mela. Una donna straordinaria, a detta di molti. Benefattrice, sposò in toto le attività benefiche promosse dalla famiglia Astor continuando a collaborare con la Fondazione Astor anche, e soprattutto, dopo la morte di Vincent nel 1959. "I soldi sono come il concime organico: vanno sparsi in giro", diceva spesso, fino a quando i soldi non sono diventati un problema.

La copertina del Daily News del 26 luglio 2006.
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Dopo un secolo, letteralmente, di bella vita e grande impegno la solfa all'improvviso cambia e per Brooke Astor, ormai vecchia e malata, la vita si fa dura. Ad essere il suo carnefice Anthony Marshall il suo unico figlio. Diplomatico, dirigente della Cia, nonché noto produttore di Broadway, Anthony, ormai 82 enne, forse preoccupato del suo lascito accusa la madre di avere le mani troppo bucate e incomincia a tagliarle i viveri, letteralmente. La grande dame, malata di Alzheimer, si ritrova prigioniera del suo appartamento su due piani a Park Avenue privato di ogni lusso e agio ma anche delle benché minima assistenza. Vive nello sporco, mangia piselli schiacciati e non indossa che camicie da notte sgualcite. Addio collane di perle, addio dignità. A poco serve l'intervento del nipote Philip Marshall, che porta in tribunale il padre Anthony per salvare nonna Brook. A niente serve l'intervento degli amici potenti, David Rockefeller in primis. Brooke Astor muore così, barbona nella sua casa lusso a 105 anni.

Anthony Marshall e Brooke Astor nel 2002.
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La storia di Brooke rimane triste. Anche se alla fine il figlio i soldi dell'eredità non è che se li sia goduti più di tanto. Anthony D. Marshall è morto malato a 90 anni (ben 15 anni prima della signora mamma) e gli ultimi anni della sua vita li ha passati in tribunale proprio cercando, invano, di difendersi dalle accuse di maltrattamento e frode ai danni della madre. Una magra, magrissima consolazione. La storia di Brooke rimane triste ed è la dimostrazione che non tutte le favole hanno un lieto fine e forse ancora di più meritano di essere raccontatate, meritano di non essere dimenticate.

Brooke Astor nel 1994.
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