Tiziano Ferro: "La morte civile e morale si nasconde dietro tante maschere"

Pop star di fama internazionale, Tiziano Ferro è riuscito in quello che in moltissimi sognano e in pochissimi riescono a fare. La musica però non gli ha regalato solo successo, gli ha proprio salvato la vita

Tiziano Ferro e la depressione combattuta con la musica
Getty Images

Tiziano Ferro è una di quelle persone che, a un colloquio di lavoro, quando il recruiter chiede "Mi dica qual è il suo peggior difetto" risponde "Sono un perfezionista" e al "Mi dica qual è il suo miglior pregio" risponde "Sono un perfezionista". Pop star di fama internazionale, Tiziano Ferro nei suoi primi 37 anni di vita è riuscito in quello che in moltissimi sognano e in pochissimi riescono a fare: sfondare i confini del nostro Paese a suon di canzonette (e che canzonette) e ha quasi tutto a che fare con il suo miglior pregio che è anche il suo peggior difetto. Dopo aver più volte raccontato, senza pietismi, la fatica di quel ragazzino sovrappeso della provincia italiana che sogna di conquistare il mondo con la sua voce, del tormento di quel giovane adulto impegnato nell'accettare la sua omosessualità, l'angoscia di quel cantante amatissimo e che deve continuamente soddisfare le aspettative, Tiziano Ferro torna ad aprire il suo cuore.

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W il sole della Sicilia. Ci vediamo domani! Tiziano

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In una lunga intervista al Corriere della Sera, in occasione dell'uscita del suo nuovo disco Il mestiere della vita - urban vs acustic, versione aggiornata e complementare del suo ultimo successo discografico, parla di depressione, il male oscuro che cela demoni dietro i sorrisi e colpisce oggi oltre 1.5 milioni di italiani (un dato in forte crescita), "La morte civile e morale si nasconde dietro tante maschere". Forza e fragilità, un rosso relativo che da sempre convive nell'anima tormentata dell'uomo, prima ancora che dell'artista. Lottare per fare il cantante per Tiziano Ferro ha coinciso con lo scegliere di salvarsi "Se non fosse stato per questo mestiere chissà come e dove sarei finito. Sicuramente sarei andato verso il peggio. E non mi riferisco necessariamente all'ipotesi che avrei potuto trasformarmi in un delinquente". Ferro fa riferimento ai suoi demoni, alla sua ossessione nell'avere tutto sotto controllo, alla fatica di uscire dal proprio guscio e cercare di stare meglio. "All'inizio è stata una tragedia. Perché tanto gli elogi quanto le critiche ti stimolano e ti obbligano a guardarti dentro, a metterti in discussione, a capire come gestire una valanga di emozioni. Sono un perfezionista e questo lato del mio carattere mi spinge a isolarmi. E da qui alla depressione o alla misantropia il passo è breve". Ognuno si salva come può e per lui la musica ha fatto miracoli.

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Il ragazzino grassottello di Latina, nonostante tutto ce l'ha fatta. Scrive canzoni, perché è l'unica cosa che potrebbe mai fare "Senza le mie canzoni non sarei nessuno. Io non sono quella cosa, io faccio quella cosa". Riempie gli stadi, anche se non lo appassiona più di tanto, "Non ci tengo a essere presente a tutti i costi. Diciamo che di tanto in tanto mi piace cantare in pubblico i brani che ho scritto". Cambia spesso città (ora vive a Los Angeles, ndr), perché ce l'ha fatta sì ma l'irrequietezza quando ce l'hai impari ben presto che devi assecondarla, "Sono iperattivo e farei fatica a vivere in un posto dove per via della notorietà sarebbe complicato conciliare la privacy con la necessità anche solo di andare a fare la spesa". E si rimette a Dio, quando anche stare in movimento non placa le sue ansie e le se sue domande non trovano risposta, "Quello che non riesco a fare lo consegno a Dio. Mi capita spesso di svegliarmi la mattina e di chiedergli di guidare le mie scelte".

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