Asia Argento: «Harvey Weinstein, il mostro che ha violentato anche me»

È lunga la lista delle celeb che sarebbero state abusate negli ultimi 30 anni dal noto produttore cinematografico e tra queste compare anche l'attrice italiana che finalmente ha deciso di dire la sua verità, 20 anni dopo la violenza subita

Asia Argento violentata da Harvey Weinstein, lo scandalo e tutti gli abusi
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«Se conoscerete la verità, la verità vi renderà liberi» scrive Asia Argento sul suo profilo twitter condividendo l'articolo del New Yorker in cui l'attrice italiana, e molte altre celeb, ha raccontato gli abusi subiti da Harvey Weinstein.

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A muovere le prime accuse contro il noto produttore americano è stata un'inchiesta pubblicata dal New York Times in cui si sostiene che Harvey Weinstein negli ultimi 30 anni sia stato protagonista di moltissime molestie ai danni di attrici, collaboratrici, modelle. Giorni dopo è stato poi il New Yorker a dare voce a queste terribili esperienze tra cui quella di Asia Argento.

Asia allora aveva 21 anni e «Dopo quel giorno, quando lo guardavo negli occhi mi sentivo debole. Dopo la violenza, lui aveva vinto». Invitata a un party della Miramax (società co-fondata da Weinstein), in un noto hotel del sud della Francia, Asia Argento, al posto di una festa e tanti invitati, si trovò davanti una stanza d'albergo vuota. «All'inizio mi ha riempito di complimenti per la mia interpretazione» (Asia era nel cast di B. Monkey, film prodotto proprio da Weinstein ndr) «Poi è andato in bagno ed è ritornato con addosso solo un accappatoio e una bottiglia di crema per il corpo in mano. Mi ha chiesto di fargli un massaggio». «Ero terrorizzata, non si sarebbe fermato davanti a un no. È stato un vero incubo» ha concluso Asia dopo aver raccontato che l'uomo, nonostante i suoi rifiuti, la costrinse a subire un rapporto orale.

Perché tacere fino ad ora? «Nell'essere vittima mi sono sentita responsabile. Perché se fossi stata una donna forte, gli avrei tirato un calcio nelle palle e sarei scappata. Ma non l'ho fatto». Un senso di colpa malato. «Ho pensato che avrebbe distrutto la mia carriera se gli avessi detto no. Quando ero davanti a lui mi sentivo piccola, stupida e debole» ha detto l'attrice che dalla sera della violenza, per circa un paio di anni dopo, avrebbe avuto dei rapporti sessuali consenzienti (ma non felici, né sani) con il produttore. Come dicevamo... un senso di colpa, malato.

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Asia Argento e Harvey Weinstein nel 2004.
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Ma l'elenco delle vittime di Weinstein sarebbe lungo. Tra violenze consumate e assalti respinti sono tante le celeb che hanno deciso di uscire allo scoperto e raccontare la (triste) verità sul produttore cinematografico americano (potentissimo). Se nell'inchiesta pubblicata dal New Yorker, insieme a quella di Asia Argento, sono riportate le testimonianze di almeno altre 13 aggressioni, tra cui quelle respinte di Mira Sorvino e Rossana Arquette, ecco che nelle ultime ore anche Gwyneth Paltrow e Angelina Jolie hanno deciso di dire la loro verità. «Ho avuto una brutta esperienza con Harvey Weinstein in gioventù», si legge invece in una mail la Jolie «e, come risultato, ho scelto di non lavorare più con lui. Questo comportamento verso le donne in qualsiasi campo, in qualsiasi Paese è inaccettabile». A salvare la Paltrow sarebbe stato invece Brad Pitt, allora suo fidanzato, al quale Gwyneth raccontò di aver subito avances da parte di Weinstein in occasione della firma del contratto per la sua interpretazione in Emma «Ero una ragazzina, avevo firmato, ero pietrificata».

Gwyneth Paltrow e Harvey Weinstein nel 2002.
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«Da più di vent'anni», scrive Ronan Farrow sul New Yorker, «voci di molestie intorno Weinsteincircolano nell'ambiente, ma prima di adesso molte persone non erano disposte a parlare». E dalla parte delle vittime si sono subito schierati nomi come Meryl Streep, che ha detto «Le donne coraggiose che hanno fatto sentire la loro voce per denunciare gli abusi sono eroine, qualsiasi abuso di potere è disgustoso e imperdonabile» e George Clooney, che ha duramente condannato Harvey nonostante gli sia amico da lungo tempo e, in tutti questi anni, non abbia mai visto questo genere di comportamenti, passando per Hillary Clinton (Weinstein è un grande sostenitore del partito democratico ndr) che ha commentato «Il comportamento descritto da queste donne non può essere tollerato».

Anche la stessa moglie del produttore, Georgina Chapman, annunciando la separazione, ha fatto sapere a People, tramite un portavoce «Il mio cuore è infranto al pensiero di tutte le donne che hanno sofferto per azioni imperdonabili. Ho deciso di lasciare mio marito. Prendermi cura dei miei figli è la priorità, chiedo ai media privacy».

A rompere questo coro di sdegno e indignazione è invece la stilista Donna Karan, a oggi l'unica grande sostenitrice dell'integrità di Harvey Weinstein. «Forse ci dovremmo chiedere se il modo in cui ci si veste non suggerisca che è quello che vogliamo. Siamo noi donne che dobbiamo badare a noi stesse. Mi domando anche come ci mostriamo? Che cosa chiediamo? Non ce la andiamo a cercare mostrando tutta la nostra sensualità e sessualità?» ha detto la stilista al Daily Mail definendo Harvey Weinstein una persona meravigliosa.

Harvey Weinstein, Michael Kors e Donna Karan nel 2011.
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Nel frattempo, Harvey Weinstein, licenziato dalla sua stessa casa di produzione, ha querelato il giornale americano autore dell'inchiesta ma ha contemporaneamente diffuso una lettera di scuse in cui si legge «Sono cresciuto in un'epoca diversa, sto cercando di migliorare».

La strada per la verità è ancora molto lunga, di sicuro si tratta di un nuovo triste capitolo per Hollywood e non solo.

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