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Marcello Mastroianni e le donne: il bello della condivisione

Vent'anni fa l'addio a Marcello Mastroianni, il più colossale figo di un'epoca in cui il cinema italiano produceva fighi con disinvoltura, famoso per i suoi film ma anche per le sue relazioni parallele: ma perché non lasciava la moglie?

marcello mastroianni donne
Getty Images

Quando è morto 20 anni fa, il 19 dicembre 1996, Marcello Mastroianni era a casa di Annamaria Tatò, la donna con cui stava da più di vent'anni. Senza mai essersi separato da Flora, sposata nel 1950. L'anno scorso Giovanna Cau, agente e confidente di Mastroianni, ha raccontato a Interview di quando Marcello annunciò a Flora che Catherine Deneuve era incinta: del vaso prezioso che Flora stava per scagliare, poi esitò: «È maschio?»; siccome Catherine aspettava Chiara Mastroianni, una femmina, il vaso si salvò. Le femmine non contano poi molto, che siano figlie o relazioni parallele, in quel distillato di Novecento che è il matrimonio di Marcello.

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Marcello Mastroianni e Catherine Deneuve
Getty Images

Qualche anno fa scrissi un libro su questa tipologia di adulterio all'italiana: quella in cui le relazioni clandestine sono in realtà note a tutti e vanno avanti per così tanti anni da essere a tutti gli effetti matrimoni paralleli; quella in cui un matrimonio è per sempre. Tra i casi citati, gli intervistatori forestieri erano interessati più di tutto a Marcello Mastroianni, e non è difficile capire perché: Mastroianni non è solo il simbolo di quando "Italia" e "bellezza" erano sinonimi (chiedete a qualcuno di non esperto di citarvi un'immagine cinematografica che rappresenti la bellezza, e vi dirà La dolce vita. Oppure Otto e mezzo, se preferisce Marcello con gli occhiali da sole); Mastroianni è il più colossale figo di un'epoca in cui il cinema italiano produceva fighi con disinvoltura invidiabile: i suoi concorrenti erano colossi come Vittorio Gassman o Ugo Tognazzi, mica bellocci televisivi col carisma d'un comodino.

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È che io vorrei fare felici tutte, è quella la mia pretesa. Ci sentiamo furbi, ma quando ne vuoi troppe alla fine non ne hai nessuna. È che siamo generosi: delle vittime. Marcello Mastroianni

Gli stranieri volevano sapere, ma poi non riuscivano a capire: ma perché non lasciava la moglie? Perché lei non lo cacciava? Provavo a fare la spiritosa - perché noi abbiamo inventato il matrimonio all'italiana e il divorzio all'italiana, che non a caso sono due film di Mastroianni - ma sapevo che era difficile spiegare se non hai capito già. Lo sapevo perché ci ha provato lui stesso invano. Nel 1987, l'adultero all'italiana era stato ospite di David Letterman. Aveva fatto l'autoritratto d'un sentimentale all'italiana: «È che io vorrei fare felici tutte, è quella la mia pretesa. Ci sentiamo furbi, ma quando ne vuoi troppe alla fine non ne hai nessuna. È che siamo generosi: delle vittime». Letterman simulava comprensione, ma lo guardava come un alieno. E dire che era facile: «Mia moglie è molto più intelligente di me», concludeva il più splendido rappresentante d'un'epoca in cui eravamo abbastanza sveglie da apprezzare i vantaggi d'un uomo in condivisione.

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