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Donne, isole, frontiere: i 100 eventi del Suq di Genova

La bellezza dell'Africa al di là degli stereotipi, in scena al Genova per i 20 anni del Festival.

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Si apre domani a Genova la ventesima edizione del Suq Festival, grande evento cittadino dedicato al Teatro e allo scambio tra culture. 100 eventi all’insegna di un titolo quantomai caldo: “Donne, isole, frontiere”, con il patrocinio di UNESCO, Ministero Affari Esteri e Ministero dell'Ambiente. Fino al 24 giugno c’è tempo di farci un salto, anche solo per mangiare o per un dj set sul Porto antico.

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Per me il Festival è stata l'occasione di incontrare Bintou Ouattara, attrice e regista africana che abita a Merate. Porta in scena uno spettacolo ispirato alla tradizione dei contastorie africani, i griot. Volevo provare a capirci di più di “una cultura di cui sappiamo pochissimo, che oggi bussa alle nostre porte con la sua disperata vitalità, la sua voglia di raccontarsi, il suo orgoglio e la sua eleganza.” Ecco cosa mi ha raccontato di sé e del suo paese, il Burkina Faso.

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Se dovessi presentare il tuo paese: che tipo di africani siete, qual è il carattere che lo distingue?
Senza dubbio la fierezza. Burkina Faso significa "Terra degli uomini integri" è un paese ricco di tantissime etnie, lingue e tradizioni diverse. Ciò che ci unisce è la fierezza di appartenere alla nostra terra e l'orgoglio della nostra storia.

Il Burkina Faso è un paese di laghi e fiumi, un po’ come la Lombardia...
Si, comprese le zanzare che ci torturano due o tre mesi all'anno! Io vengo da Bobo Dioulasso, che è la seconda città più grande, un po' come Milano sempre in competizione con la capitale. Fino a pochi anni fa la potevamo definire la capitale morale del Burkina Faso.

Arrivi da uno dei paesi più poveri del mondo: credi sia vero che la difficoltà rende creativi? Il tuo popolo di origine è più felice del tuo popolo acquisito?
Non lo so... Non abbiamo tempo di piangerci addosso, dobbiamo sopravvivere, non parlerei di creatività ma di istinto di sopravvivenza. La creatività nasce da un contesto di grande vivacità culturale. Si credo siamo più felici... o meglio che sappiamo essere più felici, della felicità ne conosciamo meglio i segreti...

Ma come mai da un paese così piccolino arriva così tanto cinema e tv?
Negli anni ottanta in Burkina Faso abbiamo attraversato un'entusiasmante stagione rivoluzionaria. Thomas Sankara, presidente rivoluzionario, parlava di decolonizzazione delle menti e ha dato un fortissimo impulso a tutte le arti tra cui il cinema. Lui stesso era un chitarrista. In Burkina Faso si tiene il più importante festival del cinema africano, il Fespaco. Grandi registi, attori, sceneggiatori e tecnici hanno reso il cinema burkinabè qualcosa di unico a livello mondiale.

Che ricordi hai di quando hai iniziato?
In Burkina Faso tutto è avvenuto molto in fretta, ero molto giovane, frequentavo un gruppo teatrale e sono stata subito notata per una produzione cine televisiva che mi ha dato un enorme popolarità in brevissimo tempo. In Italia è stato tutto molto più difficile. C'era il problema della lingua... Nelle produzioni televisive e cinematografiche italiane c'è una visione stereotipata degli africani: siamo tutti spacciatori e prostitute in qualche modo da redimere. Raramente ne vediamo di diversi... dal punto di vista culturale tutto ciò è deprimente.

Senti ma Abatantuono come è dal vivo?
Molto paziente, gentile e disponibile.

Qui a Genova porti uno spettacolo ispirato ai cantastorie griot: per me è una cultura affascinante ma sconosciuta, come la racconteresti?
La cultura della mia terra è essenzialmente una cultura orale, la scrittura si è diffusa solo con la penetrazione islamica e non ha intaccato le tradizioni. I griot sono i guardiani delle nostre tradizioni orali, cioè della nostra storia e delle nostre culture. Quando in Africa muore un griot, diciamo che è una biblioteca intera che brucia!

Che messaggio vuoi dare al tuo pubblico, sia a teatro sia qui sul sito di Gioia?
Voglio raccontare la bellezza dell'Africa, continente misterioso, ancora sconosciuto. Ne sentiamo parlare sempre in maniera stereotipata. L'immigrazione è diventata un problema di ordine pubblico... beh io sono un'artista e parlo della bellezza anche tragica della mia terra, delle sue leggende della sua magia, della sua musica e di come tutto ciò può farci vivere meglio anche qui in Italia, oggi. Non poteva esserci contesto migliore del Suq Festival, che è simbolo del dialogo tra culture proprio attraverso il teatro.

Qui i link per approfondire: il programma del Festival e la rassegna teatrale. Lo spettacolo di Bintou sarà giovedì 21 giugno alle ore 21.

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